violenza

Violenza

Illustrazione: Gaia Spagnoli

Come la violenza viene vista ed affrontata nella contemporaneità

Diffusione

C’è un mondo a molti ancora del tutto sconosciuto, ma che con forza sta guadagnando pubblico. Parlo dei canali Telegram. Cosa sono? Chat di gruppo dove ci si scambiano contenuti: dati, video, immagini. La particolarità è che questi canali vengono sfruttati, nella gran parte dei casi, per poter aggirare sistemi di censura, questi ultimi volti a eliminare dalla libera circolazione contenuti sensibili e a impatto potenzialmente dannoso: violenza esplicita, pornografia etc.

Ho deciso di introdurre questa nozione di “canali Telegram” perché è soprattutto dalla visione dei contenuti trasmessi da questi che trarrò i ragionamenti esposti in seguito.

Proprio incuriosito dalla notizia di un pestaggio di matrice xenofoba mi sono messo alla ricerca del video integrale dell’accaduto, che con facilità estrema ho potuto ritrovare su di un canale dedicato esclusivamente alla diffusione di contenuti a tema risse, pestaggi e aggressioni. Di lì in poi ho passato buona mezz’ora a guardare il resto dei filmati proposti, anch’essi strettamente aderenti al tema suddetto.

Data la quantità smisurata di clip dove ragazzi e adulti si picchiano, spesso anche con grande violenza e riducendosi in gravi condizioni di salute, mi sono tornati in mente quei motti stereotipati come: «Ho perso fiducia nel genere umano», «Meritiamo l’estinzione», «Peggio delle bestie». Questi, che ho sempre guardato con distacco e ironia, mi sono incominciati a sembrare più veri e vicini alla mia idea dei fatti, sicuramente anche frutto della frustrazione che mi aveva avvolto appena termina la visione di quegli innumerevoli pestaggi.

Ancora successivamente mi sono dunque chiesto se quella fosse una tendenza esclusiva dei giorni nostri, o se appartenesse anche al passato. Sono giunto a conclusione che, indipendentemente dall’esclusività temporale dei fatti, si tratta di un problema forte e contemporaneo.

Dinamiche

Non mi soffermerò nel cercare di ritrovare le cause profonde del fenomeno, in quanto a corto di tempo e materiale per un’indagine sociologica, la quale richiederebbe un alto grado di professionalità; piuttosto vorrei analizzare le dinamiche delle testimonianze sopraggiunte alla mia attenzione.

I video sono nella loro totalità di natura puramente amatoriale: una persona, nella gran parte dei casi giovane o giovanissima, che riprende l’accaduto (risse o atteggiamenti analoghi) mostrando, sì, talvolta timore, ma ancora di più è spinto nell’agire (documentare l’accaduto) dalla forma ludica di quella violenza: non è affatto raro che gli autori dei filmati ridano di fronte a due individui intenti a malmenarsi.

Nella cultura moderna

Questo aspetto può essere, superficialmente, ricondotto a una visione della violenza, nella sua forma pura di “venire alle mani”, malmenarsi, a una sua esaltazione come forma di giustizia (più) genuina. «Nel momento in cui esageri ti picchio». Questa visione è sostenuta da un gran quantitativo di opere umane: specie film, serie tv, fumetti, che ne esaltano la natura liberatoria: dare un pugno fa star bene, perché significa vincere contro l’ingiustizia del nostro avversario; secondo le narrazioni fittizie proposteci.

Come spiegare ciò? A mio parere si tratta di riassumere una tendenza moderna, la quale avanza e si radicalizza col tempo, volta ad abbreviare i rapporti di comunicazione, la stessa che osserviamo essere responsabile dei messaggi “lampo”, dell’abbassamento della soglia di attenzione e quindi, a conclusione di ciò pare normale che sferrare un dritto sia di gran lunga più veloce e decisivo di un bel discorso acceso.

Un processo di educazione

Cosa possiamo quindi fare a riguardo? Per la violenza nello specifico credo che non esista ancora un’educazione sociale e parentale massificata volta a stigmatizzare come assolutamente negativo l’utilizzo di metodi aggressivi (anche verbali), tant’è vero che i frequentissimi fenomeni di abuso vengono quotidianamente sminuiti come “normalità”. Perciò è fondamentale cominciare a trattare con serietà ciascuna manifestazione di violenza e prepotenza, senza lasciar scorrere i fatti sotto il giudizio blando della moralità novecentesca.

Infine mi chiedo: da dove nasce l’indifferenza? Da dove si crea quello sturbo che invece mi coglie ogni qual volta assisto a scene brutali, anche solo attraverso lo schermo del mio cellulare? Senza dubbio dal peso morale che questi eventi hanno rappresentato nel mio e nell’altrui percorso di formazione. Sentimenti di pace esistono? Il benessere umano può essere difeso ancora o la degenerazione delle idee ha preso di già sopravvento sopra la massa irreversibilmente? Domande da sociologi. Di certo noi, tra chi legge e me che scrivo, possiamo provare ad agire per cercare un miglioramento, poiché senza un’azione concreta rimaniamo isolati nel nostro spettro di finzione.

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