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Umiliazione e silenzio

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Pane e umiliazione

Stigmatizzazione pubblica, servizi socialmente utili, umiliazione sana e dovuta, che tempra: queste le idee del ministro Valditara per risolvere definitivamente il problema della violenza nelle scuole. “Evviva l’umiliazione, che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità”, queste le esatte parole utilizzate. Aggiunge il nostro ministro che solo dopo tale approccio, potrà esserci “riscatto”. 

Quanti anni ‘30 in queste paroline: noi, uomini duri, d’onore, tutti d’un pezzo, virili, coraggiosi di fronte alla stigmatizzazione e al dito puntato contro dell’intera società. Non una lacrima, non un tentennamento, nessun accenno a qualche strana sorta di sofferenza interiore, scuse da non uomini. 

Valditara, evidentemente, non si è reso conto che l’anno corrente è il 2022, e non gli anni che, probabilmente, vorrebbe tanto indietro. In fin dei conti, già l’aggiunta di quel “Merito” lasciava presagire tempi duri per gli studenti, succubi di una imbarazzante logica del più forte. 

Gli studenti scendono nelle piazze, raccolgono firme, reclamano a gran voce il diritto alla sanità mentale, sognano lo psicologo scolastico, vogliono sostegno, ne sentono il bisogno per non soccombere. Pretendono dalle istituzioni l’attenzione che gli è dovuta, le giuste competenze, e le istituzioni gli regalano un ministro perfetto, con una visione del mondo ancorata ad un secolo che su certi temi dovrebbe essere solo incriminato. 

In che modo uno psicologo potrebbe aiutare più della sana mortificazione pubblica? è risaputo che dietro un bullo si celi solamente la mancanza di rispetto e la sete di violenza. 

“Silenzio stampa” o “silenzio, stampa”?

La querela di Giorgia Meloni al quotidiano indipendente “Domani” e ad uno dei suoi giornalisti, Emiliano Fittipaldi, non per aver riportato fatti non reali o mistificati, ma per l’uso di un termine, nello specifico “raccomandazione”, lascia basiti e senza parole. In un primo momento. 

La nostra Presidente sceglie di querelare in quanto cittadina, giornalista e politica, e non in quanto premier, come se le cariche istituzionali, scelte dai cittadini, possano scindersi dalla persona. Decide di farlo e di non fermarsi perché per troppo tempo ha desistito dinanzi ad attacchi continui verso la sua persona. Questa scelta sembra essere, non poco, dettata dalla volontà di dare un esempio: un capro espiatorio che insegni cosa si possa, o non possa dire, quali parole si possano, o non possano, utilizzare quando si parla della sua persona. 

Non temo di sbilanciarmi asserendo che questa azione pare essere un tentato bavaglio invisibile, costruito sulla paura e sulla minaccia. La realtà dei fatti, le fonti, le prove, non bastano a dare libertà di parola e di critica visto che, se non c’è modo di querelare per aver dichiarato il falso, basta pescare un termine e dichiararlo oltraggioso. 

Questo comportamento lascia attoniti, ma non stupisce: è solo la punta dell’iceberg, se si pensa a come sistematicamente la nostra Presidente tratta i giornalisti nelle sue conferenze stampa: un’ultima ruota del carro, sul “chi va là” delle simpatie, costretta a ricalibrare la normalità del proprio lavoro per non essere zittita da toni bruschi o da parole come “in altre situazioni siete stati molto meno assertivi”.

I politici non dovrebbero commentare l’operato o le capacità dei giornalisti, è a loro, invece, che spetta parlare dei politici. La nostra Presidente Giorgia Meloni, però, pare non condividere questa ovvietà professionale. 

La denuncia da parte di un capo del Governo nei confronti di un giornalista è un caso tutto italiano, che lascia ben intendere quale sia la concezione di democrazia, ma in democrazia, purtroppo per lei, vige la libertà di pensiero, di stampa e di critica. 

Soumahoro e la cooperativa Karibu

Conti in sospeso, condizioni ai limiti della decenza, richiesta di aderire al sindacato Usb: il caso della cooperativa Karibu della moglie dell’attuale deputato autosospeso Aboubakar Soumahoro ha invaso la pubblica attenzione e generato un’ondata di pareri, da chi incita il neoeletto deputato a resistere, e a non farsi abbattere da questa macchina del fango orchestrata a suo discapito, a chi, invece, critica, con toni poco gentili, quanto accaduto.

Soumahoro, appartenente all’alleanza Verdi e Sinistra Italiana, si dichiara ignaro di quanto stesse accadendo all’interno della cooperativa della moglie e della suocera. Ammette di essere a conoscenza dei disagi economici,  causati, però, dai ritardi dei contributi statali. 

Una verità, dietro tutta questa vicenda, ancora non c’è. Disagi economici a parte, a cui si può credere con facilità, ciò che richiama l’attenzione sono le condizioni del centro. Non trovo plausibile che Soumahoro non fosse a conoscenza delle condizioni di vita del centro, come egli stesso dichiara. Ma, volendogli lasciare il beneficio del dubbio, trovo, comunque, molto grave che un sindacalista, sempre in prima linea sui diritti e sulla dignità lavorativa, possa aver ignorato, per distrazione o disinteresse, questa grave problematica. 

Le inchieste in corso stanno facendo emergere quotidianamente nuovi dettagli. Per il momento, l’unica cosa da fare è attendere di vedere come evolverà la vicenda. 

 

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