trainspotting

Trainspotting

Illustrazione: Giorgia Liuzzo

Trainspotting è un film del 1996 diretto da Danny Boyle ed inspirato all’omonimo romanzo di Irvine Welsh pubblicato nel 1993. Considerato uno dei cult degli anni 90, la pellicola ripercorre le gesta di alcuni ragazzi di Edimburgo dediti all’utilizzo di droghe, prevalentemente eroina. La pellicola si apre con un monologo del protagonista Mark “Rent Boy” Renton, il quale si rivolge direttamente allo spettatore: Rent racconta di come lui ed i suoi amici abbiano deciso di rinunciare ad una vita che potrebbe essere definita normale, abbandonando ogni sorta di bene materiale e di luogo comune, per vivere annebbiati dal costante uso di eroina. I personaggi vengono quindi presentati come un manipolo di alternativi che si rifiutano di aderire ai dettami di quelle convenzioni sociali che definiscono la società in cui vivono.

Il film è caratterizzato da continue riflessioni di Rent, intento nell’osservare la vita dei suoi amici; tra di essi quelli dediti, come il protagonista, all’uso di eroina sono Daniel “Spud” Murphy e Simon “Sick Boy” Williamson. Altri amici non eroinomani di Rent sono Francis Begbie e Tommy McKenzie. Attraverso le riflessioni del protagonista possiamo notare come egli percepisca la droga come un qualcosa di assoluto che va oltre le semplici sostanza stupefacenti. Ci si sofferma, infatti, anche sul suo bisogno compulsivo di rapporti sessuali che lo fanno agire, per sua stessa ammissione, come un drogato o sull’alcolismo di Begbie e sul suo carattere rissoso che porterà Rent a dire che Begbie “si faceva di gente”, proprio per indicare come quest’ultimo cerchi costantemente un pretesto per iniziare una rissa. Le riflessioni di Rent si rivolgono anche su se stesso e sul modo che ha di osservare la sua vita. Utilizzo il termine “osservare” perché per buon parte del girato sembra come se la vita del protagonista gli stia scivolando addosso: egli non ha ambizioni, non ha obbiettivi, non ha sogni e l’unica cosa che gli interessa e lo appassiona è la droga. Questo cammino perpetuo senza meta viene interrotto quando, a causa di un’overdose che lo porta quasi alla morte, Rent viene rinchiuso nella sua stanza dai genitori per alcuni giorni e riesce finalmente a smettere di abusare dell’eroina. Questa svolta nella vita di Rent viene seguita da un’altra della medesima importanza; nel corso di una conversazione, la ragazza di Rent gli spiega come con l’avanzare del tempo la società ed i suoi modelli stiano cambiando e con essi le droghe: questo porta il protagonista a desiderare un cambiamento nella sua vita ed a perseguire questo cambiamento trasferendosi a Londra per intraprendere la carriera di agente immobiliare. In seguito Rent viene convinto dai suoi amici a partecipare ad uno scambio di droga che frutta al gruppo un bel po’ di soldi; ritrovatisi in un pub per festeggiare, però, Begbie ha un altro scatto d’ira verso un avventore e nella colluttazione ferisce Spud alla mano: Rent realizza che questa vita non lo porterà da nessuna parte e così decide di derubare i suoi amici di tutto il bottino. Nella scena finale del film il protagonista che si allontana con i soldi mentre, come ad inizio film, rivolge un monologo allo spettatore, dichiarandosi però ora pronto ad abbracciare quello stile di vita conformista che tanto disprezzava.

Il film si chiude quindi con un Rent che decide di abbracciare uno stile di vita normale e di chiudere definitivamente con la droga. Nel corso dell’opera la visione della vita del protagonista muta: durante la sua esperienza come agente immobiliare a Londra, Rent si appassiona al mondo delle vendite in quanto riesce a scorgere l’opportunismo e l’avidità che vi si nascondono e che si nascondono in ogni angolo della capitale britannica. In questo caos capitalistico Rent ritrova un possibile senso alla sua vita e cioè che niente ha senso: si agisce solo ed esclusivamente per un proprio interesse personale. Utilizzando le esatte parole del protagonista: “Non esisteva quella cosa chiamata società, ed anche se ci fosse stata non ne facevo parte. Per la prima volta nella mia vita di adulto, ero quasi soddisfatto”. Se, quindi, Rent si drogava perché vedeva gli sforzi della società come un qualcosa di inutile in quanto niente ha un senso e tutti moriremo, alla fine della pellicola ribalta questo nichilismo e capisce che proprio perché nulla ha senso che bisogna vivere la vita nel miglior modo possibile non curandosi degli altri pur di avere un guadagno personale. Rent realizza come anche il lavoro sia una droga, se non addirittura la droga più pesante: esso è, allo stesso modo dell’eroina, un modo per scappare, per distrarsi nell’attesa del giorno in cui moriremo.

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