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Storie tardoantiche e medievali

Illustrazione: Camilla Mastromonaco

Tre modelli di rinnovamento della cultura

Lettura endofasica

In un passo Ci riferiamo al libro sesto, terzo capitoletto. dei suoi Confessionum libri tredecim, riferendosi a Sant’Ambrogio, Agostino d’Ippona ci lascia testimonianza di un atteggiamento stravagante tipico del vescovo di Milano:

Sed cum legebat, oculi ducebantur per paginas et cor intellectum rimabatur, vox autem et lingua quiescebant. […] (quis enim tam intento esse oneri auderet?) […] nolle in aliud avocari et cavere fortasse ne, auditore suspenso et intento, si quia obscurius posuisset ille quem legeret, etiam exponere esset necesse aut de aliquibus difficilioribus dissertare quaestionibus, […].

Quando leggeva, gli occhi si spostavano tra le pagine e l’animo ne coglieva il significato, la voce e la lingua tacevano. […] (chi avrebbe osato d’importunare una tale concentrazione?) […] può darsi che non volesse esser disturbato e che volesse evitare la necessità di spiegare a un ascoltatore attento e dubbioso i passaggi più oscuri di ciò che stava leggendo, oppure di discutere di alcune questioni più complesse, […].

Perché Agostino trova così straniante la lettura silenziosa di Ambrogio? Perché sembra ch’egli guardi a una situazione del genere come a un qualcosa di meraviglioso? Egli è avvolto dal dubbio e conseguentemente la sua descrizione porta non solo il soggetto che legge, ma anche e soprattutto la lettura in sé, ad assumere un’aura mistica di sacralità.

Il tema della concentrazione è presente nel testo a congiungere la fisicità del corpo, perciò degli occhi che si muovono, con la comprensione e l’accrescimento dell’animo, e in tutto ciò è costante il silenzio.

La lettura a questo punto trascende la realtà, permeando in una dimensione strettamente individuale, rinchiudendosi e conservandosi lì, e in questo diviene simile al pensiero, unico altro mezzo intimo di tale potenza.

Questo metodo adottato da Ambrogio evidentemente non era diffuso nel IV secolo e questo ci porta a speculare su quanto sia cambiata la nostra concezione di introspezione e intimità intellettuale, e sul come cambi nel tempo la sensibilità e ciò che ci stupisce.

Il sapere ritrovato

1414.

Tre papi rivendicano la Cattedra di San Pietro: viene indetto un concilio nella città imperiale Costanza per risolvere la disputa attraverso il giudizio esterno del potere secolare.

Un uomo poco più che trentenne, conosciuto come Poggio Bracciolini, diviene consigliere del papa Giovanni XXIII (o antipapa che dir si voglia), e lo segue con tale incarico fino al cuore del Sacro Romano Impero, verso il Concilio.

Quella che si scrive nella Cattedrale di Costanza è una pagina di storia ricca di importanza, in special modo per la Chiesa e per i popoli di matrice protestante, ma in questa sede dimentichiamo le faccende politiche e guardiamo leggermente più a sud, verso l’attuale Svizzera tedesca.

Sì, perché proprio lì, nel paesino di San Gallo, Poggio Bracciolini insieme con i suoi due compagni Cencio de’ Rustici e Bartolomeo Aragazzi decide di dirigersi dopo la deposizione del papa pisano, per inaugurare un Umanesimo ricco di scoperte e cultura (o se preferiamo, per continuare il lavoro dei suoi illustri maestri).

Il lavoro di questi uomini ha un valore inestimabile, specialmente in ottica moderna, considerato il fatto che i testi che riportarono alla luce sono alcune tra le più grandi opere della latinità classica e tarda, per ricordarne alcune tra tutte: De rerum natura, Punica, De opificio Dei.

In una lettera Diciamo così per semplificare, in realtà è possibile che fosse una lettera circolare con diversi destinatari, data l’importanza del contenuto. indirizzata al suo maestro Guarino Veronese, Poggio esprime il suo entusiasmo con un esuberante orgoglio e senso di eroismo per la riscoperta di un’opera in particolare: Institutio oratoria di Quintiliano, opera mai trovata per intero e tanto ambita da Petrarca.

Tute hominem vidisti hactenus “lacerum crudeliter ora, / ora manusque ambas populataque tempora raptis / auribus, et truncas inhonesto vulnere nares”.
Dolendum quippe erat et agre ferendum nos tantam in hominis tam eloquentis feda laceratione iacturam oratorie facultatis fecisse; sed quo tunc plus erat doloris et molestie ex eius viri mutilatione, eo magis nunc est congratulandum, cum sit in pristinum habitum et dignitatem, in antiquam formam atque integram valetudinem nostra diligentia restitutus.

Finora tu hai visto un uomo “con la bocca crudelmente lacerata, / la bocca e ambo le mani, e devastate le tempie per le orecchie / strappate, e le narici troncate con orrenda ferita”.

Era senza dubbio penoso e a mala pena sopportabile che noi avessimo, nella turpe lacerazione di un uomo così eloquente, tanta rovina dell’arte oratoria; ma quanto più grave era allora il dolore e la pena per la mutilazione di quell’uomo, tanto più ora bisogna rallegrarsi poiché la nostra diligenza gli ha restituito l’aspetto e la dignità d’un tempo, l’antica foggia e una salute integra.Testo e traduzione da M. Berté, La filologia medievale e umanistica.

La devozione di Poggio verso i misteri dei classici perduti, come quella di altri scopritori dell’antico, precedenti e successivi a lui, è alla base di un intero sistema di conoscenze fondamentale da tempo per l’accumulazione e archetipizzazione di concetti filosofici e umanistici che altrimenti si sarebbero perduti nei meandri del tempo.

L’elaborazione di Dio

Cerchiamo di immaginare come fossero diverse le domande che un uomo poneva a sé stesso più di un migliaio di anni fa, domandiamoci come pensasse e come interpretasse i fatti. L’arrivo in Occidente della Bibbia ebraica e, successivamente, di quella greca rappresenta il punto di svolta per il pensiero dell’uomo nella lettura dei concetti.

Siamo abituati, nella contemporaneità, a vedere le Scritture come un unicum, qualcosa di interpretato in tutti i modi possibili da grandi teologi, ma nel periodo che va dal secondo al sesto secolo non era assolutamente così. Partiamo col dire che il concetto di Chiesa come ente unitario, custode della verità e dell’ortodossia nasce nel terzo secolo per uno scritto di San CiprianoFaccio riferimento al De catholicae ecclesiae unitate, ma c’è da dire che questo è un discorso molto ampio e qualcuno potrebbe discordare con la mia opinione, credo comunque che sia scientifico il fatto che all’interno dell’opera si parli dell’unità della Chiesa ortodossa (nel senso tardoantico chiaramente) come prima arma contro le eresie e l’allontanamento dall’esegesi “classica” delle scritture.  e che, quindi, il concetto di eresia che spesso nomineremo è definito tale, a punto, da questa ortodossia.

In realtà queste fantomatiche eresie sono spesso derivate da letture esegetiche dei testi sacri da parte di individui che, per esempio, data la conoscenza pregressa di un’altra filosofia, integravano quest’ultima con la nuova religione, creando sincretismi non accolti dalla Chiesa.

Per comprendere meglio quali fossero le diverse interpretazioni della fede, citiamo le eresie più importanti, le piccolezze Mi si passi il termine non nell’accezione di “frivolezze”, bensì di “piccole cose”. per cui furono perseguitate dall’ortodossia e, soprattutto, le domande a cui cercano di dar risposta.

Se Dio creò il mondo e non creò il male, perché il mondo è pervaso dal male?

Lo gnosticismo, dottrina puramente filosofica sincretizzata poi con il cristianesimo e criticata in tutte le sue forme già da Tertulliano,  Adversus Hermogenem, Adversus Valentinos. crede che la materia sia il male in sé, simbolo di caducità e morte, a cui si oppone l’anima che attraverso la gnosi (conoscenza salvifica) potrà ricongiungersi con il divino. In poche parole, gli adepti della comunità gnostica pensavano di raggiungere la salvezza dell’anima attraverso lo studio e la profonda conoscenza di Dio, estraniandosi così totalmente dalla materia e dal corpo.
La visione gnostica dei due mondi che rappresentano il bene e il male, appare simile al manicheismo, eresia che include i due concetti perennemente in lotta.

Chi può rappresentare il volere divino tra gli uomini?

Una questione sempre attuale che pone il dubbio se qualsiasi uomo sia degno di dettare e rappresentare la legge divina. In un periodo caotico nel quale paganesimo e cristianesimo si scontravano e accusavano l’un l’altro e i credenti della nuova fede spesso cedevano, sotto persecuzione, a sacrificare agli idoli, il donatismo impone una decisa intransigenza per l’invalidità dei sacramenti amministrati dai vescovi che tradirono la fede, in questo modo la debolezza del corpo e dell’anima viene resa del tutto incompatibile con l’immenso compito di condurre la fede.

A cosa serve il battesimo?

Per l’ortodossia la rinascita dell’uomo nuovo è necessaria all’espiazione del peccato originale, ma l’eresia pelagiana non legge la trasmissione del peccato nelle Scritture, interpreta quindi il sacramento del battesimo come consacrazione al mondo celeste per i fanciulli e come espiazione dei peccati per gli adulti.

Aggiungo il fatto che il peccato non viene visto come ostacolo alla salvazione dalla dottrina origenista che introduce dal neoplatonismo il concetto di apocatastasi, una sorta di entropia zero dopo il giudizio universale, con il perdono di ogni creatura da parte di Dio.

Chi sono il Padre, il Figlio e lo Spirito?

Il dogma trinitario è introdotto da TertullianoAdversus Praxean per la prima volta e ben dissertato da Sant’Ilario e Sant’Agostino De Trinitate allo scopo di cancellare eresie come quella patripassiana monarchianaLe eresie monarchiane implicano una gerarchia di Padre, Figlio e Spirito e non la loro orizzontalità. che, come dice il nome stesso, asserisce che sia stato lo stesso padre a perire sulla croce, da qui la negazione della Trinità, data l’unione delle persone Padre e Figlio.

Anche l’eresia ariana (la più nota tra le citate, sopravvissuta fino al settimo secolo) si distacca dall’ortodossia sotto questo punto di vista, poiché non accetta la consostanzialità di Padre e Figlio e considera solo il primo veramente Dio.

Queste sono solo alcune delle tante domande che ci si poneva a livello intellettuale in un periodo tanto lontano dal nostro. Sono le risposte a domande come queste che fondano le basi per il pensiero occidentale.

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