stop-ai-telefoni-la-nuova-perla

Stop ai telefoni. La nuova perla

Copertina: Ilaria Barracca

Seguire l’attualità politica, soprattutto italiana, ma in particolare le notizie sulle scuole, è sempre più interessante. Questa curiosità che soddisfa l’interesse dall’informazione è sfamata in questo campo da un atavico umorismo amaro che non onora i tanti discenti e docenti italiani.

La notizia di questo periodo, di particolare scalpore, ha direttamente la firma dell’attuale ministro dell’istruzione e del (de)merito Giuseppe Valditara. Ministro che, a differenza di altri non può fregiarsi del titolo di deputato per meritevole scelta degli elettori, ha pubblicato una circolare ministeriale, con annessa dichiarazione pubblicata presso il sito del ministero ed una relazione della commissione VII permanente del Senato della scorsa legislatura.

L’argomento trattato è serio, in questa sede non si vuole svilire la serietà della questione, ma stracciare il velo di Maya che si frappone tra la verità e ciò che è stato scritto. Presupponendo che la classe politica pone in essere costanti atteggiamenti paternalistici ai danni delle giovani generazioni, alimentando una mistificata visione di ragazzi dediti solo ai tik tok, abili al lavoro ma che preferiscono il divano e che sono ossessionati dall’uso dello smartphone.

Nella dichiarazione si apre così <<L’interesse delle studentesse e degli studenti, che noi dobbiamo tutelare, è stare in classe per imparare. Distrarsi con i cellulari non permette di seguire le lezioni in modo proficuo ed è inoltre una mancanza di rispetto verso la figura del docente, a cui è prioritario restituire autorevolezza>>. Incipit interessante ma le riflessioni che genera possono essere tante.

In primo luogo se l’interesse da tutelare è il diritto ad imparare (meglio dire formare, così superiamo la logica delle lezioni frontali, oramai superate dai recenti sviluppi pedagogici) bisognerebbe partire con una circolare sui locali in cui i discenti studiano, ovverosia le scuole con particolari problemi infrastrutturali, ed infine verificare i comportamenti posti dentro le aule. Sul tema dell’edilizia scolastica, però, uscirà un articolo in questo giornale. 

In secondo luogo il lemma “distrarsi”, usato impropriamente alla luce della circolare e della relazione della commissione, esclude l’uso nobile che molti studenti italiani fanno degli smartphone durante le lezioni, per potersi chiarire dubbi ed approfondire.

In terzo luogo il vero rispetto dei docenti parte dalla rivalutazione del loro salario, molto basso rispetto alla media europea, perché solo in questa maniera si restituisce loro autorevolezza.

Però, poniamo come assoluto e veritiero il principio che la distrazione da smartphone sia irrispettoso e conseguentemente un comportamento assolutamente censurabile si deve fare un leggero confronto con chi è onorevole, dunque deve dare l’esempio ai cittadini. Risulta più facile aiutare il ministro a comprendere il concetto usando il leader del suo partito, il senatore Matteo Salvini, attuale Vice Presidente del Consiglio e ministro delle infrastrutture.

Durante il dibattito della fiducia del governo Meloni, il ministro Salvini si é distratto tutto il tempo col telefono, soprattutto durante gli interventi della Presidente del Consiglio.

Cosa ne pensa il ministro Valditara? Questo comportamento non è irrispettoso nonchè impedisce di “restituire autorevolezza” prioritariamente ai cittadini che rappresenta?

Direi che Salvini è uno studente indisciplinato e ci si auspica che il ministro dell’istruzione lo istruisca ad astenersi da compiere atti che non vuole compiano i discenti italiani.

La scuola con senso civico, non di cittadinanza come invocato dal ministro, si basa su un accesso serio, oculato e funzionale delle tecnologie nelle scuole, soprattutto se correlato ad un giusto programma di educazione civica. 

Le umiliazioni, i paternalismi, il rifiuto di tecnologie nuove ed innovative nella didattica lasciamoli alla scuola degli anni pre ‘68, anche perché i giovani prima con le manifestazioni per l’ambiente, poi durante la pandemia, dimostrandosi i più fedeli alla somministrazione dei vaccini, hanno dato prova di essere informati, attivi e presenti. 

I giovani non sono il futuro, sono soprattutto un presente, che purtroppo per il ministro è caratterizzato dall’uso della tecnologia.

Condividi questo articolo!

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *