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Sostiene Pereira

Illustrazione: Valentina Chiccarelli

Il romanzo storico di Antonio Tabucchi è ambientato in Portogallo, precisamente tra Lisbona e Coimbra, e narra delle vicissitudini interne ed esterne vissute dal Dottor Pereira, responsabile di una rubrica culturale di un giornale pomeridiano dal nome “Lisboa”. I fatti sono raccontati sullo sfondo di un Portogallo dai due volti: da una parte i bellissimi e lucenti paesaggi della capitale e dei luoghi limitrofi, dall’altra il buio morale che si sta abbattendo velocemente sugli alti ranghi della società lusitana, e lentamente su tutti i cittadini. Infatti il periodo storico trattato è quello degli anni ’30, in una nazione che vedrà salire alla ribalta il regime salazarista, e nel frattempo si interroga su chi sia nel giusto tra nazionalisti e repubblicani spagnoli. Infatti, in tale romanzo, assume grande rilievo la guerra civile spagnola in atto, in quanto spunto di riflessione e azione per il protagonista e i personaggi che gli ruotano attorno.

La trama vede il Dottor Pereira, un uomo decisamente robusto, di mezz’età e vedovo, vivere una vita tranquilla e remissiva, in cui i suoi principali compiti si riassumono nella traduzione di opere per lo più francesi e nella stesura di ricorrenze di poeti precedentemente deceduti, per poi tornare a casa e riassumere la noiosa giornata al ritratto della moglie, con cui conversa quotidianamente. La decisione di affidare ad un altro redattore il compito di scrivere dei necrologi anticipati, per poeti ancora in vita ma che potrebbero morire, sarà il punto di svolta della sua vita: il protagonista incontrerà ed assumerà Monteiro Rossi, un giovane entusiasta dall’animo ribelle, che scrive senza pensare alle conseguenze, e che non riesce a seguire ciò che non sia dettato dal cuore; organo le cui pulsazioni sono decisamente accelerate dalla sua ragazza Marta, vero motore della ribellione in atto nell’animo del giovane.

In un primo momento il Dottore reputerà questo ragazzo un incosciente inadatto a fare il giornalista nel periodo della censura. Infatti nel protagonista è ancora forte la tendenza a rimanere ancorato a quelle che sono le certezze garantite dal seguire i dettami del direttore del suo giornale, affiliato al regime: l’astensione dalle questioni politiche più volte pronunciata da Pereira, nasconde in realtà una paura di scontrarsi con la realtà, di prendere attivamente posizione e di affrontare importanti ripercussioni. Tuttavia, in un secondo momento, egli comincia a cambiare idea, a vedere i due giovani filorepubblicani come una ventata d’aria fresca che mancava da tempo alla sua vita, e cresce in lui una voglia all’inizio lenta, ma poi irrefrenabile, di dire la propria, prendere attivamente posizione, scegliere gli autori da descrivere e tradurre al fine di veicolare un preciso messaggio alla coscienza dei cittadini.

Inizia quindi a prendere piede un “conflitto tra anime” nel cuore del protagonista, che non sa se assecondare ancora una volta il suo animo mite, o se lasciare definitivamente spazio alla nuova anima impetuosa, che reclama il comando del suo cuore.

Curioso, tra l’altro, il fatto che egli sia (insieme al cameriere del suo bar preferito) l’unico indeciso del romanzo, l’unico che si interroga, che esita e pondera bene prima di scegliere dove schierarsi e come agire. Invece per tutti i personaggi che gli ruotano attorno, esistono solo il bianco e il nero; non vi è spazio per la riflessione, per la visione di un ampio spettro di conseguenze, per la determinazione di una via di mezzo: conta solo l’ideale inizialmente stretto ed appoggiato, che va onorato fino alla morte, propria o altrui, che sia fascista o repubblicano.

Tale romanzo serve a farci capire quanto la libertà di pensiero sia un qualcosa che dipende non solo dalla società in cui viviamo e da chi ci governa, ma in buona parte anche da noi stessi. Infatti è difficile capire quali sovrastrutture mentali abbiamo e come entrarci in contatto, come e quanto superarle, ed è ancor più complicato capire che è sano vivere dei conflitti interni, che dimostrano uno spirito critico sveglio ed attivo, una capacità di vedere le persone che ci circondano come esseri complessi e difficili da decifrare, in un mondo dove non dovrebbero esserci più i concetti di bene e male, di egoismo e altruismo, in senso assoluto. Discorso differente, invece, per quanto riguarda la limitazione della libertà d’espressione, che purtroppo è ancora presente, seppur in forma più subdola ed indiretta, nelle nostre società. È indubbio che tale è una piaga da estinguere e che forse ciò è possibile soltanto tramite atti di estremo coraggio, che si traducono talvolta in dei veri e propri sacrifici da parte di maestri dell’arte e della parola, eroi che antepongono l’onestà intellettuale ai propri interessi lavorativi, economici e talvolta alla loro incolumità.

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