Sestine Cromatiche e Disperazione

Sestine Cromatiche e Disperazione

Illustrazione: Maria Brancatisano

<< La musica viene dritta dal cuore e parla solo al cuore: è Amore! La musica è Sorella della Poesia e sua Madre è la Sofferenza.>>

È l’autunno del 1896 quando un ancora giovanissimo Sergej Rachmaninov (da qualche mese ventitreenne, per intenderci) è spinto da problemi finanziari alla composizione dei “Six Moments Musicaux”. Nonostante la giovane età, già pochi anni prima il talento russo aveva composto il celebre “Preludio in Do Diesis Minore”, brano tutt’ora tra i più iconici ed istantaneamente riconoscibili della sua notevole carriera, nonché (a soli diciannove anni) il “primo concerto per pianoforte ed orchestra”. Ad esso ne seguiranno tre: sarà il secondo dei quattro, realizzato tra il 1900 ed il 1901 e nel periodo di uscita da una terribile fase di depressione, ad annoverarsi come capolavoro indiscusso del compositore.

Il ragazzo mostra una notevole abilità pianistica ma soprattutto compositiva, oltre ad un’ estensione della mano tale da raggiungere l’ampiezza a dir poco impressionante di 12 tasti. Egli affina il proprio talento in una Russia che già a partire dalla prima metà dell’Ottocento era stata luogo di nascita e di sviluppo artistico e culturale di alcuni dei più grandi talenti della musica classica: Glinka, Tchaikovsky, Rimsky-Korsakov e poi nel ventesimo secolo Stravinsky, Shostakovich e Prokofiev.

Saranno gli stessi problemi finanziari a cui si è precedentemente accennato a spingere il giovane a comporre in soli 2 mesi, da Ottobre a Dicembre, i sei brani della raccolta dei Momenti Musicali: sei forme musicali, sei stati d’animo che si rincorrono tra loro in un emozionante dialogo a tratti delicato e riflessivo, poi rapido e liberatorio, ed ancora rassegnato, cupo e malinconico, che raggiunge il momento di maggiore intensità nel Presto, il n.4 in Mi minore.

Le tempestose note del Presto, in particolare se suonate da Nikolai Lugansky (maestro assoluto quanto ad esecuzione del brano) spezzano l’anima, la piegano sotto i colpi pesanti di una perfetta descrizione sonora della disperazione, evolutasi probabilmente nella sua forma più estrema, la follia. E’ d’altronde questo il tema ricorrente dei Momenti Musicali di Rachmaninov: il “disagio dell’esistenza”, il nichilismo e la depressione stessa, interpretabili come elementi caratteriali che condizioneranno, in un modo o nell’altro, molte delle opere del compositore. Non a caso il rapidissimo e travolgente attacco del brano, composto da sestine cromatiche suonate unicamente con la mano sinistra, ci ricorda per carattere e rapidità lo stupendo “Revolutionary Etude” (ed è forse interpretabile come un tributo allo stesso) di Chopin, scritto di getto dal polacco in un momento di disperazione successivo al fallimento della Rivolta di Novembre del 1831. Le similitudini tra i due brani si estendono poi al ruolo principalmente melodico ed a tratti notevolmente più minimale della mano destra, la quale naviga il torrente che scorre tra le ottave inferiori con forti e squillanti accordi.

L’attacco del Presto è un tuffo al cuore, un uragano di note aggrovigliate ed il cui riverbero è aiutato dalla presenza del pedale, le quali forniscono un’introduzione di due battute succedute da una suggestiva entrata della mano destra sull’accordo di Mi minore. E tuttavia Rachmaninov trova il modo per rendere l’esperienza progressivamente sempre più intensa, risultato ancora più arduo da raggiungere se consideriamo la breve lunghezza del brano. Per fare ciò, il compositore si serve della presenza di una breve sezione centrale iniziata in pianissimo e caratterizzata da una melodia malinconica e quasi nostalgica che sfocia rapidamente in un nuovo attacco allo stomaco dell’ascoltatore. Ma l’aumento d’intensità è reso possibile anche dalla costante aggiunta di note alla mano destra: quella stessa mano che ad inizio brano si limitava ad accordi squillanti, i quali svolgevano il compito di distinguersi dalla tempesta sotterranea mossa dalla sinistra e di creare un appiglio solido per le orecchie del pubblico, ora vede la propria funzione evolversi, estendendosi anche ad un ricalcare quasi millimetrico e sempre più esasperato e straziante del movimento delle note gravi, ad un’ottava di differenza da esse.

Nei momenti finali la disperazione raggiunge il suo culmine, elevandosi a vette solenni e drammatiche, scandite dalla successione di quegli accordi quasi eroici e maestosi che caratterizzano il nucleo fondante del brano, per poi abbattersi sull’ascoltatore con una violenta chiusura in Mi Maggiore.

E’ inconcepibile rimanere impassibili di fronte ad una tale dimostrazione di maestria nel rappresentare, attraverso il linguaggio sonoro, gli stati d’animo più suggestivi e cupi dell’esperienza umana. Per i più sensibili ed appassionati di musica classica questo Presto è difficile da cancellare, scava nel profondo dell’anima, la rivolta come un calzino più e più volte in un turbine di ferocia ed esasperazione che si propone e ripropone con crescente intensità fino all’arrivo dell’esperienza liberatrice nelle battute conclusive.

Rachmaninov è anche, e per alcuni soprattutto questo: raffigurazione sonora di emozioni complesse attraverso un linguaggio musicale violento e diretto con piglio deciso alle budella dell’ascoltatore, ma che è allo stesso tempo frutto di una rielaborazione raffinata ed approfondita, capace di far emergere alla perfezione il lato più impulsivo e quasi primitivo di quegli stessi sentimenti. Un’esperienza sensoriale che induce (solo chi è disposto a sottoporsi ad essa) a scavarsi dentro, a lasciarsi permeare fino a rimanere nudi ed alla mercé della tempesta, solo per uscirne poi purificati, in quella che è una sublime esemplificazione del potere catartico proprio del linguaggio musicale.

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