rotunda

Rotunda

Illustrazione: Maria Brancatisano

Tra Globalizzazione e Distruzione Creativa

“Time destroys all things”

 Gaspar Noè

Globalizzazione, entropia, erosione. Sono queste le parole che vengono in mente guardando l’installazione site-specific che Urs Fischer ha realizzato per la nuova sede espositiva della collezione Pinault alla Borsa di Commercio di Parigi: Untitled (2011), appositamente reinventata dall’artista per il nuovo contesto, assume nuovi significati in dialogo con lo spazio che la circonda.

La monumentale replica in cera del celebre Ratto della Sabina del Giambologna si staglia al centro della altrettanto monumentale “piazza pubblica sormontata da una cupola”, richiamando l’attenzione sugli affreschi ottocenteschi che adornano la cupola raffigurando gli scambi commerciali e culturali tra i cinque continenti. 

Intorno alla statua sono sparse sedute dei tipi più disparati: da sedie appartenenti a culture quali quelle di Mali, Ghana, Burkina Faso ed Etiopia, a poltrone da aeroplano, fino ad arrivare alla tipica quanto anonima sedia da giardino in plastica. Simboli della globalizzazione contemporanea, le sedute si pongono in dialogo con gli affreschi, rispondendo alla rappresentazione del commercio intercontinentale del tardo ‘800, evidenziandone il retaggio ideologico e culturale coloniale. 

Ogni elemento è realizzato in cera pigmentata, che se da un lato garantisce un effetto fotorealistico, dall’altro permette l’utilizzo di stoppini inseriti all’interno delle varie sculture. 

All’inizio di ogni nuova esibizione le “micce” vengono accese, dando inizio ad un lungo processo di erosione e trasformazione: il lento processo di liquefazione della cera – la cui durata equivale perfettamente alla durata dell’esposizione, che può arrivare a svariate settimane – evidenzia la fragilità e la caducità di ciò che sembra solido ed eterno. 

In uno spettacolare processo di distruzione creativa, la metamorfosi della cera rende progressivamente quasi irriconoscibili gli elementi dell’installazione: le figure assumono forme dettate dal caso, mentre il pavimento della sala si riempie di pezzi di cera caduti dalle sculture. 

Fischer usa il volto del suo amico e artista Rudolf Stingel come modello per scolpire quello del giovane, riportando ancora di più nel contemporaneo un’opera altrimenti cristallizzata nel passato.

In questo modo, l’artista mette in evidenza la fragilità e la precarietà dei sistemi economici e commerciali, mentre riflette sulle funzioni della tradizione artistica e culturale. 

L’opera si pone quindi in forte contrasto con la sede espositiva, un tempo baluardo degli scambi commerciali e vessillo di logiche liberiste. 

 

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