quella-villa-accanto-al-cimitero

Quella villa accanto al cimitero 

Illustrazione: Luca Macerata

L’inferno nelle mura di casa. 

È il 1981, Paura nella città dei morti viventi e L’Aldilà sono già passati per le sale cinematografiche ma la Trilogia della Morte necessita di essere completata. 

Fulci nei precedenti film, insieme al suo staff, aveva messo in scena un climax infernale. Immagini apocalittiche che si susseguivano per raccontare l’ascesa del male sulla terra. Per molti autori sarebbe stata la scelta più ovvia ripartire da dove gli altri film si erano interrotti o raccontare una storia simile, magari cambiando la prospettiva, ma rimanendo ancorati ai pattern narrativi dei precedenti. Fulci è di parere diverso. 

Qui il regista ragiona totalmente per sottrazione. L’inferno non si consuma più nelle strade della città, ma bensì nelle mura di casa. Il sangue, pur essendoci, viene sacrificato in funzione della tensione. Giochi di luci e ombre e movimenti di camera che si muovono lenti lungo i corridoi claustrofobici dell’abitazione, stanno alla base di questa anomala conclusione della Trilogia. 

 

Siamo nel New England, Lucy (ancora una volta il ruolo di protagonista femminile è affidato a Catriona MacColl) si trasferisce in una sperduta villa (letteralmente accanto al cimitero) con la sua famiglia, ignara del fatto che sotto lo scantinato vi sia una creatura assetata di sangue. Il non-morto Jacob Freudstein. 

Per iniziare ad analizzare i punti focali di questa opera è opportuno partire proprio da Freudstein, visto che in lui è racchiusa tutta la filosofia presente negli altri film. 

 

Jacob Freudstein è il Male, ma se negli altri film esso si manifestava attraverso eventi profetici e si espandeva a macchia d’olio per tutto il mondo, qui invece è limitato alle mura di casa. Il Male come dipendenza dal sangue e dalla violenza, il male come condanna. Freudstein è uno scienziato resosi immortale decine di anni addietro attraverso una serie di esperimenti e per sopravvivere ora ha bisogno di carne umana. Il paranormale qui si manifesta attraverso la scienza (nonostante ci siano cruciali incursioni esoteriche che vale la pena scoprire a scatola chiusa), non è più uno pseudobiblion o un antico rituale a svegliare l’oscurità, non sono i demoni a corrompere la mente dell’individuo, obbligandolo ad aprire le porte dell’inferno, ma è l’essere umano stesso; vittima della cupidigia e del potere, che consumato da questi sentimenti, non può che ritrovarsi alla stregua di uno zombi, un non-morto appunto. 

 

Il Dottor Freudstein è il Dottor Frankenstein che sconta il peso dei suoi esperimenti, ma diventa lui stesso la creatura. La citazione al film di certo non è fine a sé stessa, essendo tutto il film pregno di un’atmosfera gotica pesante, sia nella scenografia curata da Massimo Lentini, sia nelle riprese dalle chiare suggestioni espressioniste. 

 

Le musiche di Walter Rizzati segnano un punto di svolta per la filmografia di Fulci. È la prima collaborazione con l’autore dopo che Frizzi aveva creato la perfetta soundtrack per il massacro visivo messo in atto da Fulci, ma di certo Rizzati non è da meno. Anche lui si avvale di Synth che si sposano alla perfezione con l’aura gotica della pellicola, condendo i passaggi melodici con parti decisamente più scarne e nevrotiche che si accompagnano egregiamente alle scene più sanguinose. 

 

Quella villa accanto al cimitero è un home invasion al contrario. I protagonisti entrano direttamente, ma ignari, nella tana del lupo. “Invadono” un territorio pericoloso che non dovrebbe essere tale. La dimensione domestica diventa una trappola. Già dal prologo lo spettatore è a conoscenza del segreto di quella casa e per questo il regista romano decide di giocare con lo spettatore, cadenzando il ritmo e dilatando i tempi, per generare un senso di ansia costante. 

 

Come in quasi tutte le pellicole di Fulci vi è la figura del bambino, archetipo dell’innocenza ma anche del suo contrario. 

Qui i bambini sono centrali, come testimoni del Male e come custodi della paura, radicata dentro di loro e trasformata in un eterno circolo vizioso. 

 

In Quella villa accanto al cimitero torna la contrapposizione tra onirico e reale, due universi che si incontrano e convergono contrapponendosi. La linea di confine è, come di consuetudine, meno marcata, ma vengono presentati comunque due opposti: un mondo fantasmagorico sospeso nel tempo, per certi aspetti benefico e la realtà materiale, cruda e spietata, dove Freudstein è il simbolo di chi fagocita e fagocita volendo sempre di più, facendo terra bruciata intorno a sé e trovandosi solo in balia del Male. 

Condividi questo articolo!

Un commento

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *