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Popoli Abruzzesi II: i Vestini

Illustrazione: Benedetta Giammarco

Continuando a ravvivare la memoria dei nostri antenati oggi parliamo dei Vestini, popolo osco-umbro stanziato principalmente nella provincia de L’Aquila e in quella di Pescara.

È il popolo del famoso guerriero di Capestrano, la scultura calcarea di un grande guerriero rinvenuta ad Aufinum.antica città Vestina, appunto nei pressi di Capestrano

È interessante notare che su di essa troviamo incisa una delle due sole testimonianzal’altra è un’iscrizione rinvenuta a Navelli. di lingua vestina che abbiamo: MA KUPRí KORAM OPSÚT ANI{NI}S RAKINEL?ÍS? POMP?[ÚNE]Í (l’ipotesi di traduzione propone “Me, bella immagine, fece (lo scultore) Aninis per il re Nevio Pompuledio (antico re vestino)). Essendo l’unica fonte non è stato possibile deliberare sull’appartenenza del dialetto vestino alla branca osca, come ad esempio il peligno, oppure se inserirlo nel gruppo umbro, come il marso.

Chiaramente questa mancanza di conoscenza linguistica comporta anche totali incertezze sull’origine e sul significato della stessa parola “Vestini”: la maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che ci sia un riferimento ad una divinità, che sia Vestadea del focolare e della casa molto venerata sia dai popoli italici che dai romani. o Vestico.il dio-libagione degli umbri.

Tuttavia c’è una corrente di pensiero che ritiene si possa prendere in considerazione l’unione di due parole di una qualche origine celtica,parleremo più avanti della presenza e dell’influenza dei Celti in Abruzzo. “Ves” (fiume o acqua) e “Tin” (paese), risultando così in “paese delle acque” (data la grande presenza di sorgenti e fiumi nell’area).

 

Il territorio di questo popolo dalla misteriosa parlata spaziava dall’Altopiano delle Rocche, passando per la Valle dell’Aterno fino ad arrivare a Città Sant’Angelo e Pescara.

Erano comunque presenti due nuclei distinti separati geograficamente dal Gran Sasso: i Vestini cismontani (Altopiano di Navelli, Valle del Tirino e parte della conca aquilana), che popolavano anche Aufinum, e i Vestini transmontani (territorio a nord del fiume Pescara ad oggi situato nell’omonima provincia), con capitale Pinna (Penne), e pieno controllo del porto di Aternum (Pescara), oltre che del fiume Saline con le sue preziose riserve di sale, tanto da rendere la città vicina, Ad Salinas, un paguspagus, vicus e castellum. I pagus erano i centri maggiori, mentre i vicus e i castellum erano i centri minori, i primi di campagna, i secondi di montagna; tuttavia queste denominazioni sono una traduzione latina, dato che abbiamo perso le fonti che ne potessero indicare il nome vestino.

In seguito all’annessione romana anche lo stato vestino farà parte della Regio IV Samnium.

 

Le origini dei vestini sono ancora più oscure di quelle del nome: se infatti prima si teorizzava una provenienza dalla Sabinaantica regione dell’Italia centrale che comprendeva parti di Lazio, Umbria e Abruzzo. oppure dal bacino del fiume Nera, nelle Marche. Queste speculazioni sono state completamente screditate negli ultimi tempi, senza però trovare una definita alternativa: la definizione di una specifica etnia è molto complessa e non abbiamo fonti certe datate prima del IV secolo a.C., per cui possiamo solo supporre che già prima l’identità dei Vestini fosse già determinata.

Il più famoso sito attribuito ipoteticamente ai Vestini è la necropoli di Fossa, risalente ad un periodo tra il IX e l’VIII secolo a.C., rimasta in uso fino al I secolo a.C., da parte dei Romani.

Le tombe più antiche sono costituite da tumuli oppure scavate nel terreno. I tumuli sono delimitati da pietre, con un diametro tra gli otto e i quindici metri, spesso accompagnati da menhir in alcuni casi di sepolture maschili, elemento che scomparirà nelle tombe più recenti; in seguito scompariranno anche i tumuli, sostituiti prima da tombe a fossa per inumazioni singola e poi da varie tipologie di tombe monumentali. Un’altra cosa che cambia leggermente andando avanti con la storia sono i corredi: se inizialmente si avevano oggetti personali collegati alla vita di tutti i giorni, con il tempo aumentano gioielli e vasi pregiati e armi decorate, anche di importazione etrusca.

 

Dal IV secolo iniziamo ad avere prove della presenza vestina perché, insieme ai Marsi, ai Marrucini e ai Peligni, presero parte alla alla Seconda guerra sannitica, nel 325 a.C..

Nonostante ciò, fino ad allora i Vestini non avevano mai minacciato direttamente la Repubblica: questo non fermò i consoli Decimo Giunio Bruto Sceva e Lucio Furio Camilla dal programmare una spedizione contro di loro. Mossa azzardata anche perché, dato ciò di cui sopra, si poteva indurre una sollevazione e un aiuto da parte dei popoli alleati.

Le campagne degli Italici vennero devastate, spingendoli a scendere in battaglia; i Romani subirono gravissime perdite, ma gli autoctoni delle terre abruzzesi furono comunque costretti a rifugiarsi nelle loro cittadelle. A quel punto Bruto, a capo della spedizione romana, assedia ed espugna le città vestine Cutina e Cingilia:Civitella Casanova. anche i Vestini cadono sotto la maniacale precisione bellica delle legioni della Repubblica.

L’ostilità fu tale che i Vestini ebbero l’accordo con Romadopo la disfatta degli Equi, nel 304 a.C., i Marsi, i Peligni, i Marrucini e i Frentani, popoli confinanti con i Vestini, inviarono ambasciatori a Roma per trovare un accordo vantaggioso. ben due anni dopo gli altri popoli coinvolti: solo nel 302 a.C.. A questo punto inizia però inesorabilmente la graduale latinizzazione dei Vestini, tant’è che parteciparono, come membri dell’esercito romano, alla Seconda Guerra Punica, nel 225 a.C..

Questo non li fermò dall’unirsi alla Lega Italica nella guerra contro Roma tra il 91 e l’88 a.C.. Poppedio, a capo di Marsi e Vestini, riesce con un’imboscata a far cadere Quinto Servilio Sepione il Giovane nel 90 a.C., ma Pompeo Strabone riuscì comunque, in seguito, a farli cadere nuovamente sotto il giogo repubblicano.

Dopo che la Lex Iulia Civitatelegge che concedeva la cittadinanza romana e i benefici ad essa connessi ai popoli italici annessi alla Repubblica romana dopo la Guerra Sociale con gli italici. fu estesa anche ai popoli ribelli, come i Vestini, quest’ultimi furono definitivamente annessi e latinizzati in poco tempo.

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