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Non so se il riso o la pietà prevale

Copertina: Ilaria Barracca

Dall’ultimo articolo ci sono stati vari avvenimenti che rendono interessante scrivere di attualità ma che non è possibile sceglierne solo uno, non sarebbe dignitoso nei confronti dei lettori e del libero pensiero. In virtù di ciò, appare doveroso con la presente parlare di due notizie con il rammarico di non poter commentare tutto.

DANTE: FONDATORE DELL’IDEOLOGIA DI DESTRA

Qualche giorno fa il Ministro della cultura Sangiuliano ha acculturato il nostro paese con un suo pensiero, anzi un giudizio di merito politico, culturale ed ideologico a tratti un dogma data l’assenza di argomentazioni a favore della propria tesi. Dante è il padre ideologico della destra. Sarà vero? Dipende.

Dante, nell’inferno al canto XXIX, parlando con Virgilio racconta il motivo della reazione di <<un spirto del mio sangue>> nel veder il grande poeta fiorentino. Un suo lontano parente, Geri del Bello, era stato ammazzato a causa di una faida familiare con i Sacchetti. Il defunto fece un gestaccio alla visione di Dante, che gli da ragione lamentando come sia scandaloso che la famiglia degli Alighieri non avessero ancora vendicato quel omicidio, nonostante fossero passati anni. Qui il poeta ci dice che la vendetta è giusta. Si pone una tesi in cui la giustizia non deve essere tesa alla rieducazione ma alla vendetta, che va intesa come privata. 

Qui forse ha ragione il Ministro quando asserisce che Dante è padre della cultura di destra, lo si denota proprio sul tema della politica sulla giustizia. Derubricare l’amministrazione della giustizia da un’ottica pubblicista ad una privatista è il cuore delle politiche ideologiche dell’attuale coalizione di centrodestra. Ciò si evince dalle posizioni esposte nell’ultimo decennio: dall’ampliamento della legittima difesa in luogo di una maggiore efficienza della macchina della giustizia alla castrazione chimica per chi è condannato per violenze ed abusi sessuali. 

Come ha ragione anche se si nota che Dante è stato guelfo, strenuo difensore del primato papale, ovvero della fusione della politica con la religione. Non desta infatti scandalo un parallelismo con il centrodestra italiano che grida al sovranismo quando l’Europa ci da consigli per aggiustare il tiro, ma si piega quando il Vaticano, che ha una forma di governo monarchico assoluto teocratico ierocrativo elettivo, impone le sue posizioni conservatrici e antiscientifiche durante le discussioni di proposte di legge in parlamento.

Ora, però, debbo sostenere la mia. Io reputo Dante un personaggio che, come la sua opera celebre, sia fuori ogni collocazione temporale e ideologica, poiché è conservatore e progressista in vari punti. Basti pensare che la Commedia è scritta in volgare e non in latino, cosa che un conservatore (il conservatorismo è di destra!) non avrebbe esitato di impiegare soprattutto perchè il testo parlava di argomenti teologici. Quindi al Ministro si chiede una certa cautela nel scomodare il sommo poeta.

QUESTO FILM NO!

Fa discutere il film “Marcia su Roma” del regista irlandese Mark Cousin. Secondo la deputata Chiara La Porta tale è una provocazione nei confronti dei politici attuali di destra e si ‘preoccupa’ che le scuole mandino i discenti a vedere il lungometraggio. A coronare ciò, ovviamente, ha presentato una bella interrogazione parlamentare al Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara.

La notizia è ilare se solo non la si considerasse sotto un profilo storico e giuridico. La deputata teme che il presunto accostamento nel film di Giorgia Meloni alle parole del ventennio sia per indottrinamento ideologico, ma nel far ciò si comporta proprio come faceva il Ministero della Cultura Popolare del governo Mussolini. Quel dicastero sceglieva se dei film potevano esser visti, degli articoli esser letti, delle immagini esser viste. La deputata che fa? Questo film no, non possono vederli gli studenti! Altri film sì! Sarà aria di censura? Penso e spero sia un’errore in buona fede di una persona che da poco è entrata nelle istituzioni.

Ovviamente nel derubricarlo ad un mero errore bonario ricordo il detto “errare è umano ma perseverare è diabolico”, chiedendo, inoltre, alla stessa di evitare di proseguire con questa battaglia e di occuparsi di edilizia scolastica, oggetto del precedente articolo.

In conclusione, da una parte abbiamo un tentativo di attribuzione culturale e da un’altra un tentativo di non far entrare nella cultura un determinato film, c’è da leggere solo un verso de La Ginestra di Giacomo Leopardi “non so se il riso o la pietà prevale”.

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