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Nomi e facce

Illustrazione: Benedetta Giammarco

La cultura dell’abito che fa il monaco

Nella prima metà del secolo XVII, spuntarono delle edizioni opera omnia a stampa che testimoniavano, recando data falsa M.D.L. (1550) per evitare la censura dell’Indice, gli scritti di Niccolò Machiavelli.

Queste seicentine sono chiamate dai bibliografi Testine, perché riportano sul frontespizio un busto (testa, petto e mani) rappresentante, in teoria, la figura del segretario fiorentino.

La rappresentazione dell’uomo appare grottesca: volto secco e stirato con naso aguzzo e guance piccole, uno sguardo profondo e tagliente e mani sottili bene in vista, tutte caratteristiche che richiamano scimmie e felini, che denoterebbero malignità e furbizia.

La spiegazione di questa rappresentazione di Machiavelli, assumendo il fatto che sia molto inverosimile, si trova nella considerazione che volgarmente viene attribuita alla sua persona dopo la sua morte: quella di un uomo che non condannava, e anzi propugnava, il ricorso al tradimento e alla simulazione (come, ad esempio, quella religiosa) come mezzo di consolidamento del potere. Perciò, i tratti della persona, retroattivamente, assumono l’immagine astratta della stessa. 

Verso la fine del secolo XVIII, nasce in Germania la prima scuola di antropologia criminale (verrà poi definita così da Cesare Lombroso) per mezzo della cosiddetta frenologia, teoria che sostiene la validità dell’analisi delle funzioni psichiche per mezzo della fisicità del cranio (teoria totalmente opposta a quella freudiana, che sostiene invece l’atemporalità e aspazialità della prima topica). Da qui, Lombroso ipotizza la teoria fisiognomica della prevedibilità dei caratteri e delle indoli degli uomini attraverso lo studio della morfologia fisica; i suoi studi e casi sono oggi conservati nel Museo di antropologia criminale di Torino. 

In letteratura è noto il caso di Rosso Malpelo, come di altri personaggi del romanticismo e del realismo a cui vengono attribuiti nomi legati a caratteristiche fisiche che inficiano, per lo meno nella visione sociale, sul loro carattere.

L’allontanamento moderno e contemporaneo dai canoni estetici tende, o perlomeno ci prova, a normalizzare le peculiarità e le caratteristiche considerate anti-estetiche anche nei prodotti culturali: si guardi al Cyrano de Bergerac o al Il gobbo di Notre Dame, la cui rappresentazione cinematografica per bambini, dovrebbe avvicinare anche soggetti molto giovani alla comprensione del diverso.

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