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Negli antri oscuri del sottosuolo

Illustrazione: Benedetta Giammarco

Memorie

Il mio primo incontro con la Dungeon Synth, e la Dark Ambient in generale, avvenne intorno al 2017. Ricordo che all’epoca stavo lavorando ad alcuni brani per la mia prima band. Eravamo molto inesperti e impacciati e scrivevamo le nostre canzoni su software già obsoleti a quel tempo come Guitar Pro 5, che permettevano di esportare gli spartiti creati in file audio renderizzati con dei suoni MIDI degni del peggior Karaoke di provincia. 

Mandai uno di questi pezzi mal assemblati ad un amico conosciuto su Facebook, uno di quelli che di musica ne sa parecchio, ed egli, colpito dagli intermezzi strumentali vagamente medievaleggianti mi rispose: “tu sicuramente ti spacchi di Dungeon Synth”. 

Ovviamente non avevo idea di cosa stesse parlando, ma sul momento finsi un vago disinteresse. 

Ma appena risposto al messaggio aprii immediatamente wikipedia per capire cosa diavolo fosse questa “Dungeon Synth”. 

E mi si aprì un mondo.

Ascoltando quel genere fino ad allora ignorato mi ritrovai ad osservare un antico castello in rovina, immerso nella nebbia, che vegliava su di una fitta e oscura foresta. Mi sentii come un cavaliere errante di friedrichiana memoria che si staglia dinnanzi ad una vasta valle brulla. Mi ritrovai ad esplorare una grotta frastagliata che ospitava gabbie arrugginite occupate da scheletri consunti. 

 

Queste sono solo alcune delle immagini che un genere musicale come la Dungeon Synth riesce ad evocare, un genere che è allo stesso tempo solidamente codificato dagli artisti e i fan che lo rappresentano ed estremamente vario e sfaccettato

Proprio per questo, dare una definizione breve ed efficace della Dungeon Synth è un compito estremamente arduo. 

Qualunque definizione rischierebbe di lasciar fuori artisti e album che invece in un modo o nell’altro ricadono all’interno di ciò che viene considerato dagli ascoltatori Dungeon Synth, per cui sarebbe più facile raccontarne brevemente la storia. 

Storie

Come per qualsiasi altro genere sarebbe impossibile definire un primo album, un punto di partenza univoco da cui è partito tutto, ma in molti fan sono d’accordo nel considerare “Where Shadows Lie”, album del 1990 debutto da solista del musicista e compositore Jim Kirkwood, uno dei primissimi lavori che avrebbero poi influenzato lo sviluppo del genere attorno alla metà degli anni ‘90. Un album atmosferico ed evocativo, dove i sintetizzatori, memori delle colonne sonore di film Sci-Fi o di John Carpenter, la fanno da padrone creando atmosfere che richiamano i mondi immaginari di J.R.R Tolkien

 

Curiosamente questo tipo di Dark Ambient si legò a doppio nodo ad una frangia estrema del Metal che in quegli anni stava vivendo il proprio apogeo in Norvegia e nei paesi scandinavi: il Black Metal

Da brevi intro per album oscuri ed aggressivi, queste tracce strumentali si raggrupparono in album. Håvard Ellefsen, chitarrista della leggendaria band Mayhem, fondò un proprio progetto solista, Mortiis, e nel 1993 pubblicò l’album “The Song of a Long Forgotten Ghost”. Produzione lo-fi, atmosfere fantasy e medievaleggianti, sintetizzatori che emulano flauti, oboi e trombe, e soprattutto melodie melanconiche sono i tratti distintivi di questo album, ma sono anche alcuni degli elementi che più si faranno presenti nell’evoluzione del sound Dungeon Synth. 

Pochi anni dopo, nel 1997, Varg Vikernes, in arte Burzum, in prigione con l’accusa di aver ucciso Euronymous, chitarrista proprio dei Mayhem, non avendo accesso a chitarre, bassi o batterie, strumenti fondamentali per qualsiasi album black metal, compose e pubblicò l’album “Daudi Baldrs” utilizzando solo una tastiera Casio presente nella prigione. 

 

Nella seconda metà degli anni ‘90 album come questi proliferarono, trovando spazio nel cuore di pochi appassionati che ritrovano in quelle note le atmosfere perfette per lasciarsi trasportare in mondi distanti e fantastici. 

Ma poi, proprio come l’unico anello di Sauron, questo genere andò dimenticato. 

 

E poi venne internet

Fu con la diffusione di internet e dei blog che la Dungeon Synth venne riscoperta e ricodificata in quello che viene considerato dagli appassionati un revival a tutti gli effetti. 

Intorno al 2010 copie digitali di quegli cominciarono a girare in formato Mp3 tra vari siti, forum e blog, e gli utenti cominciarono ad interessarsi e appassionarsi, discutendo e scambiandosi idee e consigli su quel bizzarro quanto affascinante sound che non aveva ancora trovato un nome. 

 

Nel 2011 venne creato “The Dungeon Synth Blog” e il 17 Marzo di quell’anno alle 8:36 Andrew Werdna lo inaugurò con un post passato alla storia per aver coniato il termine “Dungeon Synth”, oltre che per aver dato una prima descrizione del genere. 

Una descrizione sicuramente molto evocativa, ma che ormai ha perso di accuratezza se contiamo le numerosissime sfaccettature che ha assunto il genere.

 

Il post recita:

Dungeon synth is the sound of the ancient crypt. The breath of the tomb, that can only be properly conveyed in music that is primitive, necro, lo-fi, forgotten, obscure, and ignored by all of mainstream society. When you listen to dungeon synth you are making a conscious choice to spend your time in a graveyard, to stare, by candle-light, into an obscure tome that holds subtle secrets about places that all sane men avoid.

I shall do my best to make you, gentle readers, aware of this genre. This genre that only attracts the most tortured of outsiders, those who long for the forgotten magic of the dead, to remain forever in the shadows of decaying tombs.

Dungeon synth è il suono di un’antica cripta. Il respiro di una tomba, che può essere propriamente trasmesso solo da una musica che è primitiva, cadaverica, lo-fi, dimenticata, oscura ed ignorata da tutta la società mainstream. Quando si ascolta dungeon synth si sta facendo una scelta consapevole di spendere del tempo in un cimitero, di osservare a lume di candela un antico tomo che contiene segreti che qualsiasi uomo sano di mente eviterebbe.

Farò del mio meglio per rendervi partecipi di questo genere. Questo genere che attrae solo i più torturati estranei, coloro che anelano alla magia dimenticata dei morti, per rimanere per l’eternità all’ombra di tombe decadenti.

 

E proprio all’interno di quel blog si formò la figura di Erang, considerato da molti il pioniere del revival Dungeon Synth. La sua musica si rifaceva a quella di quegli oscuri album degli anni ‘90, riproponendone le atmosfere cupe e fantastiche, mantenendo lo spirito lo-fi che li aveva caratterizzati, ma infondendoli con una nuova nostalgia per tempi ancora più distanti. 

La nascita di queste nuove vie di condivisione, come ad esempio il canale Youtube “The Dungeon Synth Archives” nel 2014 o simili gruppi Facebook, garantì una vasta diffusione e un’estrema proliferazione di artisti di questo genere che aveva trovato una nuova vita nella rete. Ma la Dungeon Synth è rimasta e probabilmente un genere quintessenzialmente di nicchia. Un genere che va ricercato attivamente, che non ci viene incontro passivamente, e rimane saldamente legato ad internet. Basti pensare che la maggior parte degli album Dungeon Synth non viene mai pubblicata su Spotify o altre piattaforme di streaming considerate mainstream, ma rimane su piattaforme come Bandcamp o Youtube. 

Ricerche

Moltissime cose sono cambiate nel mio modo di approcciarmi alla musica e alla scoperta di nuovi album e artisti da quando ho scoperto per la prima volta la Dungeon Synth. 

La maggior parte di ciò che scopro lo trovo attraverso recensioni, sfogliando i consigli o la sezione “ai fan piace anche” di Spotify, oppure attraverso suggerimenti di amici e conoscenti. 

Ma ancora oggi, quando sono in vena, mi calo nuovamente nelle segrete alla scoperta di nuovi artisti Dungeon Synth sfogliando pagine e pagine su pagine su Bandcamp o scorrendo i post sulla bacheca del Dungeon Synth Blog – ancora relativamente molto attivo per essere un forum nel 2023. E la soddisfazione di trovare quell’artista sconosciuto che ha così tanto da dire, e lo dice in un modo così unico, è impagabile.

E io sostengo fermamente che la Dungeon Synth – così come la musica di nicchia e underground in generale – oltre a farci viaggiare e immaginare regni perduti, antiche foreste e castelli dimenticati, ci dovrebbe insegnare sempre ad approfondire quanto più possibile, a ricercare le cose che ci appassionano ma soprattutto ad informarsi attivamente, e non aspettando che notizie ed opinioni ci vengano date in pasto, e ci dovrebbe insegnare a cercare e partecipare a discussioni che ci possano arricchire. 

Perchè l’album migliore è sempre un thread più giù.

In memoria di Matthew P. Davis

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