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Mes e MSI

Copertina: Ilaria Barracca

Una ratifica sospesa

La parola “anomalia”, utilizzata a pochi giorni dal Natale dalla presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde per definire l’Italia, ha sollevato un polverone di polemiche e critiche contro una “cattiva Europa” che, a detta di piagnistei generali, vuole solo il male italiano. Lagarde nulla voleva “regalare” all’Italia con queste sue parole, come ha domandato su Twitter il nostro ministro della Difesa Guido Crosetto, ma semplicemente constatare un dato di fatto: siamo l’unica nazione a non aver sottoscritto la riforma del Mes, Meccanismo europeo di stabilità, conosciuto anche come Fondo Salva Stati. 

Prima di alcune considerazioni, è bene ricordare che il Mes fu creato nel 2012 come risposta alla crisi finanziaria internazionale che mise in ginocchio Grecia, Portogallo, Irlanda e Cipro. Lo scopo del Mes è proprio quello di sostenere i paesi membri in difficoltà. A seguito della crisi pandemica, l’eurogruppo ha proposto alcune modifiche, chiedendo nuovamente l’adesione ai paesi membri. Il nostro Governo non vuole, però, ratificare la riforma e la Meloni, addirittura, dichiarò a Porta a Porta: “che l’Italia non acceda al Mes lo posso firmare con il sangue”. Un no categorico ad una misura il cui unico scopo è quello di aiutare paesi in difficoltà. Il terrore del Governo è quello di ritrovarsi sfruttati piuttosto che aiutati, una paura che non trova giustificazioni razionali, visto il funzionamento stesso del Meccanismo europeo di stabilità e la sua riforma che, tra le altre, prevede l’introduzione di clausole di azione collettiva a maggioranza unica che altro non fanno se non semplificare la ristrutturazione del debito di un paese. 

Ammetto di non essere ferrata in campo economico, ma ciò che sembra trasparire da questo rigetto italiano non è tanto la mancanza di fiducia nei confronti di un Meccanismo, che l’Italia ha già ratificato in passato, senza le drastiche conseguenze paventate da Meloni e seguito, quanto il timore dell’intromissione nelle scelte economiche presenti e future: l’Europa malevola e contro l’Italia, quella per cui “è finita la pacchia”, deve essere tenuta fuori, allontanata (nonostante il Mes sia una istituzione intergovernativa non sottoposta alla legislazione dell’Unione Europea, ma a quella internazionale). 

Le dichiarazioni in merito, oltre quelle tarantiniane della Meloni, non fanno sperare in un rinsavimento: Tommaso Foti sottolinea che in questo momento si è impegnati sulla legge di bilancio (un grande sforzo di intelligenza collettiva a chi riesce a fare meno errori) e lascia la palla al Parlamento, che nel merito prenderà posizione, come sottolinea anche Alessandro Cattaneo il quale aggiunge che la posizione, in realtà, è chiara e già esplicitata. Tutto già detto, già dichiarato, già “deciso”, ma si è in riflessione. 

Su cosa, poi, si debba riflettere non è ben chiaro, tanto a noi, quanto a loro. 

Al cuore non si comanda

In un articolo, dal titolo “Le altre schifezze”, avevo già ben delineato la figura del nostro Presidente del Senato, Ignazio Benito Maria La Russa, sottolineando la sua passata storia politica. A quanto pare, questa storia non è poi così passata dal momento che la nostra seconda carica dello Stato ha ben pensato di celebrare con un post Instagram il Movimento Sociale Italiano, partito che ricordiamo essere il prosecutore degli ideali fascisti. Mi duole dirlo, ma nulla che stupisca: le innumerevoli prese di posizione e manifestazioni ideologiche di tutti gli anni di carriera politica di La Russa non potevano preannunciare nulla di diverso. Né stupisce il suo “me ne frego” in risposta a quanti hanno criticato questo suo sentimentale ricordo, visto che lui, semplicemente, esprime le sue idee. Un coraggioso, insomma, il nostro Presidente del Senato, senza paura, sprezzante del pericolo. Ma quale pericolo? A quanto pare, nessuno, visto che la Meloni nulla ha avuto da ridire in merito. 

Nulla di quanto accaduto sbalordisce: il Governo votato ha scelto i suoi uomini e Ignazio Benito Maria La Russa è uno di questi. La rabbia per tali atteggiamenti dovrebbe muovere verso un cambiamento, verso la volontà di far comprendere che certe idee non dovrebbero più esistere o che, certamente, non dovrebbero essere a capo dell’Italia. ma, chissà, forse, neanche questa ostentazione neofascista farà aprire gli occhi. 

D’altro canto a La Russa è stato rimproverato un post Instagram, ma è sempre stato parte attiva della vita politica del nostro paese e le sue idee non le ha mai mascherate né mai sono state differenti da quelle odierne. 

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