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L’Oriente dietro l’angolo

Copertina: Giorgia Liuzzo

Il festival dell’Oriente a Torino

Penso che poche particolarità di questo mondo riescano veramente a scaldare il cuore e a rendere speciale un momento. Ed è ormai complicato comprendere cosa sia effettivamente bello e luminoso. Come se, in qualche modo, l’umanità si fosse lasciata andare all’oscurità. Per questo motivo, o forse per molteplici cose che io non comprendo, esistono i colori. Caldi o freddi che siano, trasmettono sensazioni di pace e armonia, spensieratezza e felicità. E non è così difficile immaginare cosa li renda così speciali e perché vengano usati in molteplici occasioni. Di recente mi è capitato di partecipare al festival dell’Oriente, in grado di trasmettere in maniera lampante la forza dei colori. A mio parere, l’ingrediente principale di tale allegria e coesione di tante culture. Un’esplosione di sfumature diverse e compatte per esprimere la diversità e le varie sfaccettature di carattere. Ed è per questo che ho deciso di concludere il nostro viaggio con questo articolo, ricolmo di festosità e concretezza.

Penso sia lampante il secondo ingrediente capace di rendere unico questo evento: la diversità. Ovviamente non è inteso come una caratteristica negativa ma anzi, come uno strumento in aggiunta per creare un’armonia forte e persistente. Le varie culture presenti hanno regalato a tutti i partecipanti un piccolo passaporto personale, da custodire e trasmettere a chiunque voglia immergersi in un altro paese. Dal Giappone sono passata all’India senza mai sentirmi in difetto o spaesata. Tutto è stato studiato nel minimo particolare e l’esperienza è risultata costruttiva ed immersiva.

L’organizzazione di tale evento è stata impressionante e ha registrato numerose adesioni e consensi in differenti città d’Italia. Quello a cui ho partecipato è stato situato a Torino, nello specifico al Lingotto Fiere, in Via Nizza 294, un enorme padiglione vicino alla stazione di Torino Lingotto. Le date a disposizione sono state distribuite in due weekend di marzo: sabato 18, domenica 19 e ancora sabato 25 e domenica 26. Il prezzo, comprando i biglietti via web, è stato di 15 euro intero mentre 9 ridotto, per i ragazzi dai 5 ai 10 anni compiuti. Oltre alla possibilità di assaggiare varie prelibatezze di ogni parte dell’Oriente, la fiera ha offerto vari spettacoli gratuiti nel quale divertirsi ed esplorare diverse culture. Anche a Milano sarà possibile, nel mese di maggio, esplorare questa fiera in diverse occasioni: sabato 20, domenica 21, sabato 27 e domenica 28. Avrà sede a Malpensa Fiere, in via XI Settembre 16, Busto Arsizio con la possibilità di preordinare i biglietti online e visionare il programma delle varie giornate. 

Recarsi al festival è risultato molto semplice, soprattutto grazie alle istruzioni presenti sul biglietto. Dalla stazione di Torino Lingotto la distanza è risultata breve, solo 10 minuti a piedi, raggiungibile grazie all’ausilio di un navigatore per chi non conoscesse la zona. L’ingresso ha lasciato di stucco chiunque, visto l’imponente statua di Buddha e la possibilità di suonare un’enorme campana posta vicino all’entrata. Ad accogliere gli spettatori è stata presente una ragazza vestita con caratteristici vestiti indiani, pronta ad applicare sulla fronte il tilaka o red bindi, ovvero il “pallino rosso” legato a pratiche religiose induiste, preparato con polvere di curcuma rossa o ossido di zinco amalgamati con vaselina.

In diversi stand sono stato allestiti piatti tipici della cultura orientale, dal quale poter assaggiare spezie e speciali combinazioni di sapori. Nella parte posta in alto e in quella centrale è stato adibito il centro per i massaggi, da quelli thailandesi a quelli sonori, senza distinzione di funzioni. Gli spettacoli posti in diversi punti della fiera sono stati preannunciati prima del loro inizio, così da permettere a tutti di scegliere cosa visionare per prima. Balli, canti, cerimonie e racconti sono stati i veri protagonisti dell’evento, capaci di lasciare un’impronta ben definita nel cuore di ognuno.

Quello che mi ha colpito maggiormente sono stati i balli e le cerimonie tipiche di ogni cultura. Il Giappone con la sua eleganza e solennità, soprattutto attraverso la Cerimonia del tè, pratica utilizzata da generazioni e che può durare anche diverse ore. La Corea del Sud con la passione che la contraddistingue e l’intimità che viene a crearsi tra i ballerini. E l’India, piena di colori e gioia, sprigionata attraverso i sorrisi e l’energia dei vari protagonisti della scena. In particolare hanno colpito nel segno i Negma Dance Group, partecipanti e finalisti di Italia’s Got Talent 2021 e premiati anche da Joe Bastian con il Golden Buzzer, attraverso l’esibizione in stile Bollywood.

Inoltre nella zona degustazione è stato possibile ammirare la preparazione di un tipico dolce giapponese: il mochi. Attraverso il movimento di tre abili maestri è stato creato lo strato esterno e gelatinoso, costituito da riso glutinoso, tritato e pestato per ottenere una pasta bianca, morbida e appiccicosa che viene poi modellata in forme sferiche o rettangolari. Secondo la tradizione la cerimonia della preparazione, chiamata mochitsuki, consiste nel pestare il riso, precedentemente messo a bagno e poi cotto, nel tradizionale mortaio di grandi dimensioni detto usu, con un martello in legno chiamato kine. Di base è una tecnica svolta da due persone che lavorano in coppia: il primo pesta ritmicamente con il kine mentre il secondo rigira e umidifica il mochi, per questo la coordinazione risulta fondamentale per la riuscita del dolce.

Concludo questa mia rubrica con la speranza di avervi fatto appassionare ad un mondo così vasto e colorato, ricco di culture e diversità. Invitando, a chi ne ha la possibilità, ad andare al festival dell’Oriente più vicino, per poter ammirare in prima persona quello che ho voluto sintetizzare in questo articolo. Non perdete mai l’occasione di imparare qualcosa di nuovo e differente da ciò che siete o amate, fatevi appassionare e arricchire da esperienze e viaggi e soprattutto non accontentatevi mai. Ed infine vorrei ringraziare le mie due amiche, Sofia e Ilaria, per avermi accompagnata in quest’avventura fantastica, vi voglio bene.

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