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L’incubo di Füssli

Illustrazione: Giorgia Liuzzo

Un trattato di semantica ad olio

Esistono delle opere – forse la maggior parte –  che indipendentemente da quanto le si studi, approfondendo la storia e i significati, avranno sempre qualcosa di nuovo da raccontare, che si tratti di un aneddoto legato al suo concepimento o una nuova interpretazione che ci era sfuggita. Alcune di queste evidenziano come gli aspetti di un’opera spesso esulino – molte volte al di là delle intenzioni dell’autore – dal loro campo di appartenenza, invadendo branche a volte affini a volte totalmente estranee.

Una tra molte, L’Incubo di Johann Heinrich Füssli, dipinta nel 1781 ed esposta alla Royal Academy di Londra l’anno seguente, rivela molti dei suoi significati solo andando oltre gli elementi pittorico-simbolici. 

Questa tela, già di per sé enigmatica, nasconde un complesso sistema di figurazione, che fa ricorso all’etimologia, alla semantica e alle sue evocazioni, portando sul campo l’analisi dei significati stratificati della parola “incubo” in varie lingue europee. 

Già solo scomponendo il titolo inglese, The Nightmare, ci viene presentata una delle figure inquietanti che infestano la scena: Night Mare, letteralmente giumenta della notte. Sebbene la scomposizione sia errata da un punto di vista etimologico, l’immagine evocata è immediata, e il pittore riporta effettivamente una figura equina, che assiste alla scena, fa visita alla sventurata donna vittima di questo terribile sogno. L’etimologia corretta, invece, ci presenterebbe la seconda inquietante figura: mare è lo spirito maligno che nel folklore germanico e slavo è la causa degli incubi. E la stessa parola italiana, incubo, nel latino incubus è il demone che infesta le donne nel sonno. 

Andando oltre il titolo tedesco Der Nachtmahr, assimilabile al sopra citato inglese nightmare, il medesimo demone fa la sua comparsa anche nell’altro termine per indicare un incubo in tedesco, albdruk, dove alb (o alp) è appunto la già citata creatura, e druck significa pressione, e nel termine francese cauchemare, dove cauche è traducibile con il tedesco druck e mare con alp. “Pressione” è invece il significato della radice del termine spagnolo per indicare gli incubi, ossia pesadilla (pesada, appunto pressione, accostata al diminutivo illa). Ci viene così illustrata la posizione della creatura, che grava sul petto della donna, causandole il tormento nel sonno. 

Cinque lingue e cinque parole foneticamente ed etimologicamente diverse, ma che rimandano alle stesse categorie evocative, intrecciandosi in un meraviglioso quanto complesso sistema di rimandi significativi. 

Füssli usa queste immagini evocate dalle parole per articolare la sua rappresentazione, evocando le sensazioni reali di un incubo, o meglio di una paralisi del sonno: impressione di essere osservati, immobilità, pressione sul petto. Verrebbe da etichettare l’opera come freudiana, se non fosse che Freud scriverà il suo Die Traumdeutung L’Interpretazione dei sogni, pubblicato in Germania nel 1899 quasi un secolo dopo. 

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Un commento

  1. Molto suggestiva l’associazione lessicale-etimollogica al processo creativo dell’artista. Interessante l’articolo, ben argomentato e chiaro nell’esposizione.

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