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Liberali col petto in fuori

Copertina: Ilaria Barracca

“È finita la pacchia”

“Sono un liberale. Ognuno dev’essere libero di pagare come vuole”, ma se paghi con la carta sei un “rompipalle”, queste le dichiarazioni del ministro Salvini in difesa della norma sul limite dei pagamenti con il pos, che prevedeva l’annullamento delle sanzioni per gli esercenti che si rifiutavano di accettare pagamenti con carta di credito o bancomat sotto i 60€. La bellezza di andare a prelevare è risaputa: si vuole davvero paragonare il semplice appoggiare una carta su un pos con l’andare ad uno sportello, pagando le commissioni se non della propria banca, prelevare e, solo dopo tutto questo meraviglioso iter, poter entrare al bar? Si palesa, capite bene, la rottura di palle. 

Una norma che ha scatenato proteste da parte di tutta l’opposizione, vista come facile appiglio per l’evasione fiscale. La polemica pretestuosa, è risaputo, è una paura onnipresente per il Governo Meloni, ma a segnalare la contraddittorietà di tale norma con l’impegno, previsto anche nel Pnrr, a contrastare l’evasione fiscale, è stato anche il presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite della Corte dei conti Enrico Flaccadoro. La Corte dei conti ha, inoltre, sottolineato la falsità della credenza secondo cui i pagamenti elettronici comportino oneri maggiori rispetto al contante, come se fossero stati dimenticati i costi pubblici e privati connessi a banconote e monete, evidenziati anche dalle analisi della Banca d’Italia. 

Tutte le paure e i dubbi connessi al tema sono stati, per fortuna, spazzati via dalla Commissione europea, che ha evidentemente percepito i danni che tale norma avrebbe provocato. Questo intervento dà voce ai timori fiscali di opposizione e non solo: non è che, forse, e ribadisco forse, le accuse di una mano tesa verso l’evasione, in fin dei conti, non erano così lontane dalla realtà? 

La Meloni ha dichiarato di voler trovare altri modi per non far pagare le commissioni, ovviamente a data da destinarsi, vista la volontà di concludere i lavori sulla manovra il prima possibile. Per il momento, questa sua prima “soluzione” è accantonata. 

Giovani da risanare

L’interesse di questo Governo per i giovani è indubbio. Non è un interesse qualsiasi: si vogliono risolvere i problemi della odierna gioventù, considerata, evidentemente, ai limiti dell’accettabilità civile visto che, il minimo comun denominatore dei vari discorsi e delle varie idee risolutive per questi drammatici guai, è la volontà di educare, responsabilizzare, far crescere, migliorare. 

Il ministro Valditara suggeriva, come metodo efficace, l’umiliazione, di cui ho parlato nell’articolo del 28 novembre “Umiliazione e silenzio”. 

Il ministro Salvini ha una proposta altrettanto all’avanguardia e al passo con i tempi: la reintroduzione della leva militare, vista da lui come “la miglior forma di educazione civica e di prevenzione sociale e sanitaria diffusa sul territorio”. Nulla che possa destabilizzare l’opinione pubblica, vista la ripetizione nel tempo di queste idee: come un timer, al suono del drin, si ripropone il servizio militare. 

L’approccio politico ai giovani fa tanto pensare allo storico proverbio napoletano “mazz’ e panell’ fanne ‘e figli bell’”: la soluzione ad ogni problema sono regole e rigidità. 

Sulla questione Valditara parlai di uomini duri, d’onore, tutti d’un pezzo, privi di lacrime e sentimenti deboli, dal sapore anni ’30. Non è molto distante la proposta salviniana, semplicemente, al posto dell’umiliazione pubblica, c’è il rigore. L’uomo che ne deriva è sempre dello stesso tipo. 

Sembra quasi essere una corsa, verso il baratro, a chi plasma l’uomo con il petto in fuori migliore. 

Uno slogan tanto ripetuto era ed è “si parla dei giovani, ma non con loro”: come si può dar torto a tali parole se si considera che la cronologia fattuale e comunicativa di questo Governo, fino ad oggi, è meritocrazia-umiliazione-leva? 

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