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Le altre schifezze

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La politica non è mai s­tata vista come la cosa più divertente e spassosa di cui parlare, sempre identificata con quel grigiore tipico di un temporale, ancor più devastante se di lunedì mattina.

E se provassimo a cambiare le cose? Cominciando, magari, a trasformare il grigio in quello scoppiettante arancione t­ipico di uno spritz?

“L’aperitivo politico“ ha proprio questo intento: ogni lunedì, alle 18:00, un commento sull’accaduto politico della settimana precedente, da leggere con un buon cocktail in mano, in compagnia dei vostri amici, o con una tazza di cioccolata fumante sotto la vostra coperta preferita.

Non potevamo aprire questa rubrica in modo migliore: giovedì 13 ottobre è stato eletto Presidente del Senato Ignazio Benito Maria La Russa e venerdì 14 ottobre è stato eletto Presidente della Camera Lorenzo Fontana.

L’elezione di questi due personaggi non può certo stupire, vista la vittoria alle governative della destra, ma reputo sia corretto ricordare e tenere bene a mente, prima di ogni commento e di ogni esternazione di rabbia, la loro storia e le loro idee.

Il nostro nuovo Presidente del Senato inizia la sua carriera politica nel Movimento Sociale Italiano, partito di ispirazione neofascista fondato nel 1946 da Giorgio Almirante, Pino Romualdi, reduci dalla Repubblica Sociale Italiana, e altri ex esponenti del regime fascista, il cui simbolo è la fiamma tricolore identificata con quella presente sulla tomba di Mussolini.

Ignazio La Russa fonda, poi, nel 1995, insieme a Gianfranco Fini, il nuovo partito prosecutore degli ideali del MSI, Alleanza Nazionale, mantenendo l’identità simbolica fiammeggiante. Dopo una breve parentesi nelle fila del Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi, fonda, con Giorgia Meloni e Guido Crosetto, Fratelli d’Italia, anch’esso con il fiammeggiante tricolore richiamante il MSI. Questo nuovo partito si presenta come il prosecutore ideale di Alleanza Nazionale, a sua volta, come detto poco prima, evoluzione del MSI, partito neofascista.

Al di là di queste piccolezze, spesso negate e additate come pregiudizi inutili della sinistra, utilizzati solo perché non in grado di contrastare in altro modo la loro magnificenza e grandezza politica, La Russa le sue idee e le sue posizioni non le nasconde. L’esempio più vicino lo abbiamo dalle sue stesse parole durante un dibattito politico con Michele Emiliano a “L’Aria che tira” di Myrta Merlino del 15 settembre 2022 (proprio così, appena prima delle elezioni), in cui afferma “Siamo tutti eredi del Duce”. Rendendosi, forse, conto di aver esternato in maniera troppo diretta il suo pensiero, si giustifica asserendo di riferirsi al periodo storico, di cui siamo effettivamente tutti eredi, ma, sottolineerei, solo ed esclusivamente del periodo storico, un po’ come siamo eredi di Mazzini e Garibaldi, non di certo del pensiero politico e del Duce stesso. Una giustificazione che fa acqua da tutti i ponti, vista la sua specifica ad personam, oserei dire.

Questa è l’ultima delle singolari prese di posizione del nostro nuovo Presidente del Senato, ma siccome stiamo delineando il profilo di una delle più alte cariche dello Stato, terrei a citare un altro paio di peculiarità, giusto per comprenderne a pieno la natura e togliere ogni dubbio.

Forse per ironia, forse per sdrammatizzare il periodo così poco tragico, di cui ha ricordato le vittime anche nel suo discorso post elezione, propose, ad inizio pandemia, sui social, di sostituire la stretta di mano con il saluto romano. Visto il suo spirito così burlone, sicuramente stiamo mistificando il succo di questo suo suggerimento, esagerando, come sempre perché privi di altro a cui aggrapparsi, la sua palese affiliazione ideologica.

Nel 2018 aprì la sua casa alle telecamere televisive, mostrando, fiero, i cimeli fascisti che possedeva, tra cui busti mussoliniani. Non dobbiamo lasciarci ingannare, anche in questo caso, dai pregiudizi: si tratta di semplici ricordi di famiglia, che non si possono certo abbandonare in uno scatolone nel fondo della cantina.

Andando un po’ a ritroso nel tempo, trovo necessario citare le sue parole del 2013 in merito alle adozioni gay: “Noi diciamo no all’adozione per coppie gay. Crescere con due papà è un’induzione ingiustificata a crescere gay.”. Tenta di parare i colpi con un disegno di legge a tutela delle coppie omosessuali nel 2014, ma a patto che le adozioni siano escluse.

Sull’onda di queste parole apro il profilo del nostro nuovo Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che nel 2017 si è sbilanciato ben oltre La Russa, asserendo: “Vogliamo un’Europa dove il matrimonio sia tra una mamma e un papà. I bambini vengano dati ad una mamma e un papà. Le altre schifezze non le vogliamo neanche sentire nominare”. Proporrei di dividere per punti questa discretissima presa di posizione, che definire conservatrice sembra un complimento, analizzando intanto la parte dedicata al matrimonio. Porrei una domanda al nostro Presidente: ma se una coppia, di uomo e donna, sia chiaro, decidesse di sposarsi, ma non volesse o potesse avere figli, deve anch’essa considerarsi schifezza, o il fatto di essere di sessi opposti può bastare per la tolleranza? Il secondo punto, che sicuramente si riferisce alle adozioni gay e ricalca in maniera più simpatica le parole di La Russa, mi indurrebbe a porre un secondo quesito, che si potrebbe considerare provocatorio, e a cui si potrebbe ribattere con una certa banalità: ma chi, invece, ha solamente una mamma o un papà? Schifezze anche quelle?

Ho sottolineato che ciò veniva detto da Fontana nel 2017, perché ho citato le esatte parole di quel discorso, ma ho voluto soffermarmi un po’ di più proprio perché il nostro nuovo Presidente della Camera le ha ripetute innumerevoli volte, riequilibrando il termine “schifezze” con il più moderato “strane alchimie”.

Se ciò non dovesse bastare a farsi un’idea, non si può dimenticare la sua ammirazione per Putin e il modello Russo, visibile fin dalle dichiarazioni del 2014 sulla Crimea: «La vittoria di Russia Unita, il partito di Putin, nelle elezioni regionali in Crimea è l’attestazione di come il popolo della Crimea sente di essere tornato alla casa madre. Non si tratta di essere pro o contro Putin, ma pro o contro un popolo».

Da buon reazionario, poi, è ovviamente antiabortista: «Restringere il diritto all’aborto è un tema che nel Contratto non c’è, credo anche che nella maggioranza non esista una sensibilità di questo tipo. Purtroppo, a mio modo di vedere».

Per concludere, pongo un’altra brevissima domandina al neoeletto Presidente della Camera: è proprio certo di poter essere il Presidente di tutti, come ha lei stesso detto nel suo discorso? È certo di poter comprendere le varie sfaccettature di questa nazione?

Anche il Presidente del Senato La Russa ha giurato di difendere i diritti di tutte le parti politiche, siano esse di maggioranza o di minoranza.

Sono curiosa di vedere che fine faranno queste promesse e queste belle parole di insediamento. 

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