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LA VITA: ipocrisia culturale

Copertina: Ilaria Barracca

Un’altra volta. Un’altra vita spezzata. Un ennesimo fallimento della società e del nostro sistema universitario. Un’altra dimostrazione che i giovani sono in pericolo.

Cultura: la personificazione neoliberista

Più di cento giorni fa si è introdotta nella cultura istituzionale il concetto di “merito” all’idea dell’istruzione, implicitamente instaurando la loro inscindibilità. A prima vista tale legame può apparire fruttuoso e alto, ma la meritocrazia è un concetto che si pone ex post e non ex ante lo studio. Si escludono le condizioni economiche, le disuguaglianze, si fa finta che tutti siano allo stesso punto di partenza, negando le contingenze particolari presenti nel paese.

Qualche settimana dopo, sulla ribalta nazionale e sui palcoscenici dei giornali più influenti, spunta un nome ed una storia: Carlotta Rossignoli. La narrativa pomposa del suo anticipo nei tempi per conseguire la laurea in medicina ha riportato in sé la logica del profitto, in cui si deve correre, non ci si deve abbattere e soprattutto in cui si può “dormire poco”. Tutto ciò alimenta stress ed un sistema che crea nocumento ad una salute fisica e mentale dei giovani, di chi come Carlotta era ed è studente ma con più difficoltà, che possono essere di studio o di famiglia.

A tutto ciò, si aggiunge che tutti quei studenti che dopo sacrifici, sforzi enormi finalmente giungono al traguardo finale e tanto ambito della laurea, quando si approcciano al mondo del lavoro vengono etichettati come “senza esperienza”. Una società ed un sistema che, dunque, impone agli studenti di correre con gli esami, senza un velo di umanità, e, allo stesso, di fare esperienze lavorative, così da accantonare i propri bisogni a quelli liberal-liberisti.

Un neoliberismo anti generazionale

Questi esempi, queste “icone” autocelebrative, che, come nel caso della Rossignoli, nascondono percorsi con delle ombre, porte che si aprivano solo per lei, portano i giovani ad alimentare una cultura della sofferenza ed insoddisfazione. Chi fa informazioni, in questi casi, invece di concentrarsi a scovare le discrepanze e svelare i motivi degli anticipi di carriera si ferma a essere scrittore dedito all’esaltazione.

Chi legge, soprattutto in momenti di difficoltà con lo studio, si sente inferiore ed inadatto, instillando parola per parola, storia dopo storia quel piccolo pensiero che mette in discussione la cultura della vita. Si aggiunge, poi, alla narrativa passiva la piccola sconfitta, la bocciatura ad un’esame, poi un altro problemino. Un mattoncino alla volta che pesa sul collo, finché quando si crea un muro alto e pesantissimo, si cade giù decidendo di abbattersi definitivamente, per tornare, come da infanti, ad essere leggeri.

Questa situazione mette al centro la cultura della vita, quasi spolverando gli esistenzialisti! Fa specie che chi, per tale cultura, vuole non modificare la 194 come più volte ha detto, ma direttamente abrogarla, trasformando chi abortisce in omicida volontario (con ergastolo eventuale in omaggio!), non esalti la vitalità in  questi casi. 

Non serve interessarsi di dare il diritto alla vita per chi è solamente concepito, che non è ancora un essere umano, se non si tutela quel diritto per chi è già nato.

Le vere associazioni Pro vita dovrebbero fare fronte comune con molte associazioni per aumentare gli investimenti sulla salute mentale, la presenza di psicologi nei centri d’istruzione e nei posti di lavoro. Prima di dire ad una donna cosa fare col suo corpo andrebbe aiutata a salvare ciò che è uscito da essa, facendo sì che non si spezzi da sola.

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