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La Strada: un archetipo della cultura popolare

Illustrazione: Luca Macerata

Un libro breve e intenso di Cormac McCarthy, Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007.
Due figure, padre e figlio, si aggirano per un’America colpita da una non precisata catastrofe, desolata e devastata.
Il bambino e il padre cercano di sopravvivere in tutti i modi possibili; dai predoni, dalle impossibili condizioni climatiche e dalla fame. 

Una vera e propria epopea, un viaggio descritto essenzialmente, senza una parola di troppo. Un minimalismo spietato che scandisce ogni pagina. Spietato come il mondo descritto da Cormac McCarthy certo, ma La Strada è anche un racconto di speranza e di crescita. 

Cosa dire ancora di un romanzo uscito nel 2006, premio Pulitzer per la narrativa nel 2007 e che viene fatto studiare nelle università? Non si può effettivamente aggiungere molto al discorso che riguarda questa opera, niente di più di quello che è stato già detto. 

Questo articolo, più che parlare del libro in sé, cerca di sottolineare quanto La Strada sia stato fondamentale per l’immaginario e la cultura pop contemporanea. Soprattutto per quanto concerne la fantascienza post-apocalittica e non. 

Un archetipo

Nel 1970, lo scrittore Kazuo Koike e il disegnatore Gōseki Kojima danno vita al manga Lone Wolf and Cub, che stravolgerà definitivamente il mondo dei fumetti giapponesi, radicandosi totalmente nella cultura popolare del Sol Levante. 

Il manga narra le vicende di un Kaishakunin, ovvero l’incaricato alla decapitazione dei condannati al Seppuku, il suicidio rituale dei samurai, disonorato, in cerca di vendetta e vagabondo nel Giappone del 1700. La storia colpisce subito il pubblico per la sua complessità e per quella che è davvero l’anima del manga: il rapporto padre-figlio. 

Il protagonista ha sempre al suo fianco il piccolo, in questo viaggio continuo e strutturato. È il più piccolo che impara dal più grande o viceversa? 

Sembra la stessa domanda che si pone Cormac McCarthy quando dà i natali a La Strada, ma nonostante sia un uomo di vasta cultura e Lone Wolf and Cub sia considerata una delle opere più influenti di sempre, non ci è dato sapere se lo scrittore americano ci si sia mai approcciato. Quello che è certo però è che con il successo mondiale de La Strada, un topos letterario come quello della crescita nel rapporto genitore-figlio diventa un vero e proprio archetipo, andando per sempre a cambiare un certo tipo di narrativa. 

Forse il primo fumetto in occidente a prendere totalmente dal manga di Koike e Kojima è Road to Perdition di Max Allan Collins, da cui è stato tratto il film Era mio padre, con Tom Hanks protagonista e Sam Mendes alla regia. 

La grande ombra de La Strada

Dunque un romanzo che ha influenzato e continua a influenzare lavori provenienti dai più disparati media. Che siano serie tv, film o videogiochi. 

Ciò che ha lasciato La Strada nel panorama della cultura popolare contemporanea è di inestimabile valore, avendo ispirato opere acclamate e addirittura spartiacque. Come il primo capitolo di The Last of Us, prodotto dalla Naughty Dog, fondamentale per l’evoluzione narrativa videoludica.

Proprio come ne La Strada, in The Last of Us bisogna immergersi in un mondo post-apocalittico, viaggiando per gli Stati Uniti con Joel l’adulto ed Ellie la ragazzina, i due opposti che sono lì per crescere e/o mutare insieme, nella violenza, nella paura, nella fatica, negli sbagli e soprattutto, nella speranza. Forse il videogioco più dichiaratamente McCarthyiano. Minimalista ed essenziale nella resa dei dialoghi, nel modo di narrare le vicende capitolo dopo capitolo, realistico, privo di qualsiasi retorica e inevitabilmente interessato a scavare nell’umanità di qualsiasi personaggio, sfumando il più possibile le caratterizzazioni. Ovviamente The Last of Us non è un gioco derivato e basta, ma ha una sua precisa identità che esplode con The Last of Us: Part II, ma la lettura de La Strada è assolutamente consigliata se si vuole apprezzare ancora di più l’avventura targata Naughty Dog. 

 

Troviamo poi, spostandosi sul versante delle serie TV, la fortunata The Mandalorian, tassello importante per l’universo espanso di Star Wars. Serial che prende a piene mani dal Western e da Lone Wolf and Cub, presentando allo spettatore un cacciatore di taglie mandaloriano, accompagnato da un personaggio chiamato Grogu appartenente alla stessa specie del famoso maestro Yoda, qui presente per ricoprire l’archetipo del bambino. Non è difficile pensare che anche questa serie televisiva sia stata creata basandosi sul successo e i lasciti de La Strada, e le opere di McCarthy in generale. Certo, manca quell’alone cupo presente in praticamente tutti i suoi romanzi, ma il fatto che l’autore abbia contribuito pesantemente alla nascita di un nuovo immaginario Neo-Western (e The Mandalorian ne fa ampiamente parte) è un punto a favore di questa tesi. 

È inutile dilungarsi ulteriormente. La forte presenza di Cormac McCarthy nelle arti contemporanee è già stata appurata qui, nei precedenti articoli di questa rubrica e in vari saggi e scritti di diversi studiosi. 

Prima di andare avanti, non resta dunque che lasciare una lista di media differenti ma che in egual modo sono germogliati sotto la grande ombra de La Strada: il quarto capitolo di God of War, Prospect per la regia di Zeek Earl e Chris Caldwell, Light of My Life di Casey Affleck, A Quiet Place di John Krasinski, Logan di James Mangold e molti altri.

Film e libro

Le (misurate) parole utilizzare da McCarthy per raccontarci le vicende de La Strada, gli sono valse, come già detto, un premio Pulitzer e il plauso di pubblico e critica. Nel 2009 ne è stato tratto un valido film, per la regia di John Hillcoat, con Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee e Charlize Theron, che indovina ritmi, l’atmosfera e gli accostamenti cromatici, sempre freddi e grigiastri. Ma la vera potenza del romanzo sta proprio nel raccontare una storia con un uso sapiente delle frasi, lavorando totalmente di suggestioni e dando meno retroscena possibili, regalando la possibilità al lettore di crearsi nella propria mente un immaginario unico. 

Al di là dei temi crudi e delle situazioni spiazzanti, La Strada è scorrevole, commovente e che analizza in maniera unica la profondità delle emozioni umane, tra rassegnazione e voglia disperata di sopravvivere. 

Un’opera indelebile

Dunque l’epopea minimalista firmata da uno dei più grandi scrittori contemporanei ha assimilato totalmente i temi principali dei romanzi “on the road”, dei racconti di formazione e delle storie sui viaggi, mescolando le carte in tavola e consegnando al pubblico e alla critica un mix tra la sua solita filosofia in continuo mutamento e arricchimento e un nuovo modo di intendere la fantascienza, superando l’etichetta del genere letterario e andando ben oltre. 

Un lavoro ormai incastonato e indelebile nell’immaginario collettivo, che verrà negli anni rielaborato e addirittura decostruito, come avviene per opere molto più datate e considerate classiche.

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