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La società della felicità

Illustrazione: Giorgia Liuzzo

Primo punto: essere anestetizzati

Anestetizzati al dolore, alla perdita, a tutto ciò che risulta doloroso. Una società che si rifiuta categoricamente di essere libera di soffrire senza problemi. Un mondo che non riesce più a lasciarsi andare. E quindi ci ritroviamo, magari a trent’anni, con una bottiglia in mano, un cassetto sempre chiuso, dove prima vivevano tutti i sogni e una speranza ormai consumata dal divenire dei giorni. Ci vergogniamo a diffondere la nostra essenza, soprattutto perché non viene percepita, intuita nel profondo. Preferiamo apparire piuttosto che essere, preferiamo sopravvivere e non più vivere. 

Secondo punto: la paura del perché

La cosa che alla fine spaventa di più è comprendere il perché di tutta l’esistenza. Il vero motivo per soffrire, amare, essere felici. Un motivo fugace, che si perderà quando la nostra memoria sarà cancellata per sempre. Ed è anche per questo che non ci concediamo il lusso di essere tristi, di provare un briciolo di amarezza. Di dimostrare al prossimo che non si può reagire sempre con un sorriso, ogni volta che succede qualcosa di disastroso o addirittura irrimediabile. 

Terzo punto: cercare di andare avanti

Penso proprio che il concetto di andare avanti sia sopravvalutato. Si pensa quasi che per riuscire a liberarsi da un momento nero, basti solo “andare avanti” con la propria vita. Un passo verso l’ignoto per non sembrare troppo diverso da una società che ti vede solo come un numero nel grande schema che è alla fine la vita. Cercare di non pensare per sopperire alla mancanza di volontà, per omologarsi alla folla che circonda il nostro povero mondo.

Quarto punto: essere diversi

L’unica consapevolezza che genera terrore, oltre all’ignoto dell’esistenza umana, è proprio la diversità. Essere differenti dal prossimo rende strani e incompresi, quasi degli errori in un mondo tutto identico. Questa caratteristica che a molti può apparire come un punto di forza, viene etichettato come un difetto, come un enorme buco nero dove sprofondare. Ma alla fine, come affermano anche i Måneskin nella loro canzone Vent’anni: “E farà male il dubbio di non essere nessuno, sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri”, è la diversità a renderci qualcuno. 

Quinto punto: commettere errori

In una società utopica, tutta confezionata dalla perfezione, non si potrebbero commettere errori, di nessun genere. Ed è quello che non riesce a reggere nemmeno la nostra società contemporanea, nonostante sia piena di conflitti, disastri e incomprensioni. Lo sbaglio viene visto come un problema irrisolvibile, come una persona che risulta diversa dallo standard generale. E alla fine, gira e rigira, ci ritroviamo al punto di prima, perché chi è diverso viene considerato un errore, un puntino da eliminare per rendere l’equazione perfetta.

Sesto punto: crescere per comprendere il prossimo

Bisognerebbe crescere per imparare: imparare ad avere rispetto, imparare a comprendere che ogni persona sta combattendo una propria battaglia personale, che magari non è ancora pronta a condividere con il prossimo, imparare ad essere umani. E mi domando come una società così evoluta come la nostra, abbia ancora problemi con la comprensione, l’altruismo e l’accettazione. Come si può sfogare la propria tristezza se nessuno vuole ascoltare, ascoltare davvero.

Settimo punto: non lo so

Non sono mai stata una grande ottimista, ho sempre percepito il bicchiere mezzo vuoto e ho sempre avuto il terrore di esprimere me stessa. Per questo posso dire che non lo so, non so come cambierà o si evolverà la nostra società. Non so se migliorerà, se arriveremo ad essere più tolleranti e più amorevoli con il prossimo. Non so se riusciremo a volerci bene, bene davvero, senza remore o pregiudizi. Non so proprio quando la malinconia e l’essere tristi verrà accettato come un normale stato della condizione umana. Ma ho un briciolo di speranza che, in questa vita o nella prossima, vedrò un mondo cambiato. Un mondo più consono a quello che mi aspetto. Un mondo pieni di umani, stracolmi di umanità.

“Non siamo spacciati. Nel grande scenario della vita siamo solo dei granellini che un giorno verranno dimenticati. Non importa cosa abbiamo fatto in passato o come verremo ricordati, quello che importa è il presente. Questo momento. Quest’unico momento spettacolare che stiamo condividendo.” – BoJack Horseman 

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