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La Pantafica

Con ringraziamento a: Giuliano Di Fonzo – Illustrazione: Benedetta Giammarco

La regina Mabfata citata per la prima volta da Shakespeare in Romeo e Giulietta, una piccola creatura che nella notte conduce le persone in un sonno di autocompiacimento e si diletta in piccoli scherzi. si impossessa di noi nel sonno, l’incubo si poggia sul nostro ventre, ci toglie il respiro, la Pantaficanelle lingue autoctone chiamata: pandàfeche, pandàfreche, pandàfele, pandàseme e simili, apparentemente riconducibili al latino di derivazione greca phantasma. è la vera e propria paralisi del sonno.

La Pantafica è una sorta di strega, forse vicina alla russa Baba Yaga dal punto di vista dell’immaginario comune, vestita di bianco, con il muso appuntito e gli occhi iniettati di sangue. Come l’Incubo, di notte si posa sul ventre del malcapitato e gli blocca la bocca con una mano, passando poi a braccia e gambe e dileguandosi nel momento in cui la sua vittima si sveglia. Come Mab, si diletta nell’intrecciare le criniere dei cavalli. C’è anche chi dice che sia lo spirito di un suicida che torna sul luogo della propria morte.

Naturalmente ci sono vari rimedi popolari per evitare di trovarsi nella spiacevole situazione di essere oggetto delle malignità della Pantafica.

Innanzitutto evitare di dormire in posizione supina, in modo tale che lei non abbia il suo punto di appoggio favorito.

Un altro trucco è renderla felice lasciando accanto al letto un fiaschetto di vino: essendone ghiotta, passerebbe la notte a bere.

Altri suggeriscono di lasciare ai piedi del letto un sacchetto con dei legumi o una scopa con tante setole: infatti come le streghe e i vampiri in generale la Pantafica non resisterebbe e dovrebbe mettersi a contarli.

Ciò che è assolutamente da evitare è farle trovare un coltello o un altro oggetto appuntito nella stanza, o vi disturberà muovendolo per tutta la notte.

Naturalmente di similitudini se ne possono fare tante: un’altra creatura della notte che ha terrorizzato ogni madre dai tempi dell’antica Grecia passando per l’età romana e tutto il medioevo è la Lamia.in origine pare fosse una delle amanti di Zeus punita da Era con l’uccisione di tutti i suoi figli, cosa che la portò a vagare divorando bambini. Un essere dall’aspetto terribile, nel medioevo generalmente identificato con le streghe in generale, che ruba i bambini per succhiarne il sangue, una sorta di vampiro ante litteram. 

“Le cose inventate per dare piacere,

Devono essere vicine al vero,

E il racconto non può chiedere

D’esser comunque creduto,

Non può estrarre un bambino vivo

Dalla pancia di Lamia che l’ha mangiato.”

  • Orazio, Ars poetica
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