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La forza delle parole

Illustrazione: Giorgia Liuzzo

Speak – Le parole non dette

Le parole segnano lo scoccare del tempo, il dileguarsi delle giornate e permettono a noi, esseri umani, di dialogare, di sfogarci, di intrattenerci. Ma come si può vivere senza riuscire a comunicare in nessun modo il proprio stato d’animo? Come si può sopravvivere in una perenne solitudine? Una condizione complessa e indefinita, che può rendere anche la persona più forte e determinata, debole e senza aspettative.

Questo è proprio ciò che accade alla protagonista del romanzo di Laurie Halse Anderson del 1999, intitolato “Speak – Le parole non dette”. Il libro narra la storia di una ragazza, il cui nome è Melinda Sordino, coinvolta in una vicenda terribile che l’ha traumatizzata e ferita nel profondo dell’animo. Una situazione che non coinvolge fantasia o immaginazione, ma anzi, racconta qualcosa di reale e crudo, che non lascia nulla in sospeso.

Il testo comincia con la solitudine di Melinda nell’iniziare il primo anno di liceo, consapevole che tutti i suoi vecchi compagni e amici la odiano, per aver chiamato la polizia durante la festa di fine anno scolastico. Dalla fine di quella terribile sera, tutti hanno iniziato ad emarginarla, senza neanche preoccuparsi di comprendere le sue motivazioni. Proprio per questo motivo lei comincia ad isolarsi e a non voler più parlare con nessuno, a meno che non sia strettamente necessario. Dato il suo silenzio, i suoi genitori iniziano a darsi la colpa a vicenda e a sgridarla per il basso rendimento scolastico, mentre a scuola la deridono e la escludono in ogni momento possibile. Nessuno sembra effettivamente darle attenzioni o comprensione, tutti la giudicano prima ancora di conoscere la sua verità.

L’unico raggio di sole sarà il suo professore di Educazione artistica e il suo compito alquanto ambiguo. Ogni alunno deve realizzare, nell’arco dell’anno scolastico, un lavoro artistico con un soggetto a sorteggio: a Melinda è capitato proprio l’albero. Un segno di rinascita e forza, che l’accompagnerà per tutto il libro e la renderà capace di affrontare ogni ostacolo e minaccia, proprio come il trauma della festa da lei subito, ovvero lo stupro da parte di un suo compagno. Lei si immedesimerà nell’albero per riuscire a liberarsi dalle catene del suo aguzzino e cercare di ricominciare a vivere. 

Una realtà crudele e reale, che ancora oggi colpisce molte persone e che deve essere debellata per sempre. Una condizione non semplice da confidare e da elaborare, soprattutto se si tratta di una ragazzina piena di sogni e desideri per il suo futuro. Il silenzio, proprio come succede nel romanzo, diventa l’unica via di fuga ma anche un enorme campanello d’allarme, che in molti casi non viene udito. 

L’Istat, ovvero l’Istituto Nazionale di Statistica, afferma che il 31,5% di donne, comprese tra i 16 e 70 anni, ovvero 6 milioni 788 mila, ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Un numero spropositato ed enorme, che nasconde dentro di esso personalità innocenti e prive di colpe. Un numero formato da nomi e cognomi e da persone con un cuore e con una vita propria, distrutta da un attimo inciso per l’eternità. 

L’autrice sottolinea proprio la problematica dello stupro in maniera chiara e personale, raccontando benissimo i sentimenti della dolce Melinda, incastrata in un trauma più grande di lei. Attraverso una narrazione semplice e d’impatto, riesce a colpire il lettore e a farlo entrare nella voragine di desolazione in cui si trova la nostra protagonista. Persa, impaurita e bisognosa di aiuto e comprensione, cerca di fare breccia nel nostro cuore, riuscendoci senza tante difficoltà. 

Una lettura appassionante che è diventata anche una pellicola cinematografica nel 2004, chiamata sempre “Speak – Le parole non dette” e diretta da Jessica Sharzer, con protagonista Kristen Stewart nei panni di Melinda. Ma non solo, nel 2019 la fumettista canadese Emily Carroll ha pubblicato la graphic novel basata sempre sul romanzo di Laurie Halse Anderson. Entrambe le reinterpretazioni servono a condividere un messaggio così importante, che sennò verrebbe accantonato per sempre. 

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