junji-ito-e-altre-storie

 Junji Itō e altre storie

Illustrazione: Giorgia Liuzzo

Dentro un vortice di terrore

La sensazione di sgomento e inquietudine solo un’opera scritta e prodotta in maniera eccelsa la può donare. Solo un autore che ha in mente quello che vuole trasmettere riesce a regalare la migliore paura, tangibile e quantificabile. Succede raramente che un film o una serie tv riesca in questo intento tanto complicato, figuriamoci un libro o un manga, nel quale è meno possibile integrarsi e immedesimarsi nelle scene. 

Per questo l’horror risulta assai complicato, soprattutto per i registi o gli autori novelli che vogliono trasmettere le varie sfaccettature di quel carattere. L’orrore, identificato anche con il termine inglese horror, derivante dal latino horror che significa appunto orrore, è un genere di romanzi, film, serie televisive o altre opere che generano nello spettatore dei sentimenti forti di ansia e panico. Per queste motivazioni risulta difficile impostare una qualsiasi composizione, affinché diffonda queste determinate emozioni. 

Anche se, come succede in molte pellicole cinematografiche, possiamo trovare altri contenuti validi in diversi contesti. In questo caso proprio in manga e anime, di carattere horror. Per citarne alcuni, direi sicuramente e a mani basse “Elfen Lied” e “Tokyo Ghoul”.

Il primo è un manga seinen scritto e disegnato da Lynn Okamoto, serializzato da Shūeisha. Dal manga, come succede spesso, è stata tratta una serie televisiva anime da 13 episodi, diretta da Mamoru Kanbe nel 2004. La storia gira attorno a Lucy, una mutante diclonius molto pericolosa, fuggita da un laboratorio, che incontra per caso Kōta e la cugina Yuka, due ragazzini che si prendono cura di lei. Il secondo, più conosciuto a livello internazionale, è un manga scritto e disegnato da Sui Ishida, serializzato sulla rivista Weekly Young Jump di Shūeisha a partire dal 2011. Anche in questo caso l’adattamento anime, prodotto da Pierrot, è andato in onda in Giappone dal 3 luglio al 18 settembre 2014. La trama, ambientata in una Tōkyō alternativa invasa da ghoul, gira intorno ad un ragazzo di nome Ken Kaneki. Lui, con sua grande sorpresa, diventa un ghoul e deve imparare a sopravvivere mangiando carne umana. 

Le sensazioni che si possono riscontrare nelle opere esaminate, sono le medesime raccontate nel primo articolo di questa rubrica. Nel film giapponese del 1977, “House” o “Hausu”, abbiamo appurato quanto sia complessa la mente orientale in alcuni ambiti, come quelli legati alla paura. 

Uno dei maestri del genere è senza dubbio Junji Itō. Fumettista e sceneggiatore giapponese, considerato uno dei più importanti autori di manga horror. Alcune delle sue opere più importanti includono “Tomie” del 1987, dal quale è stata tratta una serie di otto film, tutti sceneggiati dallo stesso Itō; “Uzumaki” del 1998, ispirazione per due videogiochi, un film e un anime e “Gyo – Odore di morte” del 2001 che ha ricevuto un adattamento OAV. Oltre a prendere spunto da vicende accadute nella sua quotidianità, Itō ha citato Hideshi Hino, Shinichi Koga, Yasutaka Tsutsui, H.P. Lovecraft e Kazuo Umezu come maggiori ispirazioni per le sue opere. 

Il genere di Itō risulta molto complicato da apprezzare ma riesce a regalare sensazioni e reazioni molto controverse. Con una semplice illustrazione infonde al lettore una percezione di terrore e inquietudine senza paragoni. Avendo letto diverse raccolte, posso affermare che le storie che ho apprezzato di più sono: “Fashion model”, ripresa poi in altri racconti legati a Soichi, “Used record” e “I don’t want to be a ghost”.

Per entrare meglio in alcune opere di Itō, parlerei di “Tomie”, manga d’esordio del 1987 e protagonista più temuta e amata dal pubblico maschile. È sicuramente il personaggio che ha reso il mangaka famoso e gli ha permesso di sfociare in diverse tematiche, senza risultare mai noioso o controverso. La storia non è lineare e colpisce subito per questa caratteristica. Gli episodi sono quasi tutti autoconclusivi e ruotano attorno alla figura di Tomie, una bellissima donna a cui nessuno può resistere ed è per questo che ogni volta finisce fatta a pezzi dai suoi spasimanti.

Il secondo personaggio più ricorrente è Soichi, del manga “Il libro delle maledizioni di Soichi”. Il  protagonista appunto è l’inquietante secondogenito della famiglia Tsujii, amante dei chiodi e con una grande passione per le maledizioni. In ogni racconto riesce a diffondere allo spettatore diverse sensazioni tra cui un misto tra rabbia e sgomento per il suo carattere ribelle.

“Palloncini appesi” è l’ultimo racconto di cui voglio parlare e approfondire la trama. È una delle storie più inquietanti di Itō e riesce a tramortire lo spettatore ignaro di un finale tanto tragico. La storia è particolare e segue il suicidio di una giovane idol, impiccata da un palloncino alquanto bizzarro, di cui non spoilero la forma. 

Apprezzare le opere di Itō è veramente semplice, colpiscono soprattutto in bellezza e originalità. Il lato del terrore è veramente sottile e intrinseco nei dettagli, che riescono a stupire chiunque, provare per credere.

Condividi questo articolo!

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *