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Il Paese delle (nascoste) Meraviglie

Copertina: Ilaria Barracca

La risolutiva manovra 2023

La manovra di bilancio 2023, con le sue proposte lontane da pronostici e promesse, ma soprattutto lontane da quella parte di popolo in difficoltà che andrebbe ascoltata, tutelata e aiutata, sta facendo chiacchierare chiunque, dal giovane diciottenne neo-elettore fino all’anziano. 

Ci si potrebbe soffermare su una qualsiasi delle varie proposte, riuscendo in ogni caso ad interrogarsi sul perché di tale “soluzione”, ma ho ritenuto opportuno affrontare uno specifico tema, a mio avviso, più importante, fondamentale se si pensa a quanto la Meloni abbia fondato la sua comunicazione (perché, a questo punto, credo resti solo quest’ultima) sulla difesa dei più deboli e sul suo lavoro per il popolo in difficoltà: quello delle misure fiscali e del tetto del contante. 

Nella manovra è prevista, infatti, l’introduzione di una flat tax incrementale per imprese e autonomi diversi dai regimi forfettari. Questa misura prevede che, limitatamente al 2023, i contribuenti, diversi da quelli che applicano il regime forfettario, in sede di dichiarazione dei redditi 2024 potranno applicare un’imposta sostitutiva del 15%. Senza scendere in dettagli tecnici, una riduzione delle tasse che sembra quasi essere una mano tesa ad aiutare quanti a fine mese riescono comodamente ad arrivarci, ma vorrebbero potersi permettere ancora qualche agio. 

Da un lato, una flat tax incrementale, di cui sicuramente non possiamo stupirci, essendo stata largamente annunciata a gran voce durante l’intera campagna elettorale; dall’altro, l’eliminazione del RDC, senza valutazioni oggettive della misura o revisioni. Come è evidente, la nostra Presidente è prima di tutto dalla parte dei più deboli, del popolo, dei cittadini in difficoltà, che con rabbia difende a spada tratta contro i soprusi dei politici che fino ad ora hanno fiaccato il nostro Paese. 

Chissà quanto deve essere bello questo “paese delle meraviglie”. Io attendo ancora di respirare i fumi del Brucaliffo per godere di tale idilliaca visione. Mi spiace, ma non riesco ad accontentarmi delle parole (quasi di giustifica) della Meloni che asserisce di aver agito con cautela, e di aver preso decisione in funzione di quest’ultima: cautela e flat tax incrementale non suonano bene, messe insieme. 

Un Congresso costituente (o quasi)

Dopo la sconfitta elettorale alle governative, il Partito Democratico ha, giustamente, ritenuto opportuno porsi qualche domanda. Era stato preannunciato un Congresso costituente che portasse al rinnovamento di ideali, ma la precedenza è stata data alla necessità di eleggere un nuovo Segretario, a cui dare il compito di rinnovare e “ribaltare” le sorti di un partito che pare aver perso la bussola. 

Due i nomi che stanno calcando le scene: Elly Schlein e Stefano Bonaccini. Entrambi vantano un discreto curriculum, la prima non sempre dentro il PD, essendone uscita durante la segreteria di Matteo Renzi, il secondo, dopo un inizio nelle fila del Partito Comunista Italiano, principale rappresentante dell’ala riformista del PD. Sicuramente due valide figure, competenti e volenterose, con idee chiare e definite, ma davvero portatrici di cambiamento? 

La Schlein parla di lavoro, di un nuovo statuto dei lavoratori, di salario minimo e di emergenza climatica, propone una ricetta per rilanciare la sinistra, e nella puntata di domenica 12 dicembre 2023 di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio afferma “Ci vuole tanto cuore, soprattutto per ridarci una sinistra che sia al fianco delle persone che oggi stanno più soffrendo nel Paese”. Un ritorno “tra la gente”, un rinnovato impegno per la parte lesa e in difficoltà, senza più dubbi su chi siano gli interlocutori diretti del PD.

Bonaccini focalizza l’attenzione maggiormente sulle sorti del Partito Democratico e sulla definizione di “chi siamo e a cosa serviamo”. Per lui serve ricordare cosa significhi essere parte del partito, cominciando dai territori e dagli amministratori locali, che si prefigge di far diventare centrali nel futuro gruppo dirigente del Partito Democratico, togliendoli dalle panchine su cui per troppo tempo sono stati seduti e rimettendoli al servizio dei cittadini. 

Sicuramente due personalità molto differenti, come le loro storie politiche, che spaccano opinione pubblica e partitica. Non resta che attendere, nella speranza che le promesse di rinnovo di un partito di sinistra, dimentico dei propri valori, siano rispettate dall’una e dall’altra parte. 

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