aperitivo-politico

Il Bianconiglio

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Le prime settimane di un nuovo Governo sono senz’altro le più intense: è durante queste che si mostra indicativamente la linea che sarà seguita e le priorità che premono ai nuovi ministri e alla nuova premier. 

La scorsa settimana era necessario e fondamentale soffermarsi sul discorso alla Camera di Giorgia Meloni, primo passo nel lungo percorso dei prossimi cinque anni.

Avevo sottolineato le parole della premier “vedremo alla prova dei fatti, anche su diritti civili e aborto, chi mentiva e chi diceva la verità in campagna elettorale su quali fossero le nostre reali intenzioni.”, esprimendo la mia sentita speranza sull’essere smentita. Le vicende che si stanno susseguendo stanno ledendo velocemente anche quest’ultimo spiraglio di luce.

Il decreto-legge anti-rave del ministro Piantedosi è ormai conosciuto e chiacchierato dall’intera popolazione. Una larga parte ha gioito di fronte a questa imperante soluzione ad una piaga che, evidentemente, lacerava le menti e straziava i cuori, intaccando il curriculum della società con una tale macchia bianca. Il nostro ministro dell’Interno ha delle capacità così ineguagliabili da aver scovato il Bianconiglio e averlo ricacciato nella sua oscura tana, proponendo una modifica ad una legge già esistente, dimenticandosi, però, di delineare con precisione il lato penale di suddetta modifica, rendendo, di fatto, il decreto-legge anticostituzionale. Non sono una giurista e non mi reputo, quindi, in grado di poter commentare dettagliatamente e con cognizione di causa il lato puramente legale, ma qualcosa sono in grado di comprenderlo, e qualche domanda me la sono posta. Questo decreto-legge “introduce il reato di invasione di terreni o edifici allo scopo di organizzare raduni, di oltre 50 persone, pericolosi per l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica o la salute pubblica.”, parole presenti sul sito del Ministero dell’Interno. Molte considerazioni sono state fatte, su quanto questo decreto possa ledere la libertà di manifestare della cittadinanza, su quanto possa essere sfruttato sugli oppositori, su quanto possa essere utile per far tacere delle voci fuori dal coro. Alle orecchie di molti potrebbe essere sembrato un fantomatico “al lupo, al lupo”, ma l’attenzione pare essersi leggermente spostata dopo l’incontro di Piantedosi con i sindacati che, lecitamente preoccupati, hanno sollecitato spiegazioni e richiesto una modifica. Il ministro ha assicurato che le sue intenzioni non sono quelle di contrastare le legittime manifestazioni e si è dichiarato pronto a modificare il decreto. Nella conferenza stampa tenutasi dopo il Consiglio dei ministri del 4 Novembre, Giorgia Meloni ha ribadito questo intento, sottolineando, come già fece sul presidenzialismo, l’importanza sulla validità delle contestazioni, lontane da “polemiche” di tipo pretestuoso. La discesa in campo dei sindacati dà credito, a mio avviso, a quelle paure che ho elencato sopra e la pronta disponibilità del ministro ai cambiamenti dà ragione ai dubbi sulla validità del decreto. Non resta che aspettare per vedere cosa accadrà e in che modo si porranno realmente di fronte alle proposte. 

Duri i tempi per il ministro dell’Interno. Piantedosi fa parlare di sé anche nella vicenda riguardante la ong Humanity 1 e la ong Geo Barents di Medici Senza Frontiere. Il Governo ha assicurato lo sbarco solo a bambini, donne e fragili, imponendo il ritorno in acque internazionali alle navi con i restanti naufraghi a bordo. Reputo le parole del deputato Aboubakar Soumahoro perfette per esprimere i sentimenti di molti: “Non potete piegare la vita di esseri umani a convenienze di Palazzo”. Piantedosi ha dichiarato “La soluzione che adottiamo è il primo atto di una politica che abbiamo condiviso di non deflettere rispetto agli obblighi umanitari”, “ma nello stesso tempo senza deflettere rispetto a quelle esigenze di mantenere il punto rispetto agli obblighi dei Paesi di bandiera.” Una presa di posizione a discapito della pella di esseri umani, cosa che, a quanto pare, viene dimenticata. Il Governo dei migliori lascia in mare quanti non sono ritenuti sufficientemente in condizioni gravi: il fatto stesso di essere su una ong non basta. 

Quando si dice che le gioie non finiscono mai: la ciliegina sulla torta degli ultimi avvenimenti è il via libera a nuove concessioni per l’estrazione di gas nell’Adriatico. Questo provvedimento potrebbe autorizzare nuove concessioni decennali tra le 9 e le 12 miglia nel Sud e nel medio Adriatico, “in deroga al decreto legislativo del 2006 che, invece, precludeva nuove attività in materia di idrocarburi nelle aree marine protette e nelle 12 miglia da dette aree e dalla costa”, come ha spiegato il ministro Pichetto Fratin della conferenza stampa tenutasi dopo il Consiglio dei ministri della scorsa settimana. 

Nel precedente articolo già avevo posto la domanda su quali soluzioni energetiche avrebbero avuto la precedenza in questo Governo, e questo provvedimento rende chiaro ed esplicito, a mio avviso, l’interesse della Meloni e dei suoi migliori. Per la nostra premier sono risorse preziose a cui si deve necessariamente attingere: nuove trivelle e nuovo gas sono visti, probabilmente, come la soluzione più rapida per far fronte alle nostre problematiche energetiche. Non c’è stata alcuna parola e, di conseguenza, suppongo, nessun pensiero, rivolto alle energie rinnovabili. Forse, non è questo il momento di pensare alla transizione ecologica e a delle efficaci alternative. Ci sono problemi più importanti da risolvere, che tolgono il sonno ai nostri governanti, come i rave, ad esempio. Sicuramente non tolgono il sonno le vite lasciate in mare sulle ong.

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