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I Sanniti

Illustrazione: Benedetta Giammarco

Abbiamo utilizzato spesso le parole “sannita” o “sannitico” come aggettivi per parlare dei popoli che abbiamo trattato finora su Aternus. Penso che sia giusto concludere questa prima parte sui popoli italici parlando di quello che ha dato origine a tutti gli altri, quello da cui ha preso nome la Lega della Guerra Sociale: i Sanniti.

Occupavano il territorio che da loro prende il nome: il Sannio, che comprende parte di Abruzzo, Molise, Campania e piccole zone di Lazio, Puglia e Basilicata. Tuttavia, la parola “Sannio” in questa forma è latina, così come “Sannita”: in latino arcaico la /f/ intervocalica era assente e quindi abbiamo Samnium e Samnites da parole che in Osco erano Safinim (per il territorio) e Safineis (per il popolo), dalla radice osca Sab-/Saf- [l’osco era la lingua indoeuropea che, con le dovute varianti dialettali, era parlata da tutti i popoli di stirpe sannitica dell’Italia centro-meridionale.].

I Sanniti erano divisi in quattro tribù: i Pentri e i Carricini hanno abitato anche la parte meridionale dell’Abruzzo, mentre gli Irpini e i Caudini occupavano territorio più a Sud, nelle attuali Basilicata e Campania. Questo ci dà già un’idea di quanto fosse effettivamente esteso il territorio delle tribù sannite (in osco chiamate touto), che riunite insieme sotto un meddìs tovtìks [era il capo supremo delle tribù riunite, il governante di una singola touto era semplicemente detto meddìs.] formano il primo nucleo della Lega Sannitica.

Con l’espansione delle varie tribù verso il Basso Lazio e la parte costiera della Campania avviene inevitabilmente lo scontro con Roma: inizialmente tuttavia viene stipulato un accordo di amicizia, nel 354 a.C., rotto però nel 343 a.C., quando i Sanniti occupano la città etrusca di Capua i Romani vanno in aiuto di quest’ultima, prevalendo sugli italici nel 341 a.C., con la Battaglia di Suessula, dopo la quale viene stipulato un nuovo accordo di pace.

Gli anni di pace saranno pochi: nel 326 a.C. i Romani fondano una colonia, Fregellae, nel Lazio interno, in pieno territorio sannita. I Safineis, guidati da Gaio Ponzio e sostenuti dai popoli fratelli hanno inizialmente la meglio sui Romani, letteralmente umiliando le loro legioni nella Battaglia delle Forche Caudine, nel 321 a.C., costringendo i soldati latini a passare sotto i gioghi degli animali e imponendo una tregua al Senato. Riprese le ostilità nel 316 a.C. i Sanniti continuano a prevalere e ad espandersi nel Lazio, anche grazie ad un altro popolo autoctono, gli Ernici. Ma con la battaglia di Maleventum (oggi Benevento) e quella di Bovianum, roccaforte dei bellicosi Pentri, nel 305 a.C. i Romani riescono di nuovo ad avere la meglio e ad imporre un nuovo trattato di pace.

Nel 298 a.C. ha inizio la Terza Guerra Sannitica. Gli Etruschi, i Galli Senoni e gli Umbri accorrono in aiuto degli italici, ma ormai le legioni romane sono già troppo efficienti e forti: nel 295 a.C. vincono la battaglia di Sentino e due anni dopo quella di Aquilonia, di fatto impedendo agli italici e ai loro alleati di risollevarsi militarmente, confinati in un territorio ristretto.

A questo punto ha inizio un vero e proprio processo di romanizzazione, oltre a stermini di intere comunità, deportazioni di massa e distruzione di città e villaggi, nonostante la fiera resistenza dei Sanniti: appoggiano il re Pirro durante le Guerre Pirriche [guerre tra la Repubblica romana e il Re Pirro d’Epiro, a capo di una coalizione greco-italica, tra il 280 a.C. e il 275 a.C.] così come appoggiano Annibale durante l’invasione cartaginese avvenuta tra il 217 e il 214 a.C.

A quel punto i Romani confiscano altri territori, vi deportano coloni dalla Lunigiana (tra la Toscana e la Liguria) e si impongono sempre più, magli italici resistono ancora: nel 90 a.C. vede la luce la definitiva e ultima Lega Sannitica, un’unione di tutti i popoli di origine sabellica, insieme contro Roma. Una prima Italia (in osco Viteliù) vede la luce in questa utopia con capitale Corfinio (AQ), in territorio peligno. Uno dei capi supremi era il pentro Gaavis Paapiìs Mutìl, che era anche Embratur (generale supremo), dei sanniti. Nonostante la tenacia degli italici l’esercito del console Lucio Cornelio Silla schiaccia le loro forze e devasta tutto il territorio delle tribù nemiche.

I Sanniti si faranno sentire di nuovo nell’82 a.C., durante la guerra civile romana tra i sillani e i mariani, parteggiando per questi ultimi contro Silla. Il condottiero Ponzio Telesino guida i Sanniti marciando fino alle porte di Roma, ma Silla, ancora una volta, distrugge l’esercito italico nello Scontro di Porta Collina, devastando poi ciò che era rimasto dei loro territori. Rifaranno una breve comparsa durante la terza Guerra Servile (73 a.C. – 71 a.C.) e nella congiura di Catilina (62 a.C.), dopo le quali scompariranno del tutto nel tessuto sociale romano.

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