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I Sabini

Illustrazione: Benedetta Giammarco

Il popolo della Sabinia,a cavallo tra Lazio, Umbria e Abruzzo.probabilmente originatosi da un ver sacrumne abbiamo parlato negli scorsi articoli. degli Umbri o dei popoli sabellici, con cui condividevano la parlata osca, nel loro caso scritta con un alfabeto greco arcaico, una delle prime ad essere assorbita dal latino.

La loro vicinanza ai Sanniti e ai Sabelli è principalmente testimoniata dal comune etnonimo safineis e dai toponimi safinim e safina.

Per Plinio si trattava di una derivazione dal greco sébomai (venero, onoro), altri si rifanno alla radice indoeuropea *s(w)e-bh(o)-, altri ancora al germanico sibja (parentela di sangue) o al sanscrito sabh (assemblea, congregazione, società).

L’origine del popolo ha altrettante opzioni: Plutarco e Dionigi parlavano di discendenza dagli Spartan a causa della similitudine nelle mura cittadine, ma Dionigi fa riferimento anche a contatti con gli Aborigeni.popolo arcaico dell’Italia centrale.

In ogni caso, ver sacrum o no, si trattava comunque di un popolo-osco umbro che, con molta probabilità era arrivato dal nord, in un periodo successivo allo stanziamento dei Latini.

Come sappiamo dai vari racconti, nonché dalle opere d’arte che ne parlano, la storia dei progenitori dei Romani e quella dei Sabini, anche prima dell’annessione, sono state strettamente collegate per secoli.

Secondo la leggenda Clauso (capostipite della futura gens claudia) e condottiero sabino, appoggio il re Turno dei Rutuli nella lotta contro Enea e i suoi troiani.

Poco dopo la fondazione di Roma c’è il famoso episodio del ratto delle Sabine;in cui i Romani presero forzatamente le donne sabine, dopo che la loro richiesta di matrimoni utili a stringere alleanze era stata rifiutata. subito dopo vediamo due dei primi quattro re di Roma avere origine sabina: Numa Pompilio e Anco Marzio.

Inoltre l’apporto degli uomini sabini raddoppiò il numero dell’esercito romano, oltre a portare lo scudo sabino nell’equipaggiamento dell’esercito dell’Urbe.

Questo non escluse contrasti e se non fosse stato per l’abilità del re Tarquinio Prisco, Roma sarebbe stata presa dai Sabini – cosa che però non fermò gli aspri scontri degli anni a seguire, anche sotto il re Servio Tullio.

Tuttavia, a partire dal 504 a.C., con l’età repubblicana, i Romani e i Sabini si unirono sempre di più: Attus Claususgens Claudia. abbandona la Sabina per Roma con tutti i suoi 5000 clientes,patronus, che comunque aveva a sua volta degli obblighi nei suoi confronti. raggiunto poi, gradualmente, da altri Sabini, probabilmente allettati dalle terre che Roma gli aveva concesso. Addirittura Publio Valerio Publicola, di origine sabina, diverrà noto e amato dai Romani per aver sconfitto niente di meno che i Sabini stessi.

Sconfitta che arriverà ciclicamente durante i vari tentativi di lotta sabina contro i Romani nei decenni seguire, grazie alle quali i vari condottieri romani, come Publio Postumio Tuberto e Manio Valerio Voluso Massimoli sconfisse a Veio, città etrusca i cui abitanti si erano alleati con i Sabini. ottennero trionfi e ovazioni.

Nel 468 a.C. i Sabini saccheggiarono Crustumerium,antica città romana, poi scomparsa. ma videro i loro territori devastati e saccheggiati a loro volta dai Romani condotti dal console Quinto Servilio Prisco.

La sopraffazione completa del loro esercito arriva per mano del console Marco Orazio Barbato, nel 449 a.C., fino alla completa annessione dei territori sabini, fino al mare Adriatico (con l’eccezione di Amiternum, che rimase indipendente fino alle prime guerre sannitiche) tra il 290 a.C. e il 268 a.C., anno in cui, prima di qualsiasi altro popolo italico, ottennero la completa cittadinanza romana.

Probabilmente è in quel periodo che i Sabini introducono numerosi culti che associamo alla tradizione romana. Molte delle loro divinità vennero acquisite, come le dee Flora e Opilaprima proteggeva la fioritura dei cereali e di altre piante commestibile, la seconda dea della Terra e dell’Abbondanza il culto della dea Luna, di  Strenia,simbolo del nuovo anno, di prosperità e buona fortuna. di Vituladea della gioia. e di Tito Tazio, re di origine sabina poi divinizzato: in suo onore si tenevano i Sodales Titii. Altre festività includono i Ludi Saeculares.tre giorni di riti per celebrare il nuovo secolo che arrivava. Fondarono anche dei santuari importanti, come il Semo Sancus Dius Fidius, per il dio Sanco,dio dei giuramenti. e il Lucus Feroniae, per Feronia.dea della fertilità.

La divinità tradizionale sabina che invece restò più attaccata alla loro identità fu  Vacuna.dea di cui sappiamo pochissimo, probabilmente soprassedeva i campi e la natura, oltre a essere la raffigurazione della Vittoria.

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