aperitivo-politico

I poveri non esistono

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Autonomia si, autonomia no

“Siamo il governo del fare, quindi prima facciamo meglio è. È un punto del nostro programma di governo, e quindi intendiamo realizzarlo” queste le parole del ministro Calderoli sulla questione delle autonomie. Senz’altro avrei preferito sentire questa verve in merito a temi ben più importanti, sempre presenti nel programma elettorale e attualmente impercettibili come fantasmi, ma il nostro ministro freme per la realizzazione di un punto che desta non pochi timori. Tiene a tranquillizzare i governatori che sono preoccupati dal divario che una tale manovra potrebbe portare tra regioni meridionali e settentrionali, asserendo che il tempo farà, certamente, svanire ogni esagerata inquietudine. Ma davvero si tratta di apprensioni ingiustificate? Terrei a sottolineare, innanzitutto, che il divario tra il nord e il sud Italia è già innegabilmente notevole e questo non solo per quanto riguarda l’ambito lavorativo, divario che si dà quasi per scontato, come se avesse preso il suo posticino al caldo dell’immaginario collettivo, ma anche in ogni altro ambito a cui si potrebbe pensare: scuola, università, diritti, libertà, opportunità culturali e via dicendo. Una tale manovra non farebbe altro che aumentare le differenze che a parole ogni Governo ha sempre promesso di eliminare ma che, ad oggi, sono sempre più evidenti. Il ministro Calderoli tiene a rassicurare i timori dei governatori, aprendosi a confronti e proposte, ma ritengo che anche il miglior testo possibile, le migliori clausole, non possano avere la capacità di evitare l’aumento delle differenze tra Italia meridionale e settentrionale. Apertura verso le richieste, dice il ministro, ma aggiunge, come siamo, ormai, abituati a sentire dalle voci di questo Governo, purché non siano “strumentali”. Non riesco a comprendere in che modo si possa trovare della strumentalizzazione nella richiesta di equità regionale in una Nazione. 

Reputo interessante citare le parole del ministro Lollobrigida “Non entro nei dettagli ma non deve mai rimanere indietro nessuno, mi pare scontato. Per quello che riguarda il governo Meloni ci si ispira al principio dell’unità nazionale, della sussidiarietà, che prevede anche le autonomie”. Dunque, nessuno deve uscirne svantaggiato ma, mi sembra doveroso aggiungere, non più di quanto lo sia già. Forse, piuttosto che concentrarsi sulla realizzazione delle ambizioni di pochi, sarebbe necessario concentrarsi prima sulla risoluzione di problematiche già largamente diffuse.  Come si possa far coincidere, poi, il principio di unità nazionale con delle autonomie, mi è ancora ignoto. 

Giorgia Meloni frena gli animi e le ambizioni velociste di questi meravigliosi progetti, rimandando l’attuazione di questo punto al momento in cui si deciderà di lavorare per la realizzazione di un altro spumeggiante punto del programma elettorale: il presidenzialismo. 

Sembra quasi un revival di qualche secolo fa, un po’ garibaldino, ma al contrario. 

I poveri non esistono

Altro tema caldo di queste settimane è senz’altro la manovra, di cui non ci si può stupire, per l’eliminazione del reddito di cittadinanza. La nostra Presidente si è sempre espressa negativamente e a sfavore nei confronti del RDC, trovandola una modalità non di aiuto a quanti vivono una situazione economica disagevole, ma un trampolino per i “fannulloni” che non hanno alcuna intenzione di lavorare. Agli italiani, è evidente, non servono aiuti di questo tipo: il lavoro c’è per tutti, e senza sfruttamento. Arrampicarsi sugli specchi dei pochi numeri di quanti hanno, effettivamente, sfruttato il RDC per vivere in bambagia, mi sembra un atteggiamento infantile e poco professionale. Come ho sottolineato anche poco sopra, la parola preferita da questo Governo è stata, fino ad oggi, “strumentalizzare”, in riferimento, ovviamente, all’opposizione. È alta la paura che questa si possa aggrappare a vili pregiudizi per contrastare il lavoro della maggioranza, ma noto un certo parallelismo con questo vedere solo una parte dei dati e non l’interezza dell’efficacia del RDC. 

Non ritengo il reddito di cittadinanza una misura eccellente e perfetta, ma vederne solo i lati negativi, volendone subito l’abolizione, senza aprirsi alla possibilità di cambiamenti e rettifiche, sembra proprio essere la modalità di azione di cui tanto hanno paura. Dare per scontato che la totalità di quanti recepiscono il RDC sia stata spinta ad usufruirne per interesse e non per necessità, indica una visione di questo Governo abbastanza ristretta e mistificata della situazione economica e lavorativa italiana. A dimostrazione di ciò ritengo esemplificative le parole del sottosegretario Durigon: “Cosa accadrà a quelli che non trovano lavoro? Lo cercheranno”. Lasciando da parte la contraddittorietà logico-sintattica, evidentemente il pensiero a quel tempo necessario a trovarlo, un lavoro, non riguarda il Governo. 

PD e priorità

La salita di questo Governo ha suscitato grande scalpore e tormento generando, automaticamente, la promessa di un’opposizione aggressiva, determinata, risoluta. Il primo partito di questa opposizione è, numeri alla mano (e non solo) il Partito Democratico. Ciò che ci si aspettava, un po’ per la promessa, un po’ per l’ovvietà della situazione governativa, era una presenza forte e, soprattutto, concreta. Aspettative deluse? Direi proprio di si. 

L’attenzione del PD in questo breve primo periodo è parsa essere rivolta interamente al Congresso Costituente, che si concluderà con l’elezione del nuovo Segretario il 19 febbraio. Non metto in dubbio l’importanza di questo Congresso e del suo obiettivo: di certo il PD necessita di ricomprendere il proprio ruolo, i propri destinatari e i propri principi. Reputo, però, che non ci si possa interessare solo ad una parte dell’impegno politico richiesto al primo partito d’opposizione. La necessità di svecchiare un partito non può far dimenticare alla sua dirigenza in carica il lavoro, arduo e impegnativo, imposto da una maggioranza che quotidianamente muove proposte ai limiti della decenza. 

L’auspicio è che il PD, all’opposizione, possa tornare a svolgere il ruolo che ci si aspetta da un vero partito di sinistra, con concrete alternative d’azione, di pensiero e ideologiche, ai partiti di destra e centro-destra. 

Ora che sono stati definiti gli appuntamenti congressuali, è bene che si cominci a fare opposizione: il Governo lo richiede, i cittadini se lo aspettano.

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