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I muri dell’irrealtà

Illustrazione: Gaia Spagnoli

Problematiche sulla comunicazione di partito

Un titolo polemico

Scorro la pagina di TikTok e trovo un gran numero di video che s’impegnano nel tentativo di spiegarmi come meglio mettere in pratica gli insegnamenti della “gender equality”, quali siano i passi per poter azzerare il divario, dipanatosi nei secoli, che caratterizza uomini e donne in società. Tengo a precisare che la totalità di questi esprimono idee che io considero progressiste, raramente anche rivoluzionarie, in quanto ad applicazione pratica. Mi sono quindi trovato in accordo con la maggior parte dei temi esposti e a sostegno delle polemiche aizzate.

Continuando nel mio desiderio di ampliare le mie conoscenze in merito alle nuove battaglie di diritti civili decido di buttare un occhio sulla sezione commenti che giaceva ricca e dinamica al di sotto di uno di questi video. Trovo scritto, parafrasando: «Se io vivendo in una città italiana (nord Italia) non riesco a far mangiare adeguatamente i miei due figli perché non guadagno a sufficienza, posso prestare attenzione alla corretta terminologia da utilizzare mentre mi espongo in pubblico?» Aggiungo come io abbia decisamente moderato i toni del reale commento nel riportarlo qui.

Chiaramente, in quanto individuo pensante, la riflessione del signore mi ha scosso. Credo che la polemica del commento sia, comunque, errata alla base: è giusto che la terminologia debba progredire a seguito dell’evoluzione della nostra società e quindi che diventi sbagliato continuare a utilizzare appellativi apertamente riconosciuti come offensivi, con abitudine e leggerezza. Tuttavia, è altrettanto vero che il problema dei salari e della disoccupazione sia, concretamente, di maggior importanza (specie) per qualcuno che si ritrova in prima persona nella triste e celebre battaglia per arrivare a fine mese.

Ad ogni modo finora tutta la dinamica descritta si è svolta in ambito social, con protagonisti cittadini comuni, ciascuno con le proprie idee e necessità d’esprimersi, di comunicare al mondo quale sia la “parte giusta” e su quali problemi bisognerebbe soffermarsi.

Nel pubblico ufficiale

I problemi maggiori insorgono quando questa stessa tendenza descritta nell’introduzione, ovvero del contrasto tra battaglie civili ed economiche, la ritroviamo nella comunicazione massificata dei principali partiti politici italiani. Se solo si frequentassero le pagine social di questi ultimi (PD, Lega, M5S, Fratelli d’Italia etc.) parrebbe chiarissimo ciò che sto esponendo: una destra compattata sul far fronte, a forza di motti stretti, quasi monosillabici, nel difendere i diritti economici del cittadino, puntualmente trascurati dall’opposta fazione, la quale, per l’appunto, centralizza la comunicazione social (forse ritenendola erroneamente poco seria?) sulle questioni di natura sociale.

Perché quindi si tratta di un problema politico? Perché adesso le strategie comunicative del mondo opinionistico sono intasate dalla marea standardizzata di polemica a ricircolo sopra descritta e il focus del pubblico slitta al di fuori dalle necessità reali, per infrangersi sui muri dell’irrealtà, castelli fittizi da poter aggredire come nemici. Da sempre in politica, come in qualsiasi forma di competizione umana, la figura avversaria è stata manipolata e ingigantita per poter essere un bersaglio il più appariscente e derisorio possibile, tuttavia i benefici su grande scala di tale pratica sono ancora sconosciuti.

La “metà” progressista sta pian piano consegnando al mondo del pubblico non pagante il ruolo di decisore principale delle battaglie e strategie comunicative da introdurre nell’atto di governo: in fondo il problema che ho enunciato scaturisce dal desiderio di politici (comuni esseri umani dopotutto) di aderire a slogan e campagne promosse dal proprio elettorato (quello che in potenza potrebbe essere considerato tale). Questa scelta vede nell’espressione massima di democrazia un punto a favore, ma dal lato opposto lascia che una professione si converta in dilettantismo, formando fazioni assimilabili a quelle oscene tribune elettorali da programma televisivo.

I perdenti

Al termine di una battaglia emergono sempre gli sconfitti, in questa situazione potremmo definire almeno un paio. Al primo posto tutta la fascia di popolo che necessita con urgenza di un miglioramento e lo richiede tramite violenza e affronti: coloro che tendono, necessariamente a seguire chi promette loro un cambiamento in meglio non potendo realmente conoscere come questo loro obiettivo potrà essere raggiunto, sempre a causa di una comunicazione offuscata.

Il secondo grande sconfitto è il nostro sistema democratico, che potrà reggere ancora per poco il vento di indecisione e sospetto che lo alimenta.

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