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I Marrucini

Illustrazione: Benedetta Giammarco

La touta maroucatouto (che vuol dire “popolo”) indicava lo Stato, l’insieme politico e tribale dei popoli sabellici, legati da un forte senso di appartenenza e collaborazione, uniti sotto una guida. Non si trattava di città-stato, ma di territori più o meno definiti, raggruppati attraverso le origini comuni e la memoria collettiva. il piccolo popolo osco-umbro che popolava il territorio che oggi corrisponde all’incirca alla provincia di Chieti: la parte adriatica del massiccio della Majella, tra il fiume Aterno e il fiume Foro.

Oltre a Teate (Chieti), le città principali erano Ceio (San Valentino in Abruzzo Citeriore), Interpromium (San Clemente a Casauria) e Civita Danzica (Rapino).

Oltre a Teate (Chieti), le città principali erano Ceio (San Valentino in Abruzzo Citeriore), Interpromium (San Clemente a Casauria) e Civita Danzica (Rapino).

Il manufatto (per noi) simbolo dei Marrucini è il Bronzo di Rapino,rinvenuto nell’omonimo paese, in provincia di Chieti, nel 1841, dallo storico tedesco Theodor Mommsen. un’epigrafe in bronzo che, nonostante sia redatta in alfabeto latino e non osco, è una testimonianza, prima di tutto, del dialetto marrucino. Si tratta dei passaggi da osservare durante uno specifico rituale, in cui erano coinvolte sacerdotesse e sacrifici animali. Viene fatto appello a Ioiues Padres (Giove Padre) e Cerie (Cerere) e, probabilmente, ad una cittadella con un santuario chiamata Tarincra, probabilmente l’odierna Danzica, presso Grotta del Colle (CH).

I Marrucini, con tutto il gruppo osco-umbro, sono arrivati in Italia verso al 1200 a.C., differenziandosi dalle altre touto con il passare dei secoli ne abbiamo notizia solo a partire dal IV secolo a.C., quando vengono a contatto con la Repubblica Romana, nelle cui cronache li troviamo accostati a Vestini, Peligni e Marsi, in occasione della Seconda Guerra Sannitica, nel 325 a.C.: il console romano Decimo Giunio Bruto Sceva, nonostante le gravi perdite, riesce a devastare i territori italici, cosa che sicuramente è stato un fattore determinante nella decisione di inviare ambasciatori a Roma nel 304 a.C. per chiedere un’alleanza, dopo la disfatta degli Equi.

Tant’è che sempre con i Marsi, i Vestini e i Frentani, i Marrucini prendono parte, per conto di Roma, alla Seconda Guerra Punica nel 225 a.C., oltre ad essere rimasti fedeli a Roma durante le guerre Pirriche,guerre tra Roma ed Epiro, più o meno l’attuale Albania, l cui re si chiamava appunto Pirro. al contrario di altri popoli osco-umbri.

Questa stretta collaborazione con Roma, tuttavia, non è stata sufficiente a impedirgli di far parte della Lega Italica, che ha fronteggiato la Repubblica tra il 91 l’88 a.C. – anzi, uno dei condottieri più valorosi della coalizione era proprio marrucino: Erio Asinio.

Dopo la sconfitta italica e la cittadinanza romana ottenuta attraverso la Lex Iulia De Civitate, i territori marrucini, come tutti gli altri, vengono intensamente colonizzati e i loro costumi vengono latinizzati, fino alla sostituzione dell’osco con il latino.

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