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I Frentani

Illustrazione: Benedetta Giammarco

I Frentani, popolo di origine e lingua osco umbre che popolava ciò che ora è il sud dell’Abruzzo e il nord del Molise, tra i fiumi Sangro e Fortore.

Tuttavia il loro etnonimo,il nome di un popolo. non è di origine osco umbra, per cui deve essere stato acquisito in seguito al loro insediamento nella zona: Frentrum, infatti, era il nome della loro capitale, che con i Romani diventa Anxanum e poi l’odierna Lanciano.

Parte dell’importanza di Frentrum derivava anche dal suo porto, l’odierna Ortona, che inizialmente era parte integrante della capitale frentana. Hortonail vecchio nome di Ortona. era la porta verso il commercio con la Grecia, con la quale c’erano le principali attività mercantili, affiancate, come sempre, dalle basi dell’economia di tutti i popoli sanniti: l’agricoltura e la pastorizia transumante.la transumanza è quella pratica della pastorizia per la quale in estate i greggi vengono portati negli stazzi di alta montagna, per poi riscendere a valle, o addirittura andando più a sud, durante l’inverno, per godere del clima più mite.

Quello che purtroppo non possiamo sapere è se anche queste pratiche siano state importate o acquisite sul posto. Come accennato prima infatti, i Frentani con tutti gli altri Osco-umbri hanno raggiunto la nostra penisola solamente intorno al I millennio a.C.: parlando specificatamente del territorio in cui si sono insediati i fondatori di Lanciano, sappiamo di insediamenti di popoli pre-indoeuropei a partire dal Neolitico, probabilmente venuti a contatto, intorno al II millennio a.C. con dei popoli pelasgicii Pelasgi erano le popolazione autoctone della penisola greca antenati e precedenti ai coloro che consideriamo i greci antichi. e degli Illiri.un insieme di popoli che abitava la parte occidentale e costiera della penisola balcanica.

Sta di fatto, che come tutti i loro fratelli delle altre touto,le varie tribù-stato sannitiche, come gli altri popoli trattati finora qui su Aternus. dopo qualche secolo di pace arriva la minaccia repubblicana: durante la Seconda Guerra Sannitica gli scontri diventano aspri e Roma, a un anno dall’inizio, nel 325 a.C., lega a sé i Frentani con un’alleanza che gli garantisca il passaggio verso la Puglia. Alleanza che non viene messa in discussione nemmeno con una ribellione frentana, tanto che gli italici in questione si rifiutano persino di appoggiare gli altri fratelli Sanniti nell’offensiva contro Roma del 315 a.C..

Con la disfatta degli Equi del 304 a.C. anche i Frentani mandano ambasciatori a Roma degli ambasciatori per ratificare un trattato di alleanza, inserendoli nell’orbita della Repubblica e accerchiando il Sannio.

A partire da quell’anno, seppur mantenendo una grande autonomia politica, inizia inesorabilmente la latinizzazione del popolo frentano, che rimane sottomesso a Roma anche dopo le Guerre Pirriche [guerra tra la Repubblica romana e il Re Pirro di Epiro, a capo di una coalizione greco-italica, tra il 280 a.C. e il 275 a.C.], che gli costano un generale, e insieme a Marsi, Marrucini e Vestini manda un contingente di soldati in aiuto dei latini durante la Seconda Guerra Punica, nel 225 a.C..

Ma tutto ciò non poteva essere mai abbastanza per evitare che alcun popolo sannita non rispondesse all’ultimo richiamo del dolore e dell’oppressione dei suoi fratelli: nessuna eccezione per i Frentani, che si uniscono alla Lega Italica e partecipano alla Guerra Sociale, dal 91 a.C. all’88 a.C., nella branca sabellica guidata da Quinto Poppedio Silone, con il condottiero frentano Mario Egnazio. Quest’ultimo riesce a prendere la città di Venafrum e a sterminare due manipoli di romani, che però, infine, riescono ad avere la meglio e correre in soccorso dei loro soldati a sud.

E così infine, come tutti i popoli della Lega Sannitica, dopo la Lex Iulia De Civitate,legge che concedeva la cittadinanza ai popoli italici fedeli a Roma, presto estesa anche a quelli ribelli. anche i Frentani vengono inglobati e assorbiti dal futuro grande Impero.

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