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Governo: “Scuole Chiuse!”

Copertina: Ilaria Barracca

Nelle ore successive alla pubblicazione di questo articolo, milioni di cittadini sono chiamati alle urne per eleggere le personalità più adatte per il governo delle proprie città.

Non vorrei rompere il silenzio elettorale, ma rompere il silente della campagna elettorale. I vari schieramenti politici si sono confrontati nei territori sui vari temi, soprattutto quelli classici, ma escludendo uno di quelli tradizionali, la scuola.

Con le attuali politiche poste in essere dal governo verranno chiusi svariati istituti scolastici in favore di accorpamenti e risparmio di soldi pubblici. Qui si insinua una diatriba tra principî, che non si colgono se la riduzione degli istituti è letta solo in chiave di risparmio economico con la vana speranza di un reinvestimento nelle scuole per l’efficientamento delle rimanenti strutture.

Lo scontro valoriale è tra il principio di prossimità e il principio di razionalizzazione-ottimizzazione della spesa statale.

La discussione è maggiormente compresa ponendo al centro della riflessione, per i passaggi preliminari, il secondo principio sulla riduzione della spesa. Questo valore di un’importanza rinnovata, addirittura ascendendo verso il piano costituzionale con la novella dell’art. 81 della Costituzione per mezzo della proposizione <<equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio>>, introdotta dal verbo <<assicura>> con soggetto <<Lo Stato>>.

Nella sostanza giuridica si può fare deficit, alimentando il debito pubblico, seppur con i vincoli europei discesi dal Fiscal Compact, se si fanno gli investimenti che nel loro valore potenziale escludano effetti con perdite importanti, cioè aumentando esponenzialmente l’indebitamento sovrano.

Questo valore è nobile, perché volto alla tutela della tenuta finanziaria statale, ma nella situazione di specie va contemperata con il principio costituzionale della prossimità, figlia dell’art. 5. Il suo significato sostanziale si esplica, non solo nel riparto delle competenze tra Stato ed enti locali, ma anche in quella parte della Costituzione cd. sociale, che va qui richiamata limitatamente agli art. 32 e 34.

La sanità, come l’istruzione, va capillarizzata per garantire un presidio dello Stato in tutte le aree del Paese. Il tema corrente degli ultimi anni è che i miei coetanei non sono ben formati e quei pochi che lo sono emigrano.

Rendere attuale l’accorpamento degli istituti riduce la qualità culturale offerta perchè acuisce criticità evidenti di trasporto. Nei paesi dell’entroterra, la distanza famiglia-scuola è ampia, con l’accorpamento essa si accentua richiamando l’attenzione sul trasporto pubblico locale.

Come si può richiamare il lemma <<merito>> all’istruzione quando quelle poche possibilità di studio vanno man mano ad esaurirsi? Soprattutto se poi l’unica speranza di risoluzione può essere nel PNRR che viene bistrattato dal Governo per nascondere i ritardi?

A voi e ai posteri l’ardua sentenza.

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