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Goldoni e assiomi scardinati 

Copertina: Ilaria Barracca

Nel caso in cui, sempre per volontà (chiamiamola così) dello stesso caso che ci ha accompagnato fino ad ora, dovessimo trovarci a passeggiare vicino al Ponte di Rialto, a Venezia… probabilmente non vedremmo nulla di particolare, ma lì nel 1677 viene inaugurato il Teatro Sant’Angelo (chiuso poi nel 1804 durante l’occupazione francese), al quale si lega Carlo Goldoni, uno dei più importanti commediografi italiani, dal 1748 e il 1753, e dove viene rappresentata nel 1753 la sua più fortunata commedia, nonché la più emblematica delle cosiddette “commedie riformate”, la Locandiera

Goldoni ha giocato un ruolo fondamentale nella riforma del genere teatrale avvenuta nel Settecento, naturale conseguenza di un distanziamento dall’eccesso e dalla sregolatezza (facendo sempre riferimento all’estetica barocca) tipicamente secentesca, ribaltando -principalmente- tre assiomi del teatro del XVII secolo. La forma teatrale più diffusa in italia nel Seicento è la Commedia dell’Arte, sviluppatasi già a partire ‘500, e racchiude in sé i tre assiomi sopra citati: l’assenza quasi totale di un testo scritto – gli attori recitavano sulla base di un canovaccio, una narrazione indicativa della trama priva di dialoghi, sulla base del quale gli attori improvvisavano-, la quasi assenza di gerarchia nel mondo del teatro (soprattutto facendo riferimento al rapporto autore-attore) e le maschere, ovvero personaggi sulla scena privi di un’effettiva dimensione psicologica, immutati e immutabili. 

Carlo Goldoni scardina questi assiomi, reintroducendo il testo scritto già dal periodo della sua attività presso il Teatro San Samuele (1734-1748), l’attore così agisce sulla scena in subordine ad un testo, assumendo conseguentemente un ruolo “subordinato” a quello degli autori e dei capi comici e (re)introduce i caratteri, ovvero personaggi dalla psicologia dinamica e tridimensionale, che si confrontano con il loro ambiente, ne sono direttamente influenzati. 

L’ambiente è una delle novità più importanti, in quanto traduzione e conseguenza diretta dei due concetti cardine del pensiero goldoniano: il Mondo e il Teatro. 

Il Mondo è una di sorta dimensione socio-culturale risultante dell’osservazione degli oggetti/soggetti del vero. Per spiegarmi meglio, il Mondo è la “realtà” di Venezia, ma la si immagina come estesa ad ogni luogo nonché (/poiché, le congiunzioni sono sempre un problema) ambientazione delle sue commedie. 

Il Teatro è una realtà fittizia che rappresenta il mondo reale. 

Vita, sogni, guerre, affetti, società, politica, emozioni, pensieri, ogni soggetto-oggetto del vero può esistere in quei pochi metri quadrati di palcoscenico.

La locandiera è, come già detto, la commedia più emblematica della riforma: il testo è interamente scritto, rispetta le tre unità aristoteliche (luogo, tempo e azione), i personaggi sono psicologicamente caratterizzati e in costante interazione con il loro ambiente.

La protagonista dell’opera, Mirandolina, in particolare, riassume in sé una sintesi quasi perfetta con il suo ambiente, nonché il suo tempo: è l’incarnazione dello spirito borghese (che giunge al suo apogeo nel XVIII secolo), anche il suo opportunismo non è da interpretarsi come crudele ed egocentrico narcisismo ma come diretta conseguenza della logica mercantile. Mirandolina è un individuo autonomo, che porta avanti i suoi affari e che sa come vuole dare le proprie priorità, che retrocede quando sente di aver raggiunto un proprio limite. È quell’ottimismo e quella fiducia nell’operosità della classe borghese, accompagnata alla disillusione dell’aristocrazia, percepita come classe parassitaria. E già in queste commedie, in quel ridicolo  “il mio grado val più di tutte le vostre monete” è evidente che quella superiorità per nascita tanto cara agli aristocratici comincia a perdere valore, a perdere significato. Che nessuno nasce “aristos”. 

Chissà, magari era già evidente che serviva scardinare ancora l’assioma più assurdo di tutti, se questa può essere una definizione di rivoluzione. 

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Un commento

  1. Lukacs sarebbe fiero della tua analisi prospettivista sull’opera di Goldoni. Il realismo prospettico nell’arte è sempre lotta di classe, contro-potere. Brava

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