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Glenn Gould 

Copertina: Giacomo Sbaraglia

Life by long distance

La scelta di un artista.

Ogni artista è (almeno una volta al giorno) combattuto tra due opzioni diametralmente opposte, che sono la vita personale (che consiste nei propri interessi, hobby o il puro e semplice divertissement) e quella artistica (che comprende il tempo di studio, pratica e sperimentazione con le materie che vengono trattate, che siano delle note, delle parole o un materiale). È una scelta terribile che comporta fatica, un investimento di risorse e tempo a favore dell’una e a discapito dell’altra; pochissimi sono quelli che concentrano tutte le loro energie sulla loro attività creativa, dato che richiede il sacrificio della loro vita personale.

Glenn Gould: l’apparenza…

Il pianista canadese Glenn Gould (1932-1982) fu uno di coloro che fecero questa scelta, esordendo come concertista a 14 anni, rinunciando quasi totalmente alla sua vita extra musicale e concentrandosi sullo strumento. È conosciuto ai più per i suoi comportamenti strani e le sue manie, (come ad esempio la sua seduta al pianoforte troppo bassa rispetto al consueto, il suo stile di vita trasandato e solitario, l’abbigliamento invernale anche in estate e il canticchiare con il quale si accompagnava suonando) che gli causarono, al tempo, umiliazione dal pubblico, dai giornalisti e dai critici, ed un trattamento degno di un fenomeno da baraccone; tutto ciò contribuì a rendere insostenibile la sua attività concertistica, fino al 1964, quando si ritirò dai palchi, fino alla morte.

…e la realtà.

In realtà, oltre l’apparenza delle manie e delle stranezze (che erano parti necessarie del suo essere, una sorta di effetto collaterale del suo genio musicale), egli era un profondissimo conoscitore e studioso non solo del suo strumento, ma della musica in generale e addirittura di teologia e filosofia. Altrettanto degna di nota, però, è anche la sua enorme attività di divulgatore e articolista, che contiene analisi e pensieri originali (talvolta scomodi e spinosi) su buona parte del mondo musicale e non solo, dalla musica nell’URSS all’Arte della fuga, da conversazioni con sé stesso a considerazioni sul mondo radiofonico, al ruolo decadente del concerto a favore della musica registrata. 

Uno sguardo sul mondo…

Glenn non si isolò completamente dal mondo. Era infatti ben aggiornato sulle novità e i problemi musicali in giro per il mondo, sulla geopolitica internazionale divisa tra USA-URSS, nonché sul ruolo sempre più importante della tecnologia, che dal secondo dopoguerra stava conoscendo uno sviluppo straordinario e inarrestabile. Anche affettivamente mantenne stabili legami con i suoi colleghi ed amici, pur contattandoli quasi esclusivamente via telefono (“I live by long distance” dichiarò riferendosi alle tante chiamate a lunga distanza che effettuava), e tutti l’avrebbero ricordato come una persona buonissima, ricca spiritualmente e amante della vita…seppur vivendo isolato nella campagna a Nord di Toronto.

…ed uno sguardo al futuro.

Dopo la sua morte l’amico, scrittore e critico musicale Tim Page sottolineò: “[…](Glenn, ndr) era stanco di quella che lui chiamava l'”irripetibilità” dell’esperienza concertistica, l’impossibilità di correggere i lapsus e le piccole sviste di un’esecuzione dal vivo.” E poi, un artista costretto a eseguire in pubblico sempre le stesse composizioni cade preda di un “tremendo conservatorismo”, che finisce per rendergli difficile, se non impossibile, passare ad altro”. Fu anche tra i primi musicisti a comprendere l’importanza fondamentale che la tecnologia avrebbe ricoperto nella vita di tutti i giorni da pochi anni a quella parte fino ad oggi, sia in senso musicale che didattico, donando al mondo più di ottanta registrazioni dallo stile peculiare, dal tocco geniale e da una perizia tecnica assoluta. E poi: “Gould fu uno dei primi artisti a trattare il mezzo discografico come un fine in sé, e la sua dichiarazione che il concerto era un’istituzione moribonda scatenò accese polemiche”.  

Tirando le somme…

Insomma, tutto ciò era parte di una persona che fece una scelta difficile e solitaria, che aveva senza dubbio lati di sé poco comprensibili e spesso contraddittori, ma che tuttavia diede dimostrazione al mondo del suo coraggioso, geniale e fresco linguaggio pianistico e musicale con veri e propri capolavori (come le sue registrazioni dell’Arte della fuga, delle Variazioni Goldberg e del Clavicembalo ben temperato di Bach, del concerto n.5 in Mib per pianoforte di Beethoven e tanto altro). Penso però che Glenn ci voglia ricordare, ancora oggi, che è fondamentale scegliere come si vuole vivere senza compromessi con il mondo esterno, di avere coraggio e seguire il proprio essere.

“Occorre consentirgli [all’artista, ndr] di operare in segreto, per così dire, senza che egli debba preoccuparsi, o meglio ancora rendersi conto, delle presunte esigenze del mercato, le quali esigenze, se accolte con sufficiente indifferenza da un numero sufficiente di artisti, finirebbero semplicemente con lo scomparire.”

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