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Elogio della terra d’Abruzzo

Illustrazione: Benedetta Giammarco

Dopo aver toccato un simbolo potente, una dea autoctona e una leggenda popolare credo sia doveroso soffermarsi un attimo sul luogo che ha generato tutte le storie che verranno raccontate qui su Aternus. Una terra incastrata tra il mare e le montagne, che dopo il suo breve splendore nella prima epoca romana, durante il quale c’era un vivo commercio con la Grecia, è stata pian piano dimenticata, relegata a confine di qualsiasi altra nazione abbia fatto parte. Troppo fredda e aspra per gli arabi, apprezzata ma mai davvero amata da normanni e longobardi, lontana e inutile per il Regno delle Due Sicilie. Una terra di mezzo che è troppo contadina e povera per il Nord e non abbastanza meridionale per il Sud. Non ci sono grandi città che abbiano dominato il mare o la cultura, seppure abbia dato i natali a grandi nomi come Ovidio, Asinio Pollione, D’Annunzio e Flaiano. 

Ma il mare sospira poesie portate dai torrenti e gli alberi sussurrano racconti antichissimi mentre le montagne accolgono tutto nel loro abbraccio materno. Come Maja, la Pleiade Nella mitologia greca le Pleiadi erano ninfe montane probabilmente figlie di Atlante e della ninfa oceanina Pleione, protagoniste di vari miti e madri di molti personaggi importanti, come Hermes e Dardano. Divenute stelle alla loro morte, danno in effetti il nome ad un ammasso aperto stellare nella costellazione del Toro.accorsa dalla Frigia per cercare invano di strappare il figlio dalla morte, soccombe anch’essa per lo strazio e viene seppellita sulla montagna che prende il suo nome, la Majella. I pastori dicono che sia ancora possibile udire i suoi pianti. 

I pastori, custodi di uno dei nostri più grandi tesori, le pecore, la loro lana, il loro latte e la loro carne, che ci hanno sostentato per millenni, mentre indisturbati abbiamo continuato a vivere come sempre, a seguire i ritmi della natura che i nostri avi ci hanno trasmesso. Abbiamo continuato a celebrare antichi riti pagani in nome dei santi, imparato a vivere con i lupi e gli orsi e a conoscere quel pezzo di mare Adriatico che ha sfamato chi preferiva la sabbia alla neve. Abbiamo ammaliato i serpenti e padroneggiato i sentieri più oscuri, conoscendo ogni pianta e ogni traccia.

L’industrializzazione violenta e spietata della seconda metà del ‘900 ha soffocato molto del nostro spirito forte e gentile, ha martoriato la nostra terra e ha quasi spazzato via la nostra identità, il giovane metallo contro l’antica roccia.

Tuttavia niente potrà mai avere un simile potere: basta alzare gli occhi e guardare a ciò che abbiamo intorno e tutta la magia che la nostra Casa ha instillato in noi è risvegliata. Niente è perso, va solo ritrovato e amato.

Lo scopo di Aternus è questo, provare a dare una mano a ricordare tutte le gemme grezze della nostra storia in penombra, del nostro Abruzzo. Molto probabilmente la parola deriva da Aprutium, a sua volta evoluzione di “ad Praetutium” (dai Pretuzi, uno dei popoli che ha abitato questa regione prima dei romani). Secondo un’altra ipotesi la parola deriva dal latino abruptus, cioè “ripido”, “scosceso”.

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Un commento

  1. Grazie per avermi ricordato che la bellezza la calpesto ogni minuto ma spesso non la vedo!
    Dovremmo tutti contribuire a preservare quello che abbiamo ed indurre anche altri a farlo…

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