elio-e-le-storie-tese

Elio e le Storie Tese

Illustrazione: Giacomo Sbaraglia

Una vita per la musica.

Elio e le Storie Tese non sono mai nati, esistono da quando esiste il mondo, il giorno della creazione erano nascosti dietro un cespuglio e pigliavano per il culo Adamo perché ce l’aveva piccolo, Eva perché era una troia, e il serpente perché compare in una canzone dei Litfiba. Tutto su una base in tredici ottavi.” Questo azzeccato pensiero ripreso dal sito del grande Gianni Maroccolo (bassista e produttore di CSI, CCCP, PGR, Litfiba e Marlene Kuntz… due cosette) si confà bene al simpatico complessino, soggetto del nostro discorso e gruppo storico della musica italiana, non certo famoso per la convenzionalità e la quietezza.

Per intenderci, prendete una canzone di due accordi che ha come tema principale la più banale espressione d’amore, ossia “Ti amo”, e suonatela il 6 ottobre 1990 al Teatro dell’Elfo di Milano per 12 ore non stop, in collaborazione con Massimo Riva, Mauro Pagani, Tullio de Piscopo, Ligabue ed Eugenio Finardi. Il tutto, ovviamente, mentre inscenate continue gag, giocate a calcetto e mangiate pastasciutta; poi riproponete la canzone prima in chiave anti governativa in diretta Rai, poi contro i favori arbitrali alla Juventus. Allora potrete dire di essere comparabili a Elio e le Storie Tese quanto ad anticonvenzionalità ed irruenza, senza scadere in qualunquismi o polemiche sterili.

Clicca qui per vedere il video

Nella terra dei cachi. 

Elio, pseudonimo del cantante e flautista milanese Stefano Belisari (tra l’altro di origini marchigiano-abruzzesi), è ideatore e fondatore tra il 1975 e il 1980 del gruppo, composto da suoi compagni di scuola e, inizialmente, dalla formazione piuttosto sgangherata e volatile. Fu con l’entrata dei suoi membri storici tra il 1982 e 1990, in particolare il tastierista Rocco Tanica (alias Sergio Conforti), che il gruppo pose le basi per il suo stile e il repertorio, dalle influenze (non ultimo Frank Zappa e le sue sperimentazioni sonore) e dalla tecnica eclettiche, sicure ma in continua evoluzione. 

La gavetta del gruppo fu lunga ed avventurosa, dai concerti e le prove nell’underground di Milano agli eventi (ricolmi di pianobar e sketch misti ai brani) nei locali come lo Zelig e il Magia, passando dall’anonimato ai vertici delle classifiche di vendita con grinta ed ironica iconoclastia. La giovialità del periodo aveva come rovescio della medaglia una certa inesperienza in studio, ma ciò non fu un problema per gli Elii, che entrarono presto anche nel circuito discografico e sfornarono i primi album; divennero cult fin da subito grazie a brani innovativi ed accattivanti come “John Holmes”, “Il vitello dai piedi di balsa”, “Pipppero®”, “T.V.U.M.D.B” e soprattutto “La terra dei cachi”. 

Con quest’ultimo brano, ricolmo di denunce, riferimenti e ironia velenosa verso l’Italia, parteciparono al Festival di Sanremo 1996 ed ottennero un grandissimo successo di pubblico e critica, pur arrivando inspiegabilmente secondi a Ron e Tosca. Ancora oggi si dibatte sulla dubbia trasparenza di questo episodio, ma per gli Elii ciò non fu un motivo per arrestarsi, che fosse per l’incredibile risultato raggiunto o per la mancata vittoria. Questo episodio è emblematico del rapporto del gruppo con il mondo che li circonda: un rapporto nel quale Elio e compagni entrano nel sistema e lo fanno implodere su se stesso, con le proprie contraddizioni e assurdità.

Clicca qui per vedere il video

Born to be Elio.

Se fossimo stati ad un concerto di Elio e le Storie Tese in quegli anni avremmo visto prima di tutto uno spettacolo, composto da scene, gag e momenti deliranti (non per niente avevano lavorato per molto tempo nel circuito di intrattenimento dei locali milanesi) e poi saremmo stati investiti da una musica granitica, suonata da esecutori dal groove e dalla tecnica impressionanti: ossia, oltre ai due maggiori compositori, il chitarrista Cesareo (Davide Civaschi), il bassista Faso (Nicola Fasani), il batterista Christian Meyer e il sassofonista-tuttofare Feiez (Paolo Panigada). Non mancavano divertimento, musica ad alti livelli e riflessioni molto mature, pur essendo queste mascherate dal carattere vivace dei pezzi e dal linguaggio a volte giovanile, altre fintamente aulico.

Le loro influenze musicali mossero i primi passi partendo, oltre dal già citato Frank Zappa, dagli Area, i Deep Purple, gli artisti di musica leggera, Jean-Baptiste Lully, gli Earth Wind & Fire, Johann Sebastian Bach e quanta musica li abbia colpiti e abbiano voluto assimilare nei loro brani, non mancando mai di marcare le caratteristiche fondamentali del loro stile: intelligenza, simpatia, irruenza, iconoclastia e tecnica inossidabili. Il nostri membri del gruppo avrebbero potuto perdersi in facili autoreferenzialità e vanaglorie, considerando la difficoltà dei brani e le loro capacità musicali mostruose, ma la loro stessa professionalità e la voglia di divertirsi e divertire in modo genuino non mancarono mai all’appello.

Clicca qui per vedere il video

Arrivedorci.

Sanremo fu solo un punto di particolar successo della loro carriera nel quale non indugiarono a lungo, continuando con la loro avventura tra colonne sonore (che fossero di un film porno di Rocco Siffredi o di una produzione della Gialappa’s Band), concerti e tour interminabili e collaborazioni musicali a tutto tondo. Tuttavia la band, pur essendo pronta a mettersi contro ogni sistema costituito, non lo era invece a perdere improvvisamente un caro amico: nel dicembre 1998 Feiez, durante un concerto a Milano con la Biba Band, un side project degli Elii, venne colto da un aneurisma che lo portò prima in coma, poi dopo poche ore alla morte. 

L’energia unica di quel periodo si affievolì, complici i cambiamenti del nuovo millennio, la perdita del mai dimenticato Feiez, forza invisibile ma fondamentale del gruppo e il sottile velo di stanchezza che iniziò a depositarsi sulla produzione successiva al 1998; intendiamoci, gli Elii non hanno mai smesso di fare ottima musica, ma quell’aria leggendaria, caratteristica dei primi anni, non è più stata ricreata allo stesso modo pur continuando a manifestarsi in forme inaspettate e camaleontiche. Quel che resta di quel periodo è un ricordo quasi mitologico, di gesta e musiche inumane che ancora oggi Elio e compagni rappresentano con la loro attività, reinventandosi anche dopo un avvenimento così tragico e portando avanti le loro idee con intelligenza, tecnica e gusto unici.

Condividi questo articolo!

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *