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…e tu vivrai nel terrore! 

Illustrazione: Luca Macerata

L’Aldilà. 

Siamo sempre nel 1980 e Lucio Fulci, dopo aver realizzato il primo capitolo della Trilogia della Morte, crea quello che viene considerato il capolavoro della sua fase horror: … e tu vivrai nel terrore! L’Aldilà. Titolo piuttosto evocativo che viene comunemente abbreviato con “L’Aldilà”. 

Le premesse sono le stesse del film precedente. Una profezia scritta su un libro antico (questa volta quello di Eibon. Pseudobiblion concepito da Ashton Smith e integrato nell’universo letterario di Lovecraft) e che richiede sangue per avverarsi. 

Louisiana, anni ’20. Un artista, Zweick, accusato di essere uno stregone, viene linciato e crocefisso nello scantinato di un sinistro hotel, chiamato Seven Doors. Quasi sessant’anni dopo, Liz (interpretata da Catriona McColl), decide di restaurare l’edificio, non sapendo che lì vi è collocata una delle porte dell’inferno. 

 

Se nel precedente film la storia era ambientata nella lovecraftiana Dunwich, qui si è optato per la Louisiana, dunque un posto reale. Soprattutto per richiamare il suo folklore fatto di esoterismo e misticismo. 

Il film porta all’estremo quanto già detto da Paura nella città dei morti viventi, mischiando il caos splatter del capitolo precedente con un surrealismo ancora più marcato, raccontando una storia che si muove tra due piani che interferiscono fra loro: quello del presente, in balia dell’inferno e quello del passato, che vive attraverso memorabili sequenze oniriche. 

Non ci è dato sapere con precisione se sia un capitolo ambientato nello stesso universo di Paura nella città dei morti viventi, pur avendo la stessa attrice protagonista in un ruolo differente e seguendo gli stessi pattern narrativi (fra tutti, quello che vede la presenza dei morti viventi come creature senza pace condannate a vagare sulla terra e divorare gli esseri umani senza ragione alcuna), ma quello che è certo è che a Fulci interessa scuotere ancora una volta l’animo dello spettatore gettandolo in pasto alla pura espressione tecnico-artistica; al già citato Teatro della crudeltà, appunto. 

La potenza narrativa sta proprio nel seguire una trama non lineare e sfilettata, costellata di sequenze cinematograficamente potenti e, come di consueto, registicamente sontuose e curate, dalla fotografia vivida e dai toni caldi ai movimenti di macchina eleganti e che portano all’attenzione ogni dettaglio.

<<L’occhio frustrato, traviato, distrutto, per me significa anche perdita della ragione. L’occhio è un preciso riferimento surrealista e dadaista. >>

 

Così parlava Lucio Fulci riguardo a uno dei suoi più noti marchi di fabbrica. L’occhio e la vista compromessi. 

Un’immagine che si ritrova ciclicamente nei suoi film, non solo nella Trilogia e le sue parole a riguardo sono piuttosto esplicite. 

Ne L’Aldilà è la figura di Emily, interpretata da Cinzia Monreale, a subire questo destino. Divenuta non vedente dopo essere entrata in contatto con il libro di Eibon, sarà un personaggio fondamentale per lo sviluppo degli eventi, essendo a cavallo tra passato e presente e vivendo attraverso le già citate sequenze di stampo decisamente onirico. 

Dunque, non solo atti di pura provocazione, ma un simbolismo per rappresentare lo sconvolgimento totale della realtà che il Terrorista dei generi vuole attuare in nome di un nuova narrazione per il panorama cinematografico Horror che stava prendendo piede in Italia in quel periodo e di cui è considerabile, spiritualmente e materialmente, il padrino. 

 

Tornano le scene di violenza senza stacchi di montaggio, accompagnate dalle musiche del collega fidato Fabio Frizzi, che, come a evolvere il tema del film precedente, utilizza nuovamente synth e cori, per dare vita a una colonna sonora epica e decadente allo stesso tempo. Voci dal Nulla è il brano più iconico (pare che Charlie Clouser si sia ispirato proprio a questo pezzo per la OST di Saw), che arriva con tutta la sua potenza oscura sull’inquietante scena finale e a seguire, su tutti i titoli di coda. Un climax di cori che creano un’atmosfera unica, come a essere anch’essi parte di un rituale continuo. 

 

L’Aldilà è un film concepito per shockare gli spettatori dell’epoca e di certo Fulci non si poneva limiti. Sapeva verso ciò cui andava incontro, tra censura e critica, ma rimaneva saldo sulla sua idea di cinema e sulla consapevolezza di stare facendo qualcosa di originale. 

Un’opera che è fiera della sua condizione di “B-movie”, ma che in verità mostra una conoscenza assoluta della macchina da presa e del linguaggio cinematografico. 

Un mezzo ben oliato che si muove grazie agli ingranaggi perfettamente incastrati da chi questo film l’ha concepito e realizzato, che conserva, nonostante la prova del tempo che magari può risultare poco generosa su alcuni fronti, un fascino incredibile e ha consegnato a chi questo cinema l’ha riscoperto, nuovo materiale da analizzare. 

 

Fulci, nonostante la nomea di Terrorista dei generi, rimane un innovatore e uno sperimentatore, che si muoveva con cognizione di causa, perché la sua Trilogia è pregna di una certa cultura filmica/letteraria, ma che non obnubila mai i film in sé, perché da artista-artigiano qual era, sapeva alla perfezione che l’aspetto dell’intrattenimento è fondamentale e deve essere alla base di quel tipo di cinema. 

 

…e tu vivrai nel terrore! L’Aldilà è il caos che mangia la terra, è l’inferno che spalanca le sue porte ed è l’irrazionalità che prende forma.
Forse dovremmo farci trascinare da essa, seguendo il sanguinoso sentiero tracciato da Lucio Fulci.

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