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Chiesa e castità

Illustrazione: Valentina Chiccarelli

La fede merita rispetto?

Qualche giorno fa, nel mio quotidiano scorrere le notizie su Instagram, mi sono imbattuto in un articolo de “Il Messaggero” che parla di un libretto emanato dal Vaticano in cui si ribadiva l’importanza, dal punto di vista cattolico, della castità prematrimoniale. Al di là della discussione su quanto questa direzione dettata dalla Chiesa sia ad oggi effettivamente attuale e credibile, ciò che mi ha portato a riflettere e a scrivere questo articolo sono stati i numerosi commenti offensivi, denigratori ed ironici nei commenti sotto il post. Noto ormai, girando per strada o via social, che il sentimento religioso non viene più rispettato, e con ciò non mi riferisco naturalmente al fatto che ci siano sempre più persone che mettono in discussione i precetti cristiani o derivanti da altre religioni, ma bensì al fatto che tale dissenso stia sfociando sempre più frequentemente verso l’offesa, il giudizio, la derisione, fino ad arrivare nei casi più gravi a una vera e propria discriminazione ed emarginazione delle persone credenti. In un epoca di transizione come questa, in cui stiamo cercando di individuare ed evitare tutti gli errori fatti in passato dai nostri genitori, dai nostri nonni, da coloro che ci hanno rappresentato e dagli esponenti della Chiesa stessa, in un mondo in cui stiamo capendo l’importanza dell’accettazione e del rispetto di ogni pensiero, di ogni modo di essere, sentirsi e manifestarsi, ricorrere all’offesa e alla denigrazione di coloro che esprimono un sentimento religioso e che in base a questo attuano delle scelte di vita, è a tutti gli effetti una vera e propria incoerenza rispetto alla direzione morale che questa società intende perseguire, oltre che un autentico passo indietro.

Se, infatti, ai rappresentanti del clero viene imputata l’accusa di aver ingenerato negli anni un sentimento di non accettazione e di rifiuto dell’omosessualità, del concetto di identità di genere, e della libertà di scelte di vita (e di credo) non concordanti con il cattolicesimo, riversando a nostra volta lo stesso sentimento, con le medesime azioni, verso i nostri coetanei credenti, ma anche verso i più anziani, non faremo altro che ripagare con la stessa moneta i nostri predecessori; con ciò non ci dimostreremo migliori di loro, ma solo diversi per idee e simili per discriminazione.

Una società migliore si differenzia dalla precedente per la sua capacità di comprendere quest’ultima, di migliorare ciò che questa ha commesso di sbagliato e di saper riconoscere anche ciò che è stato fatto di buono. Stiamo lottando per l’inclusione ed il rispetto di tutte le categorie sociali esistenti e tutte quelle che stanno avendo il coraggio di uscire, ma non dobbiamo dimenticarci che anche le persone credenti rappresentano una categoria: una categoria che, anche se non vogliamo accettarlo, ha instaurato in noi un patrimonio valoriale che è ancora presente nella nostra morale e nella nostra legge.

Quindi qualunque sia la nostra opinione a riguardo, i credenti sono persone, che molto spesso hanno veramente a cuore la loro religione, come noi possiamo avere a cuore i nostri famigliari o i nostri amici.

 

I credenti sono persone, e le persone commettono errori. Le persone; Non il ruolo che ricoprono, non il lavoro che svolgono, non l’ideale a cui aspirano o l’istituzione a cui aderiscono. Un politico corrotto non può indurci a discutere dell’onestà della democrazia, un poliziotto corrotto non rende le forze dell’ordine un’organizzazione criminale, un padre violento non rende la potestà genitoriale un crimine e un prete pedofilo non rende la Chiesa pedofila. Sono gli uomini che scelgono di sbagliare, che scelgono in che modo credere e in cosa farci credere. Sono solamente gli uomini gli esseri capaci di manipolare sé stessi e gli altri.

 

Attribuiamo alla Bibbia tutti gli errori commessi da coloro che dovrebbero averla letta, e poi interpretata secondo le proprie idee, in relazione ai tempi che corrono, ma se un prete afferma che la Bibbia ritiene che gli omosessuali siano peccatori seriali con devianze mentali, io non sarei così sicuro della verità di tale affermazione, senza prima aver letto io stesso il libro sacro. E diciamoci la verità, la Bibbia è il libro più acquistato e meno letto del mondo, e forse neanche tutti i preti l’hanno letta integralmente.

E se, dopo aver letto la Bibbia, scoprissi che effettivamente essa ritiene gli omosessuali dei peccatori seriali con devianze mentali, oppure che il Corano discrimina le donne, mi ricorderei che tali testi sono vecchi di migliaia di anni, e se oggi un prete non è capace di leggere un libro millenario alla luce dei tempi che corrono, non me la prenderei con chi ha scritto il libro.

Sta alla capacità e alla competenza dell’interprete capire come e quali insegnamenti trarre dal testo sacro, per migliorare la vita di coloro che lo seguono. Ricordiamoci infatti che la legge stessa funziona in questo modo: la norma scritta (fattispecie astratta) ha bisogno di essere interpretata per poi essere applicata (fattispecie concreta), e molto spesso tale interpretazione non è letterale.

 

Per esempio, ritornando al documento del Vaticano che ribadisce l’importanza della castità prematrimoniale, io non mi soffermerei tanto sulla giustizia di proporre e/o scegliere la via dell’astensione fino alle nozze, ma sul perché ancora oggi il papa stesso insiste su questa direzione:

innanzitutto, se pensiamo a Maria Vergine, che secondo la tradizione del popolo ebraico è andata in sposa a Giuseppe a 12-13 anni e ha concepito Gesù Cristo di lì a poco, capiremo subito quanto in quell’epoca questo precetto biblico fosse più attuale e facilmente osservabile, anzi ritengo che fosse sensata e giusta l’esistenza e l’osservanza di tale usanza.

Al giorno d’oggi, in cui, in Italia, l’età media di coloro che convolano per la prima volta a nozze è sopra i 30 anni, sappiamo tutti che è molto più difficile richiedere non solo a qualcun altro, ma anche a noi stessi, di reprimere per così tanti anni i nostri desideri sessuali, inoltre scegliere la via del matrimonio in maniera affrettata per accelerare i tempi non sarebbe una saggia decisione.

Tuttavia, ciò che dobbiamo recepire da tale concetto della castità, non è l’anacronistica applicazione concreta dello stesso, ma il messaggio che porta con sé:

infatti, se prima la castità veniva osservata per motivi di costume e per scandire, attraverso il matrimonio, il ritmo dell’entrata in società, oggi invece essa viene proposta per un fine molto più profondo, ovvero quello di associare il rapporto sessuale al raggiungimento di un’intesa mentale, caratteriale, spirituale, già consolidata nella coppia. Personalmente ritengo che non ci sia un tempo prestabilito per accertare un sentimento d’amore tra due persone, né che vi sia bisogno di aspettare il matrimonio per dimostrarlo e verificarlo, ma sono d’accordo nel dare importanza alla sessualità, nell’ intenderla come la testimonianza di un’estrema fiducia nel partner, di una voglia di conoscersi e di comunicare fino in fondo, e di rafforzare un legame che si è già creato.

Un ulteriore esempio è dato dalla funzione scientifica che la Bibbia ha assunto per molti secoli, in sostituzione di un vuoto di conoscenza che l’uomo non aveva ancora colmato. La religione ha fornito risposte a delle domande a cui non sapevamo rispondere, e la nostra ignoranza è durata per così tanto tempo che abbiamo considerato tali risposte come degli assiomi. È naturale quindi che, dal momento in cui degli individui hanno portato teorie contrastanti con le convinzioni che si sono cementificate per centinaia di anni, sia servito molto tempo per digerirle, con tutti gli errori imperdonabili attraverso cui il clero ed il popolo post- rinascimentale si sono macchiati di sangue.

Ancora oggi non sappiamo rispondere a milioni di quesiti che il mondo ci pone; quindi, come reagiremmo se degli uomini ci dicessero da un giorno all’altro che ciò di cui siamo fermamente convinti in realtà non è vero?

Reputeremo subito credibili le loro affermazioni e le loro teorie?

Ad oggi il nostro sistema etico e legislativo si è evoluto rispetto a 400 anni fa, ma siamo sicuri che se fossimo nella seconda metà del 1500 non avremmo anche noi condannato a morte un eretico?

 

Dobbiamo capire che il nostro modo di pensare, così come quello dell’anziano parroco della nostra parrocchia, dipendono in piccola parte da noi e in gran parte dal contesto in cui siamo nati e vissuti, e dalle conoscenze che possiamo apprendere. Se abbiamo una mentalità più aperta rispetto ai nostri predecessori, non è merito nostro, ma di chi ci ha permesso di avere una visuale più ampia.

Perché anche noi quando avremo 70 anni saremo mentalmente chiusi rispetto ad un ventenne.

Perché se fossimo nati 422 anni fa, anche noi avremmo destinato al rogo Giordano Bruno.

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