cattelan-vs-druet

Cattelan vs Druet: Chi Fa L’Opera?

Illustrazione: Maria Brancatisano

Era il 1968 quando Lawrence Weiner pubblicava per la prima volta i suoi statements sull’Arte del tempo, in quello che può essere considerato un manifesto dell’ Arte concettuale. Soffermiamoci su alcune fondamentali affermazioni.

1 The artist may construct the work

2 The work may be fabricated 

3 The work need not to be build

Each being equal and consistent with the intent of the artist the decision as to condition rests with the receiver […]

1 An art may be constructed 

2 An art may be fabricated

3 An art need not to be build 

[…] the owner [receiver] of the work contributes to what the material status of the work will be to the very same extent as its producer.

Weiner stava affermando alcuni delle caratteristiche fondamentali della produzione concettuale degli artisti, completamente ribaltando la gerarchia tradizionale della produzione artistica, lasciando allo spettatore (receiver) lo stesso potere decisionale dell’artista e dandogli perfino un ruolo di proprietà nei confronti dell’opera. Ma ancora più rivoluzionaria era l’affermazione che l’opera esista indipendentemente dalla sua realizzazione fisica, esistendo già nell’idea dell’artista. 

Per capire meglio queste idee è sufficiente pensare alla sua opera, ideata negli anni in cui venivano pubblicati i suoi statements, “A 36 X 36 REMOVAL TO THE LATHING OR SUPPORT WALL OF PLASTER OR WALLBOARD FROM A WALL”. L’opera, in questo caso, non è il risultato finale dell’azione descritta dal titolo, ma l’idea stessa del titolo, la potenzialità che quella azione possa avvenire, e l’opera esiste dal momento che ne esiste una sua descrizione, indipendentemente dalla sua messa in pratica o meno. 

È facile immaginare i processi che hanno portato da queste intuizioni allo status quo del ruolo degli artisti nell’arte contemporanea. Tuttavia, è importante sottolineare come, sebbene sia diventata vessillo di un certo elitarismo, l’arte concettuale affonda le sue radici in un tentativo di democratizzazione dell’arte. Alison Knowles, artista del gruppo Fluxus, all’inizio degli anni ‘60 verte la sua produzione artistica verso la sovrapposizione totale tra Arte e vita. Nella performance del 1962  Make A Salad” l’artista, seguendo una normale ricetta, realizza un’insalata per poi offrirla  al pubblico: l’arte diventa gesto quotidiano e, di contro, il gesto quotidiano diventa arte, rendendo chiunque, potenzialmente, artista. 

Sebbene nel corso del tempo la rivoluzione concettuale si sia sedimentata, e le sue caratteristiche diventate quasi prassi nella produzione artistica globale, un recente avvenimento potrebbe minare le fondamenta di tutto il mondo dell’Arte contemporanea: nel 2018 lo scultore Druet ha citato in giudizio la galleria Perrottin e l’istituzione parigina Monnaie de Paris per aver venduto all’asta per 17 milioni di dollari l’opera di Maurizio Cattelan “Him” senza citare il suo nome, in quanto scultore dell’opera, nella didascalia della stessa. La sentenza verrà emessa l’8 luglio e potrà cambiare radicalmente alcuni dogmi dell’arte contemporanea, perlomeno in Francia: ciò che sta venendo discusso sono i concetti stessi di “autore” e “autorialità”.

Chi fa l’opera, chi la idea o chi la realizza materialmente? L’esito del processo sarà il tentativo di una risposta a questa domanda. 

Per Druet e i suoi legali è lui a dover detenere i diritti d’autore delle opere, perlomeno in parte, avendo lui “infuso lo spirito nella materia”. Dall’altro lato dell’aula gli avvocati di Cattelan rispondono “Senza Cattelan la nona ora non esiste, senza Druet la nona ora esiste”, riferendosi alla realizzazione da parte di altri scultori, dopo la fine della collaborazione tra Cattelan e Druet, dell’opera raffigurante Papa Giovanni Paolo II schiacciato da un meteorite. 

Mark B. Schlemmer from New York, NY, USA,
Creative Commons Attribution 2.0

In un momento in cui perfino nel cinema viene messo in discussione il primato dell’autorialità del regista, la risposta potrebbe mutare proprio da questo mondo: la proposta è che le opere dovrebbero essere dotate di un elenco che elenchi chi ha contribuito a farle – e non solo chi ha avuto l’idea – come nei titoli di coda di un film, facendo uscire dall’ombra tutte quelle figure collaterali che hanno sempre collaborato con gli artisti, in una rivalutazione del lavoro manuale rispetto a quello mentale.  

Indipendentemente da come si concluderà il processo, sarà nato un precedente, e il dibattito sull’autorialità nell’arte – specialmente quella concettuale –  sarà più centrale che mai. 

Condividi questo articolo!

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *