Illustrazione: Benedetta Giammarco

Il corpo come medium 

Abbiamo già evidenziato più volte, nel corso di questa rubrica, l’importanza dei concetti di appropriazione e riappropriazione del proprio corpo da parte delle donne nella teoria femminista.
Proprio per questo, dovrebbe apparire quasi scontata l’importanza che ebbero le forme espressive artistiche che ricadono sotto la definizione di Body Art all’interno della produzione artistica legata ai temi del femminismo radicale

Ma cosa si intende esattamente per Body Art?

In senso lato, può essere intesa per indicare tutte quelle forme artistiche che utilizzano il corpo come supporto e mezzo espressivo, dunque riferendosi anche a pratiche come i tatuaggi, scarificazione e in generale forme di modificazione corporea

Ma ai fini di questo articolo ci riferiremo ad una definizione particolare di body art, ossia quella legata alla performance artistica.

Radici

Secondo la critica, lo sviluppo dell’ arte del corpo affonda le proprie radici in tre modelli di performance propri della fine degli anni ‘50, elaborandoli e giungendo a tre risultati distinti.

In primo luogo, c’è la concezione di performance come “azione” tipica del gruppo FluxusGruppo artistico legato alla performance, fondato da George Maciunas, in cui prese parte anche Marcel Duchamp e dalle “azioni” dell’espressionismo astratto americano e i suoi happenings

Il secondo modello fu quello che concepiva la performance come dei tasks, dei compiti, ossia movimenti provenienti dalla quotidianità e dalla normalità, come camminare o correre, privati di qualsiasi senso metaforico che si contrapponevano ai gesti spettacolari ed eroici delle “azioni” del primo modello descritto. 

Proprio per questo, questo secondo modello fu utilizzato come opposizione femminista alla performance d’azione da artiste e ballerine come Yvonne Rainer e Trisha Brown.

Infine, la concezione di performance come rituale, propria di artisti come Joseph Beuys, Hermann Nitsch o Otto Muehl – appartenenti alla corrente dell’azionismo viennese – che, a differenza dei tasks che puntavano a demistificare l’arte cercava di reintrodurla in una dimensione mitica, introducendo la figura dell’artista sciamano

Azione attiva

Tra le prime artiste ad interpretare il primo modello di performance d’azione in una Body Art in chiave di appropriazione femminista fu Carolee Schneemann

Nelle sue performance, azioni normalmente appartenenti alla sfera privata venivano documentate fotograficamente usando il suo corpo nudo come un’estensione della propria espressività artistica. 

Dalle prime sperimentazioni, come Eye Body. 36 Transformative Actions del 1963, passò ad azioni eclatanti come quella eseguita in Interior Scroll del 1975 nella quale, per contestare il ruolo subalterno riservato alle donne nella storia dell’arte, si fece fotografare mentre, nuda su una tavola con il corpo dipinto con il fango e assumendo posizione scomode e poco pratiche, legge una biografia del pittore impressionista Manet declinandola al femminile, per poi concludere estraendo dai propri genitali un lungo e sottile rotolo – da cui il titolo della performance – su cui aveva trascritto le critiche che durante la sua carriera aveva ricevuto da uomini che ne stigmatizzavano la femminilità e sessualità.

In poche parole, Schneemann stava assumendo un ruolo attivo nella sua pratica performativa per criticare e superare il ruolo passivo delle donne

Azione passiva

Al contrario, l’artista e musicista giapponese Yoko Ono sottolineava ulteriormente il ruolo  passivo nella società a cui le donne erano state sottoposte dal sistema patriarcale, assumendo un ruolo altrettanto passivo e sottomesso nelle proprie performance.

Durante la famosa Cut Piece, eseguita prima a Tokyo e poi a New york nel 1965, l’artista rimaneva immobile, inginocchiata davanti al pubblico che era invitato a tagliarle via i vestiti con delle forbici, pezzo dopo pezzo, in una maniera che ricordava le proteste contro la guerra dell’epoca in cui la vulnerabilità diveniva resistenza, mettendo il pubblico di fronte al proprio desiderio di violenza e potere.

Furono queste associazioni tra ruoli attivi e passivi con ciò che era mascolino e ciò che era femminile a rendere la body art un terreno estremamente fertile per la sperimentazione e la pratica artistica femminista. 

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