Illustrazione: Giorgia Liuzzo

La cucina giapponese e cinese 

“Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene”
– Virginia Woolf

Il nutrimento della vita, il nettare che ci permette di continuare ad essere e di non scomparire, il fondamenta della nostra esistenza: il cibo. Quel qualcosa che esiste da sempre e che continua ad evolversi, mutare e diventare diverso, sofisticato, internazionale. Non esiste più un solo modo di mangiare e assaporare i piatti ma molti, differenti ma comunque giusti e completi. 

In questo caso voglio addentrarmi nella cucina giapponese e cinese, generalmente mangiata in Italia nei ristoranti che offrono la formula “all you can eat”, letteralmente, dall’inglese, tutto quello che puoi mangiare. Nel mondo orientale il cibo è sicuramente diverso da quello occidentale ed è composto da molti alimenti non particolarmente celebri, soprattutto in Italia, come il pesce palla, velenoso se non trattato e tagliato in maniera ottimale. 

La formula “all you can eat”, generalmente usata nei ristoranti orientali situati in occidente, offre ad un prezzo fisso, che varia tra pranzo e cena, tutte le pietanze presenti nel menù, quante volte desideri. Unico sgarro non consentito da nessun locale è lo spreco di cibo, tutto quello che non verrà mangiato sarà conteggiato e fatto pagare alla cassa come supplemento extra. Si tratta di un modo di vendere particolare ed innovativo, capace di appassionare quasi tutte le generazioni. 

Questo modo di gestire i ristoranti orientali rimane un tipico pacchetto occidentale, poiché, con un prezzo onesto, alla fine, si riesce a mangiare oltre ogni limite, anzi, letteralmente senza limiti di tempo e di spazio. In questo modo però, si tende a scordare il vero gusto e la vera percezione del cibo, che viene inglobato dalle diverse portate. 

Per questo motivo risulta discrepante la cucina dei vari ristoranti in cui si consuma del cibo orientale. In quelle più grandi, nel quale viene servita la formula all you can eat, nonostante il tutto sia di ottima qualità, risulta dispersiva e non coerente con la cultura orientale. Esistono quindi molti ristoranti che offrono una varietà di piatti tipici alla carta, con prezzi maggiori ma gusti senza paragoni di bontà.

Entrando nello specifico del cibo giapponese, vorrei illustrare alcune pietanze che, da sempre, hanno conquistato il mio cuore. Tempura: esportata in Giappone dai missionari gesuiti portoghesi sbarcati a Nagasaki, viene creata immergendo frutti di mare o verdure in una pastella leggera, prima di friggerla alla perfezione. Si tratta inoltre di un ottimo sapore da abbinare a riso, noodles o a della carne. Ramen: una zuppa di noodle, diventato uno dei piatti più popolari ed economici in Giappone. Lì viene mangiato come fast food perché risulta facilissimo da preparare, anche se ogni posto in cui viene venduto ha una ricetta personale e segreta. Okonomiyaki: un prodotto considerato più di nicchia ma da assaggiare se si vuole scoprire un gusto nuovo. La traduzione letterale di questa parola è “tutto ciò che vuoi alla griglia”, poiché si tratta di una frittata composta da ciò che si preferisce. Shabu shabu: una zuppa nel quale è possibile assaporare vari condimenti, come carne, verdura, funghi e tofu. Vanno mangiati ancora caldi e poi è possibile bere il brodo ormai insaporito dai vari prodotti. E infine, il già citato fugu: il celebre pesce palla considerato mortale se non cucinato e trattato, nella sua preparazione, nei migliore dei modi. Risulta letale per la presenza della tetrodotossina, un veleno tossico per l’essere umano. L’estrema difficoltà nel cucinarlo lo ha reso uno dei piatti più celebri in Giappone, e per ciò la città di Osaka gli ha dedicato anche un museo.

Diversa dalla precedente ma con gusti simili, è la cucina cinese. Vorrei, anche per questa, citare alcuni dei piatti tipici e più conosciuti nel mondo. Involtini primavera: sfoglia sottile e croccante, ripiena di un mix di verdure inconfondibile, servita generalmente con salsa agrodolce, nonostante molti preferiscano intingerla nella classica salsa di soia. Riso alla cantonese: uno dei piatti più richiesti della cucina cinese, anche se molto semplice e leggero. Si tratta di un riso bianco servito con piselli, tocchetti di prosciutto e uovo. Nuvole di drago: chiamate anche nuvole di granchio, sono leggere cialde croccanti servite, di solito, come accompagnamento ai piatti principali. In molti ristoranti però, vengono portate come antipasto per accogliere i clienti. 

Come succede in diversi film, nel quale vengono citati ed elogiati numerosi piatti tipici della nazione nel quale vengono girati, anche in questo caso possiamo notare il fenomeno. In molti anime, pellicole classiche o di animazione vengono menzionati prodotti tipici giapponesi e cinesi. Si pensi ai celebri Naruto, Dragon Ball o One piece, nel quale i rispettivi protagonisti, Naruto, Goku e Rufy, divorano un quantitativo enorme di cibo orientale senza distinzione. O anche nel film dello Studio Ghibli “La città incantata”, dove si vede Chihiro mangiare degli onigiri in compagnia del suo amico Haku. Sicuramente si tratta di due cucine diverse e lontane dalla nostra, con piatti che variano in sapore e consistenze. Questo le rende particolari ed acclamate in diverse parti del mondo, aumentando il prestigio e la curiosità di ogni persona.

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