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Alex Baroni

Illustrazione: Giacomo Sbaraglia

Il ragazzo che ce la fece…cambiando.

“Se vogliamo che tutto rimanga come è…”

La storia sappiamo tutti che è una enorme ruota dentata che travolge e schiaccia tutti. Non guarda in faccia a nessuno e sbriciola ossa, corone e picconi senza distinzioni… è molto inclusiva da questo punto di vista! C’è chi a questo meccanismo reagisce sdraiandosi comodamente nella sua traiettoria, aspettando che arrivi a compiere il suo dovere, e chi si scansa, cerca di eluderla fallendo come tutti, alla fine. Ma almeno ci avrà provato.

Questa situazione fa sembrare la vita di ognuno come un niente, un granello di polvere simile a tutti gli altri, un “atomo di male”. Vallo a dire, però, a chi colleziona granelli di polvere e apprezza il nulla, sa coglierne le unicità e i tratti speciali che altri non saprebbero apprezzare. Da qui capiamo quindi che non è corretto svalutare la vita come un nulla, alla fin fine è una banalità che tutti conosciamo; dobbiamo osservare, invece, quel che si trova intorno a noi per poter cambiare, adattarci ad una ruota del tempo che è veloce, che aumenta velocità sempre di più e si sta avvicinando.

In quel di Sanremo.

Tra pochi mesi inizierà la 73esima edizione del Festival di Sanremo, il tempio della musica leggera italiana, la celebrazione per eccellenza della canzone che negli anni ha ospitato artisti da differenti generi ed estrazioni. Sappiamo però che è da sempre un’istituzione imperfetta, che non sa andare molto oltre sé stessa e la macchina da soldi che rappresenta, essendo pure una parte di un ambiente musicale italiano sviluppato a macchia di leopardo, a causa di mentalità provinciali ed istituzioni stagnanti.

Sono in pochi quelli che hanno il coraggio di andare contro questo status quo rigidamente dominato da interessi politico-economici, o, ancora più difficile, di riformarlo dall’interno anche dal punto di vista del linguaggio e soprattutto dell’interpretazione. Tuttavia, quelle poche volte che accadono dei veri cambiamenti, questi sono importanti, grazie alla prestigiosità di quel palco e all’unicità delle voci che lo calcano; basti pensare a Luigi Tenco, Mia Martini, Elio e le Storie Tese ed altri maestri, che hanno ridefinito la musica italiana e si sono contraddistinti per il loro pensiero e il loro talento.

Una voce fuori dal coro importantissima fu quella di un giovane cantante milanese, che nel 1997 partecipò come cantante a Sanremo; facendolo uscì letteralmente dal coro, essendo stato un corista sia fuori che dentro il festival della città ligure, fino ad allora. 

Ma ripercorriamo con ordine la sua storia.

Posso farcela.

Alessandro Guido Baroni era nato a Milano nel 1966, da un padre fisico ed una madre matematica, e aveva sempre avuto il pallino e la passione per la scienza, i motori e la musica. Infatti in seguito si sarebbe laureato in Chimica a Milano, e avrebbe lavorato come docente. 

A 17 anni ebbe però un incidente motociclistico che lo costrinse a letto per un anno (rischiò, tra l’altro, la paralisi), ma trovò nella musica una nuova possibilità, nonché una terapia aggiuntiva a quella ospedaliera: dopo il tempo di convalescenza chiese infatti a Luca Jurman, avendolo sentito suonare e cantare in un pub (prima che diventasse un conosciuto vocal coach del programma Amici), di dargli lezioni di canto. 

Jurman però notò dei problemi nella vocalità di Alessandro, ed era pure alle prime armi con l’insegnamento, non sarebbe stata una passeggiata. Il ragazzo insistette, insistette, e alla fine per quasi dieci anni ci avrebbe studiato e lavorato assieme, avendo deciso fermamente di prendere lezioni da lui. 

Fu un punto di svolta nella vita di entrambi, e Alessandro in pochi anni, tra la fine degli ‘80 e l’inizio dei ‘90, non solo risolse i suoi problemi vocali, ma si fece notare, cantando per i locali Milano con un gruppo di suoi amici, da altri colleghi: Ivana Spagna, Francesco Baccini, Rossana Casale, e soprattutto Eros Ramazzotti. Fu quest’ultimo a seguirlo ed influenzarlo nei primi anni ‘90, quando Baroni formò il duo “Metrica” con Andrea Zuppini, e assieme a Zuppini pubblicò un album prodotto dallo stesso Ramazzotti.

Nella sua formazione furono di primo piano le influenze dal soul, blues e funk sia nostrani che internazionali, ma non solo. Alex stesso non fece segreto della sua ammirazione per i Beatles, la musica d’autore, soprattutto napoletana di Pino Daniele, e certe influenze elettroniche prettamente anni ‘90. Questi spunti lo accompagnarono per tutto il suo percorso musicale, breve quanto intenso e peculiare.

Aveva iniziato nel frattempo a farsi chiamare con un nome d’arte tanto semplice quanto indelebile: Alex Baroni.

Cambiare.

L’ascesa di Alex continuò quando riuscì ad entrare nell’orchestra della Rai come corista, e nel 1996 lo troviamo come tale al Sanremo di quell’anno. Presto però decise di uscire allo scoperto, forte della sua esperienza e della volontà di affermarsi, di far valere la sua voce. Si trovò degli alleati con cui lavorare, i due produttori e co-compositori di tutti i suoi brani Marco Rinalduzzi e Massimo Calabrese, e si preparò a partecipare prima all’edizione 1996 della nuova sezione di Sanremo dedicata ai Giovani. Vinse, ed ottenne l’accesso al Sanremo vero e proprio nel 1997.

“Cambiare” era il titolo del brano che Baroni cantò sul palco dell’Ariston, con la presenza scenica viscerale (tipica del soul di Stevie Wonder), ma anche l’eleganza e la cura insiti in esso (propria di rinomati cantautori come i Beatles o Pino Daniele). Una cascata di emozioni riversate su quello stesso palco che aveva tremato giusto un anno prima, con il caso “La terra dei cachi” di Elio e le Storie Tese, e che avrebbe visto solo due anni più tardi il caso “Rospo” dei Quintorigo. Ma quel che era, ed è, eccezionale, è la naturalezza, la spontaneità con la quale parlava di amore in un modo né stucchevole né scontato. Una lotta di indipendenza e cambiamento è la co-protagonista del brano, una liberazione nell’ambito relazionale e vitale.

Non vinse, ma fu premiato con il premio “Volare” per la miglior canzone e un altro premio come miglior voce del festival. Ad attestarlo come miglior voce fu la giuria di qualità presieduta da Luciano Pavarotti, che comprendeva Bill Conti, Armando Trovajoli, Nicola Piovani e Gino Paoli, nonché un intervento di Lucio Dalla in differita nel dopofestival.

Dalla e Pavarotti in particolare lo elogiarono e apprezzarono la sua interpretazione. Il tenore disse che Baroni aveva cantato “con il fegato, con tutto quel che hai dentro”, e che quando cantava “tu vai con lui, è la vita, la giovinezza, la speranza. […] Lui ha portato fuori questo fiume infinito”. E Dalla: “la cosa che mi ha colpito è l’intensità. Credo che a quel livello ci siano pochi cantanti al mondo che cantano così”. 

Alex ce l’aveva fatta, cambiando.

C’è di più.

Dopo il successo sanremese non vi furono freni all’attività di Alex: oltre alla sua attività concertistica e compositiva cantò nel film “Hercules” con il brano “Posso farcela” (versione italiana di “Go the distance”), lavorò con numerosi colleghi, partecipò ancora a Sanremo e strinse una profondissima relazione con la cantante Giorgia. Non mancarono altri album, ma non tutti ebbero il riconoscimento meritato.

Nel 1999 Baroni pubblicò da solista un altro album, “Ultimamente”, senza la partecipazione a Sanremo e senza singoli veri e propri. Quell’esperimento, più lontano dai toni ramazzottiani e sanremesi, fu coraggioso dal punto di vista sonoro-tematico: il viaggio, la velocità, la dinamicità e lo spazio sono i leitmotiv del disco, dominato da atmosfere rarefatte, suoni elettronici e minimali e voci filtrate introdotte grazie ai suoi produttori, Rinalduzzi e Calabrese. L’album non fu apprezzato come i precedenti, e Baroni ne soffrì, non facendosi però scoraggiare per rimettersi subito al lavoro di nuovi album e brani. Ultimamente, però, sarebbe stato il suo ultimo album pubblicato in vita.

“…bisogna che tutto cambi.”

Alessandro si spense in seguito ad un tragico incidente stradale avvenuto a Roma il 19 marzo 2002; rimase in coma per quasi un mese, fino al 13 aprile, quando il suo cuore, fonte e oggetto delle sue riflessioni musicali, si fermò. La ruota del tempo era arrivata, e aveva impattato tragicamente la sua vita, al pieno delle forze e dell’attività. Non l’avevano fermato gli insuccessi e le difficoltà, aveva provato a cambiare, ed era riuscito a farlo non solo nella musica e in un’istituzione incancrenita come Sanremo, ma nella vita di numerose persone. Ci vorrà tanto tempo perché il suo ricordo vada cancellato, perché la spontaneità, la dedizione e il talento, se coniugati come aveva fatto Alex, premiano e non si dimenticano.

“Quello che succede dipende da quanto tu sia consapevole e sicuro di quello che hai fatto. [..] In tre minuti si gioca qualche cosa, vieni giudicato, magari eliminato o promosso in base a questo. Però non è detto che poi il tuo brano o il tuo modo di cantare non possa […] a lungo termine pagare di più di quanto non abbia pagato dopo una semplice esibizione immediata.”

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2 commenti

  1. Salve! Grazie mille per l’apprezzamento e la condivisione…secondo lei quel che ho scritto può restituire una realistica figura di Alex?

  2. Grazie di cuore per questo articolo lo condivido sulla mia pagina “il Muretto di Alex Baroni” presente su Facebook e instagram, dove ogni giorno il nostro Alex vive !

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